Il sistema Bertone monopolizza lo Ior: habemus Banca, altro che Papa.

Ruotano troppi segreti intorno alla banca del Papa, molti scandali da nascondere e conflitti di interesse. Uno dei più forti è quello di Angelo Bertone, segretario di Stato con Benedetto XVI e presidente della Commissione Cardinalizia di Vigilanza dello Ior, definito da alcuni ‘corvi’ del Vaticano “troppo ambizioso e troppo potente”. Mentre si discute sull’elezione del prossimo pontefice, il golpe degli affari di Stato Vaticano rivendica il suo ruolo al vertice dello Ior, la banca che ha monopolizzato, nonostante gli scandali del riciclaggio. Dopo la fumata bianca la prima e vera rivoluzione del futuro Papa dovrà essere quella di allontanare il “potente” Bertone dallo Ior.

 

di Maria Cristina Giovannitti

Ore 19.41 del 12 marzo 2013, fumata nera per il primo incontro dei 115 cardinali chiusi in “cum clave” nella cappella Sistina per decidere il successore di Pietro. Ore 11.39 seconda fumata nera, dopo l’incontro di questa mattina. Continua il conclave dove i dibattiti interni si muovono verso le due matrici principali: i ‘wojtiliani’ – quelli che appoggiano la linea meno denunciata ria verso gli scandali della Chiesa ma attuano le riforme in modo concreto, con una linea tollerante – e i ‘ratzingeriani’ – tutti quei porporati di matrice più teologica ma molto più omofobici. Intanto con la nuova riforma elettorale voluta da Benedetto XVI, che ha introdotto la fumata bianca solo con i 2/3 dei voti dei cardinali – e quindi 77 in totale, avere una decisione veloce sembra abbastanza difficile. Soprattutto perché i conflitti interni sono molti e le lotte aspre. Una di queste è la guerra per lo Ior.

 

BERTONE ‘PADRE PADRONE’ DELLO IOR – Gli scandali del Vaticano non coinvolgono solo i gravissimi episodi di pedofilia. Il disastro finanziario dei conti vaticani che mascheravano con presta nomi guadagni ‘anomali’, è una storia ancora al vaglio della Procura di Roma. L’ Istituto per le opere di religione è da sempre stato sotto il monopolio del segretario di Stato Bertone, presidente della Commissione Cardinalizia di Vigilanza, insomma uno al vertice che avrebbe dovuto controllare i movimenti finanziari. Avrebbe dovuto, appunto. Nonostante gli scandali e tutte le complicazioni, proprio prima del Conclave Bertone – che alcuni ‘corvi del Vaticano definiscono “troppo potente e ambizioso – ha parlato ai cardinali, tra cui anche il futuro Papa, ed ha elencato il suo curriculum da Ior . Un’arringa a suo favore per indurre il prossimo pontefice a rinnovargli la carica come presidente di vigilanza della banca del Papa. Insomma il suo ruolo, secondo quanto affermato dallo stesso Bertone, non potrà terminare con l’arrivo del nuovo prescelto che, per fare cosa buona e giusta, lo dovrà confermare il padre, padrone dello Ior.

kardinal-tarcisio-bertone_iorMa il segretario di Stato non piace a tutti – o forse a molti – e così a poche ore dall’inizio del Conclave si è avuto un acceso scontro tra Bertone e il cardinale brasiliano Joao Braz De Aviz. Non pochi dubbi del brasiliano, sostenuto da un’ampia schiera di anti bertoniani, che contesta la poca trasparenza finanziaria dello Ior e soprattutto il perché dopo la cacciata di Ettore Gotti Tedeschi come presidentesenza che nessuno ne abbia chiarito le vere motivazioni – si intercambiano alla presidenza varie persone senza un giusto criterio. Alle domande di De Aviz, il silenzio del segretario. A stemperare i toni di accusa e di inquisizione contro il sistema Bertone è stato Federico Lombardi – capo della sala stampa del Vaticano – che ha decentrato il problema dicendo: “La situazione dello Ior non è il punto principale per le elezioni del Papa”.


BERTONE HA PESTATO I PIEDI ANCHE ALL’AIF DI ATTILIO NICORA – Il golpe degli affari vaticani si è inimicato anche il cardinale Attilio Nicora, presidente dell’AIFAutorità informazioni finanziaria del Vaticano. Il loro scontro – documentato in un’interrogazione parlamentare – risale al periodo in cui la Procura di Roma sospettava delle possibili manovre di riciclaggio. Per evitare che lo Ior potesse non rispettare le regole antiriciclaggio, all’UIF italiano è stato affiancato l’AIF, due organizzazioni con il compito di ispezionare il potere dello Ior e degli altri enti vaticani. Inizialmente tutto sembrava filare liscio: l’UIF ha fatto richiesta dei rendiconto e subito l’AIF ha risposto, monitorando. Una prospettiva di controllo che ha lasciato ben sperare i pm di Roma, i quali hanno sbloccato 23 milioni di euro dal conto Ior ma da quel momento in poi è arrivata la ‘poca trasparenza’ della banca del Papa. Lo Ior bertoniano non ha più dato informazioni all’AIF ed ha fatto di più: su ordine di Bertone è stato attuato un decreto vaticano che ha fatto perdere all’AIF di Nicora i poteri di controllo sullo Ior. Perché Bertone ha permesso una cosa del genere?

C’è altro nel sistema Bertone: la Banca d’Italia s’insospettisce, ancora di più la Procura di Roma e, proprio nel momento cruciale, lo Ior chiude tutti i conti presenti nelle banche italiane e si trasferisce nell’americana Jp Morgan. I movimenti quotidiani – che contavano milioni di euro ricavati dalle varie Congregazioni – avvenivano presso lo sportello italiano della filiale Jp Morgan ma – onde evitare ogni traccia – per contratto c’era una clausola che prevedeva il trasferimento dei conti presso la sede bancaria di Francoforte, azzerando i conti in Italia.

Appena la Banca d’Italia e la Procura hanno chiesto chiarimenti alla Jp Morgan, la banca ha risposto chiudendo il conto dello Ior.  Un bel po’ strana questa situazione che risale a meno di due anni fa quando Bertone era ai vertici della Vigilanza.

Sperando in una fumata bianca che porti con sé un vero Papa-denuncia e Papa-riformatore forse, come primo atto di cambiamento per il futuro pontefice, sarà proprio quello di non rinnovare la carica di Bertone, come invece lui vorrebbe seduta stante.

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