ILVA/ Scontri tra il ministro Clini e la Procura

L’inchiesta sull’Ilva di Taranto comincia nel luglio 2012 disponendo del sequestro dell’area a caldo dello stabilimento, rea di essere la parte più inquinante. Secondo il rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità tra il 2003 e il 2009 i tumori femminili –cancro alle ovaie e al seno- sono aumentati del 100 per cento, in crescita anche i carcinomi del polmoni, a causa dei veleni tossici emessi dai quattro altiforni. Comincia così lo scontro: la Procura sequestra parte dello stabilimento e richiede la chiusura di uno degli altiforni, oltre che la bonifica forzata di tutta la zona. Contrario il ministro dell’Ambiente Corrado Clini che, in favore del dissequestro, ‘minaccia’ di far ricorso. Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, si dichiara perplesso di fronte all’atteggiamento bellicoso del Governo.

 

di Maria Cristina Giovannitti

clini-vendola-interna-nuovaA Taranto si muore di cancro molto più che nelle altre città. I dati sono confermati dal Rapporto stilato dall’Istituto Superiore della Sanità che certifica come, tra il 2003 ed il 2009, i tumori femminili –ovaie e seno– sono stati in netto aumento, passando dal 24 al 100 percento. Inoltre l’inquinamento dell’ambiente e l’avvelenamento sono proporzionati all’incremento del tumore ai polmoni che, in particolare negli uomini, è aumentato del 50 per cento. I valori di diossina presente nel sangue degli abitanti che vivono nei pressi dell’Ilva è consistentemente più elevato rispetto a chi abita lontano dallo stabilimento siderurgico. Insomma a Taranto si muore molto più e questa criticità era nota a molti, tra questi anche Stefania Prestigiacomo, l’allora ex ministro all’ambiente.

Accertata l’incidenza tumorale, la Procura di Taranto apre un’inchiesta nel luglio 2012 disponendo il sequestro dell’area a caldo dell’Ilvacioè la zona che comprende il parco minerali, agglomerati, altiforni, acciaierie e gestione rottami, arrestando 8 persone: Emilio Rivapresidente della società fino al maggio del 2010, il figlio Nicola Rivaex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso ed altri cinque dirigenti accusati di inquinamento ambientale e avvelenamento di sostanze alimentari. I Riva sono gli zar dell’acciaio quelli che hanno sempre professato lo slogan ‘Tutto per l’azienda, tutto nell’azienda’ e poi nel 2010 hanno trasferito 190 milioni guadagnati dall’Ilva, nelle casse della Riva Fire, holding lombarda.

Ad agosto 2012 vengono indagati altre 13 persone tra politici e funzionari pubblici per i reati di corruzione e concussione.

Comincia così il braccio di ferro tra la Procura di Taranto sostenuta dai cittadini, le associazioni ambientaliste e i politici dell’Idv, e il ministro dell’Ambiente Corrado Clini che è contro la chiusura dello stabilimento, spalleggiato dal ministro dello Sviluppo Corrado Passera e dai sindacati Fim, Fiom e Uilm. Il sequestro è giustificato a seguito di anni e anni di volontario e consapevole inquinamento «L’impianto è stato causa e continua ad esserlo di «malattia e morte». Chi gestiva e gestisce l’Ilva ha continuato in tale attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza» così scrive il gip Patrizia Tordisco. 

Clini appare determinato nel presentare un ricorso contro la Procura di Taranto se non si disporrà il dissequestro a breve dello stabilimento. Ponendo sotto sequestro la parte a caldo dello stabilimento verrebbe impedita l’attuazione del piano tecnico secondo i parametri previsti dall’AIA –Autorizzazione Integrata Ambientale– presentato da Bruno Ferrante, presidente dell’Ilva. Se non vi è la disponibilità completa di tutto lo stabilimento le norme dell’AIA contro le emissioni di sostanze nocive per la salute pubblica non possono essere attuate. Per cui o la Procura dissequestra oppure il ministro Clini ‘minaccia’ il ricorso chiarendo «Siamo in presenza di un documento –quello presentato da Ferrante- che attua la legge in vigore in Italia e la legge va rispettata. Chi ne impedisce l’attuazione e va contro la legge se ne assume le responsabilità».

Di fronte a tanta animosità del Governo interviene Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, che si dichiara perplesso per l’atteggiamento bellicoso del Governo e definisce sciagurato questo scontro legale «Sono perplesso di fronte a intenzioni tanto bellicose, al punto di ricorrere alla Corte costituzionale».

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