Informazione: Gelli, la menzogna dell’Occidente, l’agonia della stampa e l’inutilità delle caste

di Emiliano Morrone

La politica si fa con i soldi. I ricchi vincono, per adesso. Le lobby controllano l’informazione, la cultura e le istituzioni. Era uno dei capisaldi del piano di Licio Gelli, chiamato di «Rinascita democratica», molto citato e frainteso in rete. Tante volte le idee di Gelli non sono analizzate in un quadro storico e di sistema, anche dalla stampa e dagli opinionisti più sganciati dal capitalismo italiano. Insieme al «Piano», scritti e azioni del fondatore della P2 meritano una seria indagine, qui solo rinviata. Spesso, infatti, l’«intelligenza collettiva» è suggestionata, su Internet, dal fatto che diverse prescrizioni di Gelli sono diventate realtà. Per tutte, vale ricordare l’abolizione delle Province. Tuttavia, di solito si trascura che Gelli aveva un progetto articolato e concreto per sostituire l’ordinamento democratico dei padri costituenti; tra cui, oltre ad Alcide De Gasperi, c’era l’attuale senatore a vita Giulio Andreotti.

licio_gelli_editoriaSiamo all’opposto di quell’orizzonte, ma è bene osservare, sia pure solo per inciso, che la rabbia diffusa e l’alternativa politica extraparlamentare non danno, al momento, una prospettiva per affrontare i problemi del presente e costruire un futuro migliore. In sintesi, occorre una visione d’insieme. Per ora, delle reazioni al cosiddetto «sistema» esistono a livello locale, isolato. E non c’è verso, purtroppo, di aggregare le forze del dissenso. Anzitutto per la mancanza di un progetto globale riconoscibile, che, per quanto lontano dalla nostra coscienza politica e dei diritti, Gelli aveva e perseguiva con determinazione.

Strumentalmente, l’informazione occidentale ha incluso nella «Primavera Araba» la lotta al regime di Gheddafi. Non intendiamo santificare nessuno, ma, nel caso specifico, il colonialismo americano ed europeo, padrone dei media, ha raccontato un’altra storia.

Per l’Iraq, la versione ufficiale fu che Saddam aveva le armi di distruzione di massa. Falso. Circa la Libia, invece, la voce dominante è che la liberazione è stata sostenuta con i bombardamenti intelligenti: tipo radioterapia, mirati al bersaglio. Altrettanto falso e in primo luogo assurdo.

Il discorso sarebbe lungo: dalle conquiste spagnole in America all’imperialismo contrastato dalla Tricontinental o dalla Teologia della Liberazione. Lo svilupperemo più in là, insieme al filosofo cubano Raul Fornet-Betancourt.

In questa sede, ci basta sottolineare l’importanza di un’informazione vera e indipendente. Per questo, oggi usciamo con uno speciale sull’editoria, a tratti guardando fuori dell’Italia. Negli articoli dell’approfondimento settimanale, c’è un focus sui contributi statali e sui loro paradossi. Carmine Gazzanni ha realizzato un’inchiesta su destinatari, cifre e pericoli: nel silenzio del momento politico attuale, è in gioco il pluralismo dell’informazione. Ancora, Andrea Succi ha aperto un capitolo sulle liberalizzazioni in corso, relativo all’Ordine dei giornalisti, ordine a nostro avviso fuori del tempo. Per ultimo, proponiamo un video sul «Beauty contest», cioè la procedura con cui si vorrebbero assegnare le frequenze televisive, sospesa ancora per poco. I parlamentari intervistati da David Sansonetti mostrano di non conoscere affatto l’argomento o, nella migliore delle ipotesi, di vivere in un’altra dimensione. C’è da ridere, ma subito dopo ci indigniamo.

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