INDIGNATI/ Tensione e scontri a Roma. Scene di una guerriglia urbana

di Carmine Gazzanni

Cassonetti bruciati, auto incendiate, strade divelte. Ieri abbiamo assistito a scene decisamente simili a quelle che già si sono verificate il 14 dicembre scorso, all’indomani dell’ormai famoso voto di fiducia. Stesso copione, stessi protagonisti: i cosiddetti black bloc. La questione, però, sembrerebbe più intricata di come molti sono portati a semplificarla. Le domande, alcune insolute, sono infatti diverse: cosa è successo veramente ieri? È stata una degenerazione imprevedibile o c’era l’intenzione dichiarata che si sarebbe arrivati a tali scontri? E, soprattutto, chi sono i black bloc?

Basta leggere i giornali per capire quanto intricata sia la vicenda: da una parte c’è chi parla di “infiltratidisordini-roma-11-largeche non c’entrano assolutamente nulla col movimento, altri parlano di “criminali” interni alla manifestazione, presenti con il dichiarato e stabilito proposito di far violenza. Dov’è la verità? Probabilmente entrambe le tesi, nella loro evidente diversità, sono semplicistiche. E, come sappiamo, quando si fa di tutta l’erba un fascio spesso si cade in errore.

Partiamo dalla prima tesi. Ieri come oggi molte foto ritraggono loschi figuri che compaiono affianco dei volenti. Infiltrati? Non possiamo dirlo, ma la questione rimane decisamente aperta. E non sono solo foto a far emergere dubbi. In diversi cortei, a partire da quello del G8 di Genova, molti hanno parlato di quella che è passata alla storia come “dottrina Cossiga”: si prende un corteo pacifico, si manda un pugno di persone accuratamente addestrate a fomentare violenza e, infine, si cerca di presentare tutta la manifestazione come finalizzata all’aggressione civile. È andata così anche ieri? Il dubbio rimane, anche perché gli obiettivi verso cui si sono diretti i black bloc sembrerebbero non casuali e mirati: vetrine di banche che, nonostante siano chiaramente antiurto, sono state infrante abbastanza facilmente (casualità?); una caserma (quella di Via Lubicana) che, tuttavia, era abbandonata da anni. In più anche la negligenza delle forze dell’ordine lascia pensare: perché, ad esempio, nessuno è intervenuto durante i primi incendi lungo via Cavour? Domande a cui, si spera, il ministro Maroni darà una risposta. Ancora: nessuno dei rivoltosi permetteva una ripresa da vicino di quanto accadeva. Fabio Alemagna, presente a Roma per una diretta streaming per il Movimento 5 Stelle, è stato aggredito e gli è stato letteralmente distrutto il cellulare. Perché? Timore di essere ripresi? Infine: com’è possibile che poche centinaia di violenti hanno messo a soqquadro tutte le forze dell’ordine intervenute? La questione è davvero strana.

Ammettiamo, allora, la possibilità per lo meno della presenza di persone estranee al movimento. È una spiegazione sufficiente? Assolutamente no. Cerchiamo di capire. Partiamo da quel 14 dicembre del 2010: all’indomani del voto di fiducia la manifestazione studentesca sfociò in drammatici scontri che, ieri come oggi, sono assimilabili a scene di guerriglia urbana. Il giorno dopo buona parte dei media cercarono di esaminare a fondo quanto successo: la manifestazione pacifica era stata rovinata da alcuni black bloc, pochi facinorosi infiltrati. Immediata la risposta di molti studenti che avevano partecipato a quel corteo: ma quali infiltrati, siamo stati proprio noi, spinti – dicevano alcuni – dalle violenze ingiustificate delle forze dell’ordine. Forti le parole usate all’indirizzo di giornalisti come Travaglio e Saviano (in una lettera all’autore di Gomorra si leggeva: “Ti dico io una cosa che qualcuno avrebbe dovuto dirti molto tempo fa. Ti stanno usando. Sei funzionale al potere. Nella tua maniera di difendere lo “Stato” tirando fuori parole degne della peggiore retorica, tutto schierato con la magistratura e con la polizia, sempre calato nel ruolo della vittima dei poteri forti e primo a lanciare sassi contro chi alla vista di quegli stessi poteri alza la testa”). Anche noi, all’epoca, parlammo con uno studente universitario che aveva partecipato a quella manifestazione. “I media hanno deformato la realtà – ci aveva detto – non è vero che c’erano infiltrati. Era stato già deciso che nessuno avrebbe imposto al movimento ‘zone rosse’. Se non ci avessero fatto passare, avremmo caricato”.

