ITALIA 2013/ Le tasse aumentano e il Pil diminuisce: l’Economist boccia la premiata ditta Monti

La rivista specializzata inglese “The Economist” fa ipotesi sulla decrescita del prodotto interno lordo su quattordici paesi che rappresentano il mappamondo finanziario. La medaglia d’oro dell’impoverimento spetta proprio all’Italia che va peggio della Spagna (e di tutti gli altri paesi presi in considerazione). Bocciata tutta l’eurozona: in Italia però, ai problemi dell’euro, si somma anche l’eccessiva tassazione del Governo Monti.

 

di Viviana Pizzi

Mancano ormai diciassette giorni al 31 dicembre 2012 ma la fine di quest’anno, economicamente parlando, si prevede ormai “col botto”.

L’ultima cattiva notizia arriva dal sondaggio mensile della rivista specializzata inglese “The Economist”. E riguarda l’Italia che negli ultimi dodici mesi è stata governata dai tecnici guidati dall’economista Mario Monti.

La mannaia che sta per cadere sul Belpaese è questa: su quattordici Paesi che rappresentano il mappamondo finanziario l’Italia è il fanalino di coda in quanto a previsioni di crescita del prodotto interno lordo.


TRA I PAESI CHE DOVREBBERO STAR MEGLIO ANCHE LA SPAGNA

monti_bocciato_economistLe previsioni del giornale economico per l’Italia vanno da un + 0,6% del 2011 a un – 2,2% dell’anno che si sta chiudendo. Medaglia d’argento ma in negativo alla Spagna che parte anch’essa da + 0,6% ma scende soltanto a – 1,4% nel 2011. Al terzo posto finisce a sorpresa l’Olanda il cui dato dell’anno scorso andava al +1,4% per scendere a – 0,8%.

Bocciata completamente la zona euro perché anche per Belgio, Francia, Gran Bretagna, Danimarca, Svizzera e Svezia il confronto tra i due anni è negativo. La tanto bersagliata Grecia non viene presa neppure in considerazione nella speciale classifica.

Saldo positivo invece solo per l’Australia che passa da + 1,8% a + 3,4 % seguita dagli Stati Uniti che passano da + 1,9% al + 2,2% e il Giappone che sale da un tasso negativo di – 0,4% a un + 1,7%.  Al terzo posto della speciale classifica c’è il Canada ma il paese dell’America Settentrionale perde nel confronto con l’anno precedente. Passa infatti da + 2,3% a + 2,1%.

Insomma un quadretto per nulla edificante per l’Italia che all’oggettiva crisi dell’eurozona ci unisce anche il trend negativo che sta caratterizzando l’economia nazionale, tra questo anche l’allontanamento degli investitori stranieri.

 

CHE COSA DAVVERO DIMINUISCE IN ITALIA

Parlare di previsione di diminuzione del prodotto interno lordo per la maggior parte degli italiani significa teoria.

Per capire davvero come peggiorerà la vita all’interno del Belpaese bisogna andare a vedere cosa contribuisce al calcolo dell’indice che tanto fa paura agli economisti quando cala e soprattutto quando il debito pubblico è maggiore di esso.

In termini economici il prodotto interno lordo è il valore complessivo dei beni e dei servizi finali prodotti all’interno di un paese in un anno espressi in moneta.

Indica tutto ciò che viene prodotto in un paese ( in questo caso l’Italia) indipendentemente se chi lo ha prodotto sia un’impresa nazionale o straniera.  Tutto questo significa che se gli investimenti in Italia diminuiscono è in calo anche la ricchezza nazionale.

Il Pil è infatti visto proprio come l’indice principale della ricchezza di un Paese anche se non può indicare il reale benessere dei cittadini visto che non si indica come è distribuito il reddito tra le varie fasce sociali.

Nel prodotto interno lordo sono previste addirittura le attività “in nero” che vengono espletate in ogni Paese perché anch’esse producono ricchezza.

Di conseguenza con la diminuzione del prodotto interno lordo c’è anche un impoverimento crescente dell’Italia.

 

PIÙ TASSE MENO INVESTIMENTI

E’ un dato inattaccabile quello secondo cui più tasse agli imprenditori e più questi ultimi preferiscono non investire in Italia.

Le imprese falliscono anche perché il denaro in Italia circola meno grazie alla disoccupazione schizzata nell’ottobre 2012 all’11,1%.  La persona che non lavora non ha moneta contante per investire in prodotti  che restano per la maggior parte invenduti. Non venderli di conseguenza porta alla chiusura delle aziende che facendolo contribuiscono all’impoverimento del Paese.

Tutto questo avviene in un’Italia dove Imu e bollette dell’energia alle stelle schiacciano sotto il peso delle tasse anche chi un lavoro ce l’ha ancora. Ma queste persone hanno difficoltà a farlo crescere e contribuiscono quindi anche loro alla diminuzione del Pil.

Fenomeni che provocano effetti a catena ma che in termini meno economici significano una sola cosa: più le tasse aumentano più diminuisce il prodotto interno lordo e con esso la ricchezza. Per far ripartire l’economia e quindi anche la ricchezza molti governi europei hanno l’obiettivo di ridurre il carico fiscale. Tutti tranne l’Italia di Mario Monti che negli ultimi mesi ha aumentato le imposte ai cittadini.

 

LA PRESSIONE FISCALE DEL GOVERNO MONTI

I dati sono stati forniti da Adusbef e Federconsumatori. Durante i tredici mesi di Governo Monti il carico fiscale sulle famiglie italiane è aumentato di 1.133 euro annui. Tutto questo significa che uno dei dodici stipendi di un lavoratore medio finisce direttamente nelle casse dello Stato Italiano impoverendone però l’economia.

Solo il pagamento dell’Imu contribuisce all’aggravio con 405 euro l’anno. A questo si uniscono l’addizionale regionale e comunale che si attestano sui 245 euro. La tassazione in Italia già con Berlusconi era arrivata a quota 47,6% con Monti invece aumenta al 55%. Quasi otto punti percentuali che portano le famiglie e non poter spendere e a contribuire all’impoverimento dell’economia italiana. Un dato a cui si arriva contando anche sul Pil sommerso che ammonta a 170 miliardi di euro.

 

LE CONSEGUENZE FINALI

Se le tasse aumentano e il prodotto interno lordo diminuisce si può arrivare a pensare che non sono soltanto i problemi dell’eurozona a pesare sul calo di quello italiano che scende più degli altri Paesi.

Ad essi si aggiungono anche le numerose tasse che ha applicato il Governo Monti. La diminuzione del Pil italiano quindi è anch’essa imputabile alla “politica delle tasse” dei tecnici, chiamati a governare proprio per risanare la situazione economica italiana.

Pil più alto quindi, altro insuccesso dell’esecutivo che sta per terminare la sua corsa. I numeri parlano da soli e anche l’Europa, quella delle riviste specializzate, lo ha capito.

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