ILVA/ Dopo Palermo, Taranto: la magistratura non è più “autonoma e indipendente da ogni altro potere”

Niente da fare. In Italia la magistratura – semmai ci fossero ancora dubbi – non è indipendente né libera. Soprattutto se si toccano interessi forti o verità nascoste. Checché ne dica la Carta Costituzionale. Dopo il conflitto di attribuzione sollevato contro i giudici di Palermo, tocca al Gip di Taranto fare i conti con questa triste realtà: dopo aver chiuso lo stabilimento dell’Ilva bloccandone la produzione,  Pd, Pdl e Governo rispondono compatti: “non è di sua competenza”.  Un’unica parola d’ordine: impedire ad un organo autonomo di lavorare in autonomia …

di Antonio Acerbis

berlusmonti_giudici_sotto_attaccoArticolo 104 della nostra Costituzione: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Chiaro. Lapidario. “Un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Non si dice “più o meno autonomo”, “quasi autonomo e semi-indipendente”. Non c’è scritto “autonomo e indipendente salvo i casi in cui la magistratura non metta il naso in verità nascoste (e che tali devono restare) o non tocchi forti interessi economici”. No, non c’è scritto. Non è possibile leggere in altra maniera quello che, nero su bianco, è scritto nell’articolo 104: la magistratura è autonoma e indipendente – si badi – “da ogni altro potere”. Sia esso il Quirinale, sia esso l’esecutivo, sia esso il Parlamento.

Domanda: e allora perché in Italia in quest’ultimo periodo il giudice non può fare il giudice? Qualcosa – è evidente – non sta andando come deve andare. Contro la  Procura di Palermo è in piedi una guerra oramai da anni che proprio in questi ultimi giorni ha raggiunto il suo apice dopo la sollevazione del conflitto di attribuzione da parte del Quirinale. Ed ora tocca anche al Gip di Taranto, reo di aver chiuso uno stabilimento putrefatto com’è quello dell’Ilva.

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Basti leggere le dichiarazioni di esponenti di punta di Pd, Pdl e governo per rendersene conto. Prendiamo l’esempio più autorevole (e imbarazzante): “La nuova disposizione del gip di Taranto è in aperto contrasto con ciò che il Ministero dell’Ambiente ha avviato e non tiene conto del lavoro svolto e del ruolo del ministro”. Parola proprio del ministro dell’ambiente Corrado Clini, il quale parla (anche lui) di un rischio di “conflitto di potere”. Verrebbe da ridere se non fosse tutto vero.

Capiamo, allora, il senso delle parole di Clini. Secondo il ministro, la magistratura, ordine che annovera tra i suoi compiti proprio quello di chiudere stabilimenti qualora ci siano infrazioni, avrebbe sbagliato proprio nel chiudere uno stabilimento in cui abbondano le infrazioni ambientali perché, nel caso, spetterebbe al ministro prendere provvedimenti di questo genere, sebbene non ci sia nessuna legge che glielo permetta. Tesi bislacca. Non solo non vera, ma addirittura diametralmente contraria al vero. Come dire: per Clini ciò che è bianco è non-bianco e viceversa.

E cosa avranno fatto i grandi partiti di Pd e Pdl davanti ad una linea non solo imbarazzante ma addirittura alogica? Niente. Tutti d’accordo con Clini & co. Stefano Fassina (Pd): “È irrituale e molto preoccupante il provvedimento del Gip di Taranto dopo la decisione del Tribunale del Riesame, dopo gli impegni assunti dall’azienda per la realizzazione degli interventi necessari alla salvaguardia della salute e dopo il Decreto del Governo sull’avvio delle bonifiche”. Gli fa eco Osvaldo Napoli (Pdl) con una tesi ancora più singolare: “La decisione del Gip di Taranto è grave, illogica e contraddittoria (come come come???, ndr). Si comprende la necessità di tutelare un bene come l’ambiente, interesse generale e di tutti. Si comprende meno invece l’insistenza sul blocco produttivo dell’Ilva che lesiona un interesse non meno generale, visto che riguarda il lavoro di migliaia di operai oltre che gli interessi dell’Italia nel settore dell’acciaio”.

Insomma, tutti uniti intorno a ministro ed esecutivo. Tutti pronti a sparare a zero sul Gip di Taranto, reo di aver fatto il suo dovere. Semplicemente il suo dovere. Non facendo altro che applicare quanto stabilito dalla Costituzione italiana, infatti, il Gip ha deciso di salvaguardare un diritto inalienabile com’è quello alla salute. E perché? Proprio perché la stessa Procura ha accertato con una perizia quanto già si sapeva da tempo: a Taranto i dati dicono di un eccesso di mortalità per inquinamento industriale.

L’unica via di uscita ora per Clini è sbugiardare anche dati e perizia. Una soluzione gliela diamo noi: sollevi un conflitto anche con numeri e rapporti scientifici. Tanto, in quest’ultimo periodo, sollevare conflitti va tanto di moda.

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