Incandidabilità dei condannati per reati amministrativi: finalmente una proposta seria da parte del Pd

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Nel buio del vuoto normativo della buona politica ogni tanto c’è anche qualche rondine a far primavera. Si tratta del progetto di legge presentano dalla piddina Luisa Bosso che punta alla non eleggibilità di qualsiasi persona che è stata condannata definitivamente dalla Corte dei Conti. E se è già in carica? Viene sospesa anche con sentenza non definitiva. 

 

Nonostante le elezioni siano finite, almeno fino alla prossima tornata di amministrative previste per l’anno prossimo, c’è già chi pensa a una modifica del loro
 statuto per rendere le liste più pulite e piene di persone il più meritevoli possibili.

Tra queste la deputata Pd Luisa Bosso che insieme ai colleghi Cimbro, D’Incecco, Fiano, Murer, Tullo, Velo e Zappulla hanno deciso di introdurre modifiche agli articoli 10 e 11 del decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, in materia di cause ostative alla candidatura nelle elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali nonché di cause di sospensione e di decadenza dalle cariche negli enti locali.

DIVIETO DI CANDIDATURA ANCHE PER CHI VIENE CONDANNATO DALLA CORTE DEI CONTI

In cosa consiste il disegno di legge presentato alla Camera dei Deputati? Nell’aggiungere altre situazioni di diritto all’incandidabilità alle elezioni amministrative e porre altre condizioni di decadenza.

Nel decreto esistente è già contemplato che non possono candidarsi coloro che hanno avuto problemi con la giustizia (penale si intende ndr).

Sono quindi già esclusi coloro che hanno subito condanne per traffico di sostanze stupefacenti, o reati contro la pubblica amministrazione come il peculato, la  corruzione, la concussione o altri reati non colposi con pena non inferiore a due anni.

Con loro anche quelli condannati o per un delitto riguardante la fabbricazione, l’importazione, l’esportazione, la vendita o cessione, nonché, nei casi in cui sia inflitta la pena della reclusione non inferiore ad un anno, il porto, il trasporto e la detenzione di armi, munizioni o materie esplodenti, o per il delitto di favoreggiamento personale o reale commesso in relazione a questi reati.

L’articolo 11 invece spiega quali sono le cause di decadenza dalle cariche elettive alle elezioni provinciali e comunali che nei primi tre punti coincidono con quelle di ineleggibilità.

Su cosa interverrà il disegno di legge lo spiegano direttamente i proponenti nell’introduzione al testo.

In nessuno dei due casi – annunciano-  si fa riferimento ai soli pronunciamenti di condanna della Corte dei conti per responsabilità e danni erariali. Vale a dire che se un soggetto che ha avuto responsabilità di gestione dei soldi pubblici è stato condannato dalla Corte dei conti per responsabilità al risarcimento di un danno erariale, senza avere, per altro verso, una condanna in sede penale, può tranquillamente candidarsi a ricoprire cariche in enti locali e in aziende in enti a loro attinenti. La proposta di legge intende intervenire su questa che va considerata una grave mancanza nella normativa”.

ECCO COME SI ANDRA’ A COLMARE IL PRECEDENTE VUOTO LEGISLATIVO QUALORA IL DISEGNO DI LEGGE VENGA APPROVATO

Come recita l’articolo 1 del disegno di legge presentato al numero 10 del decreto legislativo del 2012 va aggiunta al primo comma la frase coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva dalla Corte dei conti al risarcimento di un danno per responsabilità amministrativa.

I legislatori hanno preso talmente sul serio la questione che l’hanno allargata a tutte le fattispecie del processo della giustizia contabile. Infatti nell’articolo 2 che va a modificare il decreto è previsto testualmente che debbano decadere dalla loro carica coloro che sono stati condannati con sentenza non definitiva dalla Corte dei conti al risarcimento di un danno per responsabilità amministrativa.

Se tutto diventasse davvero così sarebbero molti i sindaci e i presidenti di provincia che rischierebbero di dover lasciare il proprio posto in anticipo.

Un esempio pratico: il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca qualora fosse in vigore questa modifica al decreto sull’incandidabilità sarebbe decaduto dalla carica di primo cittadino della città campana.

Tutto ciò sarebbe avvenuto perché condannato in primo grado dalla Corte dei Conti di Napoli a pagare 23mila euro di danni erariali venuti fuori dall’inchiesta stipendi d’oro.

Oggi con la legislazione ancora vigente non soltanto è viceministro alle infrastrutture e ai Trasporti nel Governo Letta ma è tutt’ora in carica anche come primo cittadino di Salerno eletto al quarto mandato nel 2011 ottenendo il solito plebiscito al primo turno.

E chissà quanti altri casi ci sono in Italia che avrebbero cambiato la geografia della politica italiana. Certo è un disegno di legge che potrebbe non essere approvato subito ma è certo una buona speranza di cambiamento per la casta italiana abituata a sprechi e ruberie di ogni genere.

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