IORIO – BERLUSCONI/ Culto della persona, affarismo, clientelismo. Due sistemi di potere speculari. Due uomini, oggi, politicamente morti

di Carmine Gazzanni

Due sistemi che cadono, pian piano. Sebbene estremamente diversi, infatti, il sistema messo in piedi da Silvio Berlusconi è molto simile a quello messo in piedi in Molise da Michele Iorio. Con una notevole differenza: il primo è stato condannato, il secondo, come ci ha detto Di Pietro, “si è difeso non nel processo, ma dal processo”.

Silvio_Berlusconi_e_Michele_Iorio_politicamente_mortiDue sultani, due uomini che hanno segnato per anni la storia politica, italiana l’uno, molisana l’altro. Due Presidenti che hanno impiantato un sistema personalistico che, come ci ha detto a giusta ragione il filosofo Alfonso Maurizio Iacono, è emblema di “un mutamento culturale dove quello che conta sono le persone e non più i progetti e i programmi, dove il sistema della corruzione e quindi dell’ingiustizia dilaga dappertutto, per non dire altro. È una forma di degenerazione della politica chiaramente, giocata poi su un fattore rassicurante: la conoscenza della persona, c’è il lato affettivo. Quindi con un’ambiguità ancora più potente da questo punto di vista. Il berlusconismo è questo, tra le altre cose”. E, potremmo aggiungere noi, anche lo iorismo è questo: un sistema clientelare per il quale quello che conta è “conoscere Tizio o Caio”.

Nessuna differenza, dunque. Due prodotti della stessa temperie, culturale prima ancora che politica. Entrambi si sono circondati di “bravi” pronti a prendere le parti anche nei casi più inverosimili; entrambi hanno ricorso a canali mediatici che si sono piegati ad essere meri megafoni del potere rinunciando al ruolo di watchdog che ad ogni bravo giornalista si addirebbe; entrambi hanno delegittimato magistratura, opposizione e chiunque ostacolasse il loro culto del potere.

Ma entrambi oggi sono, politicamente parlando, uomini finiti. Per strade diverse, certamente. Silvio Berlusconi senz’altro è riuscito a farla franca, “proteggendosi dal processo e non nel processo”, come giustamente osserva Antonio Di Pietro da noi intervistato. Ha raggiunto la prescrizione. Ma è pur vero che è lui stesso ad essere caduto in prescrizione, come commenta Giuliano Compagno, filosofo ed opinionista de “Il Futurista”. È vero: quando si parla del Cavaliere non si può avere mai la certezza che sia tramontato. Sarebbe assurdo credere che il leader del Pdl non sia ancora Silvio Berlusconi. Ma questi non sono altro che strascichi di un’epoca che ha toccato il baratro e dalla quale urge rialzarsi al più presto.

Per Michele Iorio la questione è speculare. Neanche una settimana fa, anche il Governatore del Molise ha affrontato una sentenza. Per lui, però, le cose sono andate in maniera diversa: condannato in primo grado ad un anno e sei mesi per abuso d’ufficio. E la condanna giudiziaria è anche una condanna politica. E non (tanto) per l’opposizione regionale che ha chiesto sì le dimissioni di Iorio, ma con voci sparute e flebili; quanto per la sua stessa maggioranza: i sodali di sempre, da Vitagliano alla De Camillis, lo hanno abbandonato, rigettato, rifiutato. È solo, Iorio, come è solo Berlusconi.

Due uomini che hanno impiantato tutto il loro sistema sul culto della persona, dell’immagine, del Sultano. Ed ora soli, persi. Prescritti.

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