In Italia 150mila politici di professione: ci costano quasi 2 miliardi di euro

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Secondo uno studio redatto dalla Corte dei Conti in Italia ci sarebbe un esercito, profumatamente pagato, di “politici di professione”: sono circa 150mila le persone elette (democraticamente?) nelle istituzioni locali, nazionali ed europee. Quanto ci costano? Uno sproposito: quasi 2 miliardi di euro. Come racconta Davide Falcioni su Fanpage, basterebbe dimezzare lo stipendio a tutti per raggranellare la cifra – un miliardo – che il Governo Letta cerca per evitare l’aumento dell’Iva.

 

Quante volte negli ultimi anni abbiamo sentito parlare degli esorbitanti costi della politica italiana? Migliaia, probabilmente, perché su questo tema si è giocata una parte importantissima dell’ultima campagna elettorale. E, sempre per accontentare i cittadini sempre più indignati, sono stati presi dei provvedimenti utili a far risparmiare denaro alle casse dello Stato.

Ebbene, ieri la Corte dei Conti ha finalmente fatto chiarezza e rivelato – in uno studio – le cifre esatte per l’anno 2012. Partiamo dal numero di politici: sono 143.936, suddivisi in 1.067 eletti nel parlamento italiano e europeo, 1.356 nelle regioni, 3.853 nelle province e 137.660 nei comuni.

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I magistrati della Corte dei Conti hanno riconosciuto che c’è stato un taglio dei costi della politica nell’ultimo anno, anche grazie al dimezzamento del finanziamento ai partiti, al taglio di diarie e emolumenti e alla riforma pensionistica, oltre alle spese degli immobili. Tuttavia i magistrati contabili precisano che una riforma dei costi deve essere “rispettosa non solo della riduzione della spesa pubblica, senz’altro necessaria e indispensabile, ma anche garante della democrazia”.

Nella sintesi del capitolo si riconosce l’importanza della legge n.96/2012, “con la quale è stato ridotto della metà l’ammontare delle risorse pubbliche destinate annualmente al funzionamento dei partiti politici, passando da 182 a 91 milioni di euro. Il contributo spettante è corrisposto sulla base di quote annuali entro il 31 luglio di ogni anno. La stessa legge prevede un controllo, sui finanziamenti ricevuti e sulle spese sostenute dai partiti e movimenti politici ammessi alle contribuzioni, da parte di una apposita commissione composta da cinque magistrati, designati dai vertici delle massime magistrature (Corte di Cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei conti)”.

Ma ancora,si legge: “La fonte normativa richiamata ha introdotto, sempre ai fini  della riduzione dei c.d. “costi della politica” ulteriori misure, tese ad incidere sulle spese di funzionamento degli organi  rappresentativi regionali, tra i quali: – riduzione del numero dei consiglieri e assessori regionali, nonché dell’indennità di funzione di carica e di esercizio per  l’assolvimento del mandato di consiglieri e assessori  regionali; – divieto di cumulo di indennità ed emolumenti. La Conferenza Stato-Regioni ha previsto un risparmio complessivo di circa 40 milioni di euro l’anno con l’adozione  delle misure sopraindicate.  Una riflessione particolare deve essere riservata  all’istituzione “provincia”. Una specificità italiana è dovuta alla ridotta dimensione demografica di molti degli enti stessi (38 su 107 registrano un numero di abitanti inferiore a 300.000) ed alla loro  proliferazione (dal 1992 ad oggi sono state istituite 15 nuove  provincie, di cui 11 con meno di 300.000 abitanti). Esse rappresentano l’1,35% della spesa pubblica  complessiva del Paese (dato riferito al 2012).

Quali sono, dunque, i reali costi della politica italiana? Eccoli.

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