Il ventre osceno di Napoli

La pancia di Napoli anche quest’anno non si è smentita. Lo stesso ventre osceno dal quale fuoriescono quotidiane esibizioni di potenza, soprusi e violenza, nella notte di Capodanno e’ letteralmente esplosa. Bilancio: un morto e diverse decine di feriti. Il morto, come negli anni scorsi, non e’ stato causato dall’uso incauto dei petardi, bensi’ dalla solita “pallottola vagante”, altra atroce costante dei capodanni partenopei.

Di Rita Pennarola

napoli_centro_storicoCosì, mentre una sorta di bombardamento aereo si abbatteva sulla città, da un quartiere all’altro saliva il fumo puzzolente dei rifiuti accantonati in strada da settimane e dati alle fiamme.
Quella pancia, bisogna dirlo, ha un nome: si chiama camorra. Ed è esattamente quella forma di camorra che serpeggia, in forme quasi subliminali, nel comportamento di almeno i tre quarti dei napoletani, con punte massime fra i giovani.

E’ la camorra dei Suv, che a Napoli hanno raggiunto una concentrazione numerica superiore a quelle di Torino, Trento o Bolzano: altri mondi in cui si misura ancora un livello di qualita’ della vita che dalle nostre parti e’ solo una risibile metafora, col consenso rassegnato di tutti. 

Il ventre rombante della città, che la notte del 31 ha fatto tremare i palazzi di una macabra, finta allegria, domani nei territori civili del Paese sarà già dimenticato. Notizia archiviata in cronaca, anche perché certamente non nuova. 
Per chi ci lavora, dentro questo inferno senza limiti, non è possibile archiviare un bel niente. Nonostante i durissimi colpi inferti ai clan negli ultimi dodici mesi, il sistema amministrativo locale è marcio, infiltrato nel profondo da uomini e denaro dei camorristi. La sensazione è che non resti speranza alcuna di redenzione o di ripresa.

Mentre in Afghanistan cadeva Matteo, il giovane alpino impegnato in una missione “di pace” alla quale nessuno ha mai creduto, nello stesso giorno a Crispano si accasciava Carmine, 39 anni. Dentro il poligono della guerra Napoli-Afragola-Caivano-Casoria-Sant’Antimo-Crispano e decine di altri comuni del napoletano, si continua a morire ogni giorno. Di pallottole. E poco importa se siano “vaganti” o direzionate a dovere dalla canna dei mitra. Purché si spari. Purché il silenzio e la pace vengano squarciati dai boati sinistri che ricordano chi comanda in città: loro.


Tratto da La Voce delle Voci di Gennaio 2011

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