Il regalo bipartisan ai 9 onorevoli “Fratelli d’Italia”: 400 mila euro all’anno per il gruppo parlamentare

Fratelli d’Italia formerà un gruppo parlamentare autonomo. Proprio come gli altri partiti. Peccato però non abbia i numeri per farlo, avendo solo nove deputati (il minimo richiesto invece è venti). Ad eccezione del M5S, tutti gli altri, da Pdl a Pd, hanno votato a favore della costituzione. Una deroga – come vedremo inspiegabilmente legittima dato che nel Regolamento c’è il tetto degli almeno venti deputati, ma anche il modo per aggirarlo – che ci costerà ben 400 mila euro all’anno.

 

di Carmine Gazzanni

crosetto-meloni-e-la-russa_fratelliComunico che l’Ufficio di Presidenza, nella riunione del 28 marzo 2013 ha deliberato di autorizzare la costituzione del gruppo parlamentare ‘Fratelli d’Italia’. Tale Gruppo è convocato oggi stesso, al termine della seduta dell’Assemblea, per procedere all’elezione del presidente e degli altri organi direttivi”. A parlare è la Presidente della Camera Laura Boldrini nel corso della seduta del 2 aprile. Il discorso è chiaro: Fratelli d’Italia formerà un gruppo parlamentare autonomo. Proprio come Pd, Movimento 5 Stelle, Scelta Civica, Pdl e Lega Nord.

Bene, si dirà, giusto. Non esattamente. La questione è più intricata di quanto si possa pensare. Il Regolamento della Camera, infatti, prevede che un gruppo parlamentare autonomo si possa costituire nel momento in cui si hanno almeno 20 deputati. Ecco il punto: il partito di Giorgia Meloni conta solo nove deputati. Durante la riunione dell’Ufficio di Presidenza, però, tutti i partiti – ad eccezione del Movimento 5 Stelle – hanno votato a favore della costituzione del gruppo. Ergo: anche Fratelli d’Italia potrà attingere al lauto capitolo di spesa destinato proprio ai vari gruppi parlamentari. Secondo i questori – come denunciato in un comunicato da Roberto Fico (M5S) – questa operazione porterà ai “fratelli” ben 400 mila euro all’anno. Nonostante, nei fatti, non raggiungano i venti deputati.

Una deroga, insomma. Che, peraltro, è perfettamente legittima. È il Regolamento stesso della Camera, d’altronde, a prevederlo: anche se non si raggiungono i 20 onorevoli, infatti, “l’Ufficio di Presidenza può autorizzare la costituzione di un Gruppo con meno di venti iscritti purché questo rappresenti un partito organizzato nel Paese che abbia presentato, con il medesimo contrassegno, in almeno venti collegi, proprie liste di candidati, le quali abbiano ottenuto almeno un quoziente in un collegio ed una cifra elettorale nazionale di almeno trecentomila voti di lista validi”. Tutte condizioni soddisfatte dal partito dei Fratelli d’Italia.

La vicenda, come facilmente ci si poteva aspettare, ha creato scalpore tanto che anche l’onorevole Pd Ivan Scalfarotto è intervenuto difendendo la scelta del suo partito: i requisiti sono tutti rispettati, ha detto. Dunque “l’Ufficio di Presidenza può autorizzare o non autorizzare la creazione di un gruppo. Se non lo fa deve avere degli argomenti molto forti, dato che si sta in quel modo impedendo a degli eletti democraticamente di svolgere più efficacemente il loro lavoro”.

Ignazio_La_Russa_ditaliaVero. E bene ha fatto Scalfarotto a precisare che non sono state commesse infrazioni al Regolamento. Più di qualcosa però non torna. Bisogna innanzitutto precisare che il finanziamento ai gruppi parlamentari, come d’altronde specificato nello stesso Regolamento, permette ai deputati di “svolgere più efficacemente il loro lavoro” nel rispetto, in pratica, del principio di rappresentatività territoriale. In altre parole, quei soldi servono affinchè il gruppo parlamentare riesca meglio e “più efficacemente” nel suo ruolo di raccordo e di tramite tra territorio e Palazzo. Peccato però che gli stessi “fratelli” non abbiano rispettato affatto tale principio, dato che lo stesso Ignazio La Russa, eletto sia in Puglia che in Lombardia, abbia optato per la regione meridionale lasciando così spazio nella circoscrizione lombarda al fedelissimo Massimo Corsaro.

Il punto cruciale della questione, però, è soprattutto un altro. E, più precisamente, quello di evitare spese inutili. Per quale motivo, in altre parole, è stato necessario formare un gruppo parlamentare autonomo quando Fratelli d’Italia avrebbe potuto tranquillamente rientrare nel Gruppo Misto e attingere da questi soldi?

È ancora lo stesso Regolamento, d’altronde, che entra nel merito della questione. Articolo 5: “I deputati appartenenti al Gruppo misto possono chiedere al Presidente della Camera di formare componenti politiche in seno ad esso, a condizione che ciascuna consista di almeno dieci deputati. Possono essere altresì formate componenti di consistenza inferiore, purché vi aderiscano deputati, in numero non minore di tre, i quali rappresentino un partito o movimento politico”. Basti pensare, ad esempio, che Centro Democratico, con i suoi cinque deputati, è all’interno del Gruppo Misto. Sebbene anche questo movimento politico sia “organizzato nel Paese che abbia presentato, con il medesimo contrassegno, in almeno venti collegi, proprie liste di candidati”.

Insomma, quello che sembra è che si siano fatti, per così dire, figli e figliastri. Come non ricordare, ad esempio, il periodo nero dell’Italia dei Valori nella scorsa legislatura con le tante defezioni che ci furono (che, peraltro, hanno poi portato proprio alla nascita di Centro Democratico)? Allora tutti si scagliarono contro il partito di Antonio Di Pietro che rischiava di non avere più diritto di accedere ai finanziamenti disposti per i gruppi parlamentari perché stava scendendo sotto la soglia dei venti deputati (pericolo poi scongiurato grazie al rientro di un ex deputato Idv dal Gruppo Misto).

Ma, come detto, per il partito del duo Meloni-La Russa è tutto legittimo. La deroga è prevista. La questione è esattamente questa: nonostante si specifichi che con meno di venti deputati si va necessariamente nel Gruppo Misto, ecco poi le deroghe che permettono di tutto di più. Come se la regola generale non esistesse affatto (per alcuni). In pratica, il tetto non c’è.

Costo dell’operazione, come detto, 400 mila euro all’anno. Di questi tempi, certamente non una bazzecola.

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