INCANDIDABILITÀ/ Casta salva tutti: nessun parlamentare rischia il “posto”. Grazie al cavillo…

Altro che incandidabilità. Per via di un cavillo giudiziario anche quei pochi parlamentari che, secondo il decreto delega su cui sta lavorando il ministro Cancellieri, si troverebbero ad essere ineleggibili, potrebbero essere salvati. Il tutto grazie alla cosiddetta “intercorsa riabilitazione” tramite cui un pregiudicato, dopo dieci anni di irreprensibile condotta, può riavere la fedina penale pulita. Se così fosse, sarebbero salvi anche i quattro parlamentari Pdl che rischiavano di restare fuori alle prossime politiche. In un Parlamento con più di cento tra indagati, rinviati a giudizio e condannati, alla fine – ancora una volta – tutti, nessuno escluso, potrebbero trovare una scappatoia sicura.

 

di Carmine Gazzanni

silvio-berlusconi_felice_incandidabilitA giorni dovrebbe essere presentato il testo sull’incandidabilità dei condannati su cui sta lavorando il ministro degli interni Anna Maria Cancellieri. Come già documentato, stando alle indiscrezioni, la bozza prevedrebbe l’incandidabilità per coloro i quali hanno una condanna dai tre anni in su per reati gravi (mafia e terrorismo) e dai due anni in su per i reati contro la pubblica amministrazione. In pratica, su cento tra indagati, rinviati a giudizio, condannati in primo e secondo grado e pregiudicati (solo questi ultimi sono una ventina), soltanto in quattro rischierebbero di perdere il “posto“ nella prossima legislatura. Stiamo parlando dei parlamentari Pdl Giuseppe Ciarrapico (condannato a 3 anni definitivi per il crack da 70 miliardi della Casina Valadier e ad altri 4 e mezzo per il crack Ambrosiano), Marcello De Angelis (condannato in via definitiva a 5 anni di carcere per banda armata e associazione sovversiva come dirigente e portavoce del gruppo neofascista Terza Posizione), Antonio Tomassini (condannato in via definitiva dalla Cassazione a 3 anni di reclusione per falso) e Salvatore Sciascia (condannato definitivamente a 2 anni e 6 mesi per aver corrotto alcuni ufficiali e sottufficiali della Guardia di finanza).

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Certamente salvi tutti gli altri, dunque. Da Cosentino a Dell’Utri (nonostante penda su di lui anche una condanna definitiva per frode fiscale) da Berlusconi a Maroni, da Aldo Brancher fino a Umberto Bossi passando per Lorenzo Cesa (solo per citare i parlamentari più autorevoli). Nemmeno nel caso in cui il reato contestato sia quello di concorso esterno in associazione mafiosa si rischia di rimanere senza poltrona. A conti fatti, sono ben sette i parlamentari indagati per rapporti con la criminalità organizzata: Antonio D’Alì (Pdl), ancora Marcello Dell’Utri (Pdl), Giuseppe Firrarello (Pdl), Mario Landolfi (Pdl), Angelo Lombardo (Gruppo Misto), Calogero Mannino (Gruppo Misto, eletto nell’Udc) e Carlo Vizzini (Pdl). Ma niente. Per loro la strada per le prossime politiche resta spianata.

Non è finita qui, però. Le porte di Montecitorio e Palazzo Madama, infatti, potrebbero restare aperte anche per i quattro esclusi. Il tutto si dovrebbe ad un cavillo giudiziario. “Salvo intercorsa riabilitazione”. Questa è la formula tramite cui la Corte di Appello potrebbe ripulire la fedina penale dei pregiudicati dopo dieci anni di irreprensibile condotta. Una norma legittima. Salvo, però, sottolineare che nella fattispecie si nullifica completamente quanto previsto dal ddl anticorruzione: una sorta di provvedimento tombale, un’amnistia che azzera le condanne in via definitiva.

Entriamo nel dettaglio per capirci meglio. Cominciamo con Salvatore Sciascia. La condanna definitiva a due anni e sei mesi è stata inflitta nel 2001. Ergo nel 2013 sarebbero appena trascorsi i dieci anni di buona condotta. Stesso dicasi per Marcello De Angelis, il quale, addirittura, già nel ’99 ha riottenuto la riabilitazione dopo essere stato condannato a cinque anni nientepopodimenoche per banda armata e associazione sovversiva. Salvo potrebbe essere anche Antonio Tomassini dato che la condanna definitiva per falso (avrebbe manipolato la cartella clinica di una paziente quando era aiuto primario all’ospedale di Varese) – peraltro nemmeno scontata per via di un condono – risale al 2000. Anche Giuseppe Ciarrapico, infine, potrebbe beneficiare della “riabilitazione” nonostante su di lui pendano ben due condanne definitive. Per entrambe – tanto per il crack della Casina Valadier quanto per quello Ambrosiano – sono trascorsi oltre dieci anni.

A conti fatti, dunque, nessuno degli attuali parlamentari si troverebbe ad essere ineleggibile. Probabilmente nessuno di questi verrà rieletto (o rinominato, dipenderà dalla legge elettorale). Perlomeno si spera. È una questione di etica sociale e politica dopo i tanti scandali a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi. Senza dimenticare, peraltro, che sarebbe l’ennesimo favore che i partiti assicurerebbero al M5S e all’onda della cosiddetta antipolitica.

Il problema, però, resta: è da mesi che si discute del ddl anticorruzione. Nel caso in cui non dovesse essere posta una deroga che annulli – o, meglio, non tenga conto – degli effetti della “intercorsa riabilitazione”, non potremmo far altro che constatare che i mesi trascorsi a parlare di incandidabilità sono stati assolutamente vani. Tanto parlare, tanto fumo. Nulla nel concreto. Nessuno degli oltre cento parlamentari che in un modo o nell’altro si ritrovano ad avere problemi con la giustizia, saranno minimamente toccati dalla norma contenuta nel ddl.

Niente pulizia, dunque. Il Parlamento resta sporco. Come sempre.

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