INFORTUNI SUL LAVORO/ Dati positivi, ma i rischi sono ancora troppi

Secondo le stime preliminari in materia di infortunistica lavorativa comunicate dall’INAIL, le 726mila denunce pervenute all’Istituto fanno registrare una flessione del 6,4%, maggiore rispetto all’anno precedente (-1,8%). Si mantiene sotto quota mille il numero di lavoratori che hanno perso la vita: le vittime sono 930 (40 in meno in confronto al 2010). In aumento del 9,6% le malattie professionali. Andiamo nel dettaglio.

di Alessandro CorroppoliTwitter.com/AlexCorroppoli

portocannone_assessore_e_sicurezza_sul_lavoroDurante lo scorso anno vi è stato un netto calo in numeri percentuali di infortuni sul luogo di lavoro. I dati più incoraggianti in tal senso arrivano dalle regioni del Sud che fanno registrare un – 8.1% rispetto al 2010. Tale risultato è ancor più positivo se lo si associa a una lieve ripresa occupazionale ­più 0.2%. La miglioria la si è avuta anche nel resto del paese con una sostanziale diminuzione quantificabile in un – 6% a cui vanno aggiunti anche percentuali tutto sommato positive in termini occupazionali. Al Nord abbiamo un più 0.2% mentre nelle regioni del Centro dobbiamo segnare un meno 0.1%.  

Stando a quando riporta la relazione dell’Inail i settori dove le tutele, le attenzioni e le misure in materie di sicurezza sono migliore e conseguentemente è diminuito l’infortunio sono state l’industria con un -9.9%, a cui però si deve associare un importante calo occupazionale 0.6%, e il settore agricolo che fa segnare un -6.3%. anche qui però questo dato è in controtendenza rispetto a quello occupazionale  1.9 la percentuale registrata. Altro settore che ha visto notevolmente diminuire i casi di infortunio è quello dei servizi con un -4.2% . Percentuale che assume ancor più valore quando andiamo a leggere il dato occupazionale che fa registrare un importante più 1%. Dove invece il dato degli infortuni è strettamente collegato a quello della diminuzione occupazionale è il settore edilizio. Qui registriamo un -11% di infortuni rispetto al 2010 ma anche -5.3% in termini di occupazione. L’equiparazione meno lavoro (lavoratori) meno infortuni in questo caso è un fatto inequivocabile.

Scendendo nella differenza di genere le stime percentuali riportate dall’Inail mettono in evidenza  che il calo di infortuni è stato pressoché regolare tra uomini e donne anche se quest’ultime si lasciano ancora desiderare. Infatti se gli uomini a fronte di un aumento dell’occupazione (0.4%) fanno registrare un – 6.8% di infortuni le donne, viceversa, si attestano a un – 5.5% . Dato importante che però coccia con quello occupazionale che si ferma a un più 1.1%.

Dopo queste stime positive bisogna segnalare come tanti infortuni siano stati anticipati o trasformati in morte sul lavoro. Qui il problema si fa davvero allarmante. Nello scorso anno (2011) le morti sul lavoro, specie per le donne, sono aumentate in maniera esponenziale: 15,4%, passando dai 78 del 2010 ai 90 del 2011.

Volendo analizzare il dato suddividendo il Paese in macro regioni sottolineiamo come al Sud i casi mortali sono diminuiti del 10.2%  al Centro del 2.5% e al Nord va  con un 1.1%.

Spulciando tra i vari settori lavorativi notiamo, sempre secondo l’Inail, che una forte diminuzione delle morti la si è avuta nel campo dei Servizi, -8.8%. A seguire l’industria con un -2.2%. Viceversa vi è un sostanziale aumento dei decessi  nel settore agricolo con 2.7%.

Dati positivi, importanti che però non devono far cantare vittoria e abbassare la guardia specie ora che il Paese intero vive una situazione di crisi economica diffusa e il lavoro nero potrebbe tornare ad essere la prima occupazione non precaria per gli italiani.

A pensarla così è il Presidente dell’ANMIL (Associazione nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro) Franco Bettoni: “Se il dato sotto quota 1000 per il conteggio dei lavoratori che muoiono a causa di un infortunio può sembrare confortante, resta indispensabile andare al di là del numero e analizzarli con attenzione: le percentuali su numeri così bassi fanno più scena che effetto e in tempi di crisi non si può restare indifferenti a numeri che mettono alle strette l’impegno che vede invece il settore industriale in grave difetto. 

Parole sacrosante specie se  prendiamo in considerazione che in molti casi le più elementari norme di sicurezza in materia di lavoro vengono del tutto ignorante.

Uno dei casi più eclatanti ce lo ha segnalato un lettore di Portocannone, piccolo comune della provincia di Campobasso.

Il fatto si è compiuto in occasione dei lavori di potatura, si è andati in barba a tutte le disposizioni del Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro. Far utilizzare agli operai una motosega quando lo stesso è in bilico sulla benna di una escavatrice non crediamo rientri nella norma anzi si configura una decisa violazione, tenuto conto anche che gli operai non dispongono nemmeno degli indumenti protettivi (casco, occhiali di protezione, mascherina per le polveri etc. etc.) come evidenziato chiaramente dalle prove fotografiche pubblicate in apertura di articolo. Il tutto, sottolineiamo, è avvenuto sotto la super visione di un assessore comunale, Mario Di Nunno.

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