INPS/ L’ente rischia di diventare un “potere a sé stante”: il caso delle pensioni agli invalidi civili.

Che cosa succede quando l’Inps cerca di sostituirsi al Parlamento? Che cosa potrebbe succedere se la discussa iniziativa previdenziale “contro” le pensioni agli invalidi civili – subito scongiurata grazie alle proteste delle associazioni di categoria – dovesse rientrare dalla finestra?

 

di Maurizio Bongioanni

L’Inps si sostituisce al Parlamento e revoca le pensioni agli invalidi civili. “La notizia sembra impossibile, ma è vera”. Con questo commento iniziava nel suo blog InVisibili – dedicato ai temi della disabilità – Franco Bomprezzi qualche giorno fa. In home page, il giornalista affetto da osteogenesi imperfetta, spiegava la nuova iniziativa politica dell’ente previdenziale: a partire dal 2013, se tra marito e moglie – di cui uno invalido al 100% – si supera un reddito lordo annuo di 16.127,30 euro si perde la pensione di invalidità, pari alla cifra mensile di 275,87 euro.  

Una novità “insidiosa e vessatoria pubblicata sul sito di documentazione legislativa Handylex nella circolare di fine anno che INPS dedica annualmente alle prestazioni pensionistiche per invalidi civili.

Un allarme, per fortuna, rientrato alla fine di un’intensa settimana contrassegnata dal coro di proteste levatosi da tutte le associazioni di categoria. Ma la soddisfazione che ne è seguita è rimasta contornata dalla perplessità. Infatti la minaccia uscita dalla porta, rischia ora di rientrare dalla finestra, raddoppiando le sue dimensioni.

Ma andiamo con ordine. La beffarda iniziativa dell’Inps si basava su una sentenza della Corte di Cassazione del 2011 (precisamente la n. 4677, sezione Lavoro del 25 febbraio 2011) tra l’altro di esito opposto ad altri pronunciamenti della stessa corte. Partendo da questa sentenza l’Inps avrebbe voluto, a partire dal 2013, calcolare l’invalidità non più su base personale ma sul reddito familiare, cioè avrebbe voluto computare ai fini pensionistici il reddito dell’invalido insieme a quello del suo nucleo familiare. Questo avrebbe significato, per decine di migliaia di casi, l’azzeramento degli assegni di invalidità.

pensioni_invalidi_civili_a_rischioLe associazioni si sono subito mobilitate contro questa incredibile proposta. Tra l’altro quello che gli enti contrari non riuscivano a spiegare era l’esistenza di un’effettiva disparità: per invalidi parziali, non udenti e non vedenti il limite reddituale avrebbe continuato a essere calcolato su base personale. L’entrata in vigore di una circolare simile, contando che il 94% dei disabili sono a carico delle relative famiglie, non avrebbe semplicemente azzerato l’accompagnamento ma avrebbe azzerato l’invalidità civile in generale.

Ma poi lo stop da parte di Elsa Fornero, rappresentante fino a prossimi cambiamenti del Ministero del Lavoro, da cui l’Inps dipende. Anzi, dipenderebbe. Infatti la prima impressione – negativa – rimasta tra le associazioni dopo il sospiro di sollievo, è che Inps costituisca un potere a sé che sfugge al formale controllo politico affidato al Ministero del Lavoro. “La Circolare Inps non ha fondamento giuridico” spiega in un comunicato Pietro Barbieri, Presidente della Fish (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). “Chi nel Governo ha autorizzato INPS a questa pesante restrizione? Se fosse stato il Ministero del Lavoro, la odierna indicazione di Elsa Fornero sarebbe inspiegabile”.

Ma ora il timore è che in un confronto tra Inps e Ministero, per superare le disparità di trattamento fra invalidi coniugati e non, si decida di ricorrere all’applicazione di un indicatore reddituale su base familiare per tutti gli invalidi, fatto ancora più devastante per l’impoverimento delle famiglie italiane.

“Una tentazione già più volta espressa in questi anni e più volte rigettata dal Parlamento” continua Barbieri. L’unica soluzione è un intervento deciso delle Camere che bonifichi l’altalenante prassi amministrativa di questi ultimi anni, sempre più incerta e sempre più vessatoria nei confronti dei Cittadini”. Ma pare che ora le Camere, con le elezioni in vista, abbiano tutt’altri interessi.

Probabilmente la manovra dell’INPS rientra nella lotta ai falsi invalidi, lotta voluta a braccetto con il Ministero dell’Economia. Che l’INPS ciclicamente faccia ricorso, in modo strumentale, al tormentone dei falsi invalidi è fatto consolidato ormai: il Presidente Mastropasqua aveva dichiarato che nel 2010 erano state revocate il 24% delle pensioni in seguito ai controlli dell’INPS. Dati poi smentiti dal Ministero del Lavoro, dalla Corte dei Conti e infine dalla stessa INPS: le revoche erano state solo il 10%.

Mastropasqua si era sbilanciato anche dettando ai media nazionali le seguenti parole: “Qui non stiamo parlando di falsi invalidi, cioè di persone che hanno truffato lo Stato. Ma di controlli sanitari sull’evoluzione di patologie che possono migliorare in seguito, riducendo così il grado di invalidità e le prestazioni connesse”. Migliorare l’invalidità: questa la strategia dell’Inps in atto già da alcuni anni.

E per evidenziare questi miglioramenti, l’Inps nel 2010 cambiò il metro di misura dell’invalidità, riducendo – senza alcun mandato di un Legislatore – l’indennità di accompagnamento. E forse è quello che sta cercando di fare ancora.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.