A questo punto facciamo un passo in avanti e arriviamo a quanto accaduto ieri. Come allora, anche oggi abbiamo sentito i pareri di giovani – alcuni pacifici, altri meno – che hanno preso parte alla manifestazione. “Ancora con la storia dei black bloc? – ci dice uno dei ragazzi – non è vero nulla. Come al solito, i media, funzionali al potere, tendono a far apparire tutto bello, tutto tranquillo, quando non è così. Noi che alla manifestazione abbiamo preso parte volevamo che le cose andassero così. Il disagio è tanto. Serviva un segnale forte.  Anche violento se vuoi”. Insomma, i mesi passano, ma pare che per alcuni la questione rimanga sempre la stessa.

IMG_0277Come leggere allora gli scontri che ci sono stati? È difficile dirlo, ma, davanti all’evidenza dei fatti,  possiamo concludere che ieri certamente c’erano persone che hanno partecipato alla manifestazione con il dichiarato proposito di aggredire. D’altronde Vincenzo, uno studente di Roma che ha preso parte alla manifestazione (pacifica), ci dice: “so per certo che alcuni sono partiti con lacrimogeni e spranghe. E sono ragazzi che frequentano l’università, di certo non infiltrati”. Tuttavia, non possiamo nemmeno escludere la presenza di estranei. “Sia ieri che l’altra volta (il 14 dicembre, ndr) – dichiara ancora Vincenzo – c’erano persone, spesso anche senza caschi, che facevano casino, ora con altri manifestanti ora con i poliziotti. Spesso aizzavano anche noi. Non lo so, non posso dirlo con certezza, ma non penso proprio fossero studenti o ragazzi del centro sociale”.

Insomma, né l’una né l’altra tesi sembrerebbero esaustive. Sì, è plausibile siano state presenti persone estranee al movimento, ma è necessario anche dire che quel sottobosco di anarchico-insurrezionalisti, come molti li hanno chiamati, di certo non fa bene a manifestazioni come quella di ieri. Probabilmente questi stessi, senza nemmeno accorgersene, credendo di essere autonomi e anarchici nel lanciare sanpietrini e spranghe, non sapevano di fare il gioco di persone che, accanto a loro, aizzavano affinché questo avvenisse. Il risultato è uno solo: ieri a Roma poche centinaia di violenti, tra possibili infiltrati (d’altronde l’agente provocatore non è affatto fantasticheria) e facinorosi sua sponte, hanno rovinato la manifestazione pacifica, di vera indignazione civile (come del resto è stata nel resto delle città indignate), di centinaia di migliaia di persone che hanno preso parte al corteo. Quello reale. Quello civile. Loro, sì, gli indignados.

Ora, chiaramente, la cronaca politica farà il suo corso: alcuni quotidiani generalizzeranno (un esempio su tutti. Libero, ieri sera, titolava: “Inferno indignati a Roma […] Degenera il corteo. È guerriglia”) e il Governo strumentalizzerà l’accaduto accusando l’opposizione di aver instaurato un clima d’odio. A subire, ancora, una volta sono loro: le persone, uomini, donne, giovani, famiglie intere, che sono accorse a Roma per manifestare, pacificamente, la propria indignazione. E le vittime, come sempre, non fanno mai notizia.

Ora si dovrebbe capire chi realmente agiva dietro quei cappucci e dietro quelle sciarpe tirate su fino al naso. Capire chi sono significherebbe rendere dignità a tutte quelle persone – il 99% del corteo, come loro stessi hanno detto – che sono scese in piazza per gridare il loro sdegno e che se ne sono tornate ancora più indignate. In un Paese che si dice civile e democratico, per lo meno, così dovrebbe funzionare. Ma sono tanti (troppi) i casi in cui questo, pur dovendo, non è avvenuto.

La settimana prossima Infiltrato.it cercherà di comprendere lo strapotere delle banche con un’inchiesta molto dettagliata andando ad indagare anche sui legami poco chiari che legano gli istituti bancari con centri di potere occulto.


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