Il “Principe dei poveri”: dalla perdita del lavoro allo sfratto fino alla risposta choc di Napolitano

Solo, senza una speranza, senza un lavoro e anche sfrattato dalla propria abitazione. È la storia di Antonio Trapani, un perito informatico che nel 2004 è costretto a trasferirsi da Belluno a Roma per cause di forza maggiore. Una storia emblematica, quella di Antonio, come ce ne sono – purtroppo – tante altre in questa Italia malridotta: “il Principe dei poveri”, come lo chiamano, ha avuto anche l’onore di ricevere l’attenzione di Napolitano. Che lo ha liquidato con due parole…

 

di Viviana Pizzi

antonio__trapaniLa sua anziana madre era malata da tempo e aveva bisogno di cure quotidiane. Per questo urgeva che il figlio, ora 53enne lasciasse la provincia veneta per stare accanto alla donna. Che non poteva essere sola nemmeno per pochi minuti. Per questo ha lasciato anche il lavoro.

Potevo uscire – ha sostenuto – soltanto per comprare un po’ di pane e latte e poi dovevo ritornare a casa. Tutto questo è avvenuto per sei anni. Dal 2004 al 2009 ho fatto continue richieste al nono Municipio di Roma per ottenere l’assistenza che ci era dovuta. Dal Comune però non arrivava alcun tipo di risposta. Cosa che è arrivata nel 2010 quando da dicembre mia madre era assistita per sole due ore. Un tempo che non mi bastava per cercare un lavoro e reinserirmi nella vita sociale. Ora mi chiedo chi mi ridarà mai quei sei anni di vita”.

Questa non è altro che la prima parte della vita tormentata di Antonio Trapani. Infatti nel 2011 dopo anni di sofferenze sua mamma muore. Per lui però il calvario non finisce in quel momento. Delle 400 euro di assistenza per ogni due mesi che era riuscito a ottenere dal sesto municipio della Capitale sotto l’amministrazione Alemanno ha ottenuto soltanto un pagamento il 31 gennaio 2011. Con la morte della donna non aveva più diritto a nulla.

Quando presentò la domanda la risposta fu: “Lei firmi poi non si sa se la pagheranno”.

IL CALVARIO LAVORATIVO E LO SFRATTO DALLA SUA ABITAZIONE

Assistere la vecchia madre malata per Antonio Trapani ha significato anche non poter lavorare. Non farlo non gli ha permesso di pagare l’affitto e le bollette della casa dove viveva.

Pagavo 800 euro al mese di affitto – ha sostenuto- più le spese di luce, acqua e gas. Venendo meno il mio impiego è venuta meno anche la possibilità di pagare tutto. Per questo dopo la morte di mia madre sono stato colpito da un decreto di sfratto”.

Dopo 9 anni di calvario Antonio Trapani non è riuscito a trovare nessun tipo di lavoro. Anche quando la madre era morta e aveva ritrovato il tempo per dedicarvisi.

Mando 500 mail al giorno per trovare un impiego – ha continuato – ma mi hanno detto che ero troppo vecchio per lavorare e troppo giovane per la pensione. Insomma inadatto a tutto. Non chiedo certo la luna ma spero di poter tornare a fare quello che facevo a Belluno, ossia il perito informatico”.

Insomma Antonio ora è un esodato a tutti gli effetti. E’ difficilissimo che ora riesca a rientrare nel circuito degli impieghi e vivere una vita decente. Per questo si è lui stesso definito “il principe dei poveri”. Lo stesso nome che ha dato al suo blog dove raccoglie tutto ciò che riguarda la sua vicenda tra cui anche una lettera che ha indirizzato al Capo dello Stato Giorgio Napolitano.


LA LETTERA AL PRESIDENTE NAPOLITANO E LE RISPOSTE DEL QUIRINALE

giorgio-napolitano_anto_trapaniDopo la terza lettera al Presidente della Repubblica in cui dal Quirinale si rispondeva di rivolgersi “alle istituzioni territoriali”, Antonio Trapani ci riprova ancora. E invia l’ennesima missiva al Capo dello Stato in cui riassume tutta la sua storia. E’ un qualcosa di toccante che va riportato così com’è.

Buon giorno Sig. Presidente della Repubblica G. Napolitano mi chiamo Trapani Antonio lei mi conosce e vorrei dirle che la sua ultima lettera inviatami nella quale indicava di rivolgersi alle istituzioni territoriali per il mio problema posso dirle le parole che l’ Ass. Sociale del Municipio 9 ha comunicato alla Prefettura di Roma quanto segue “non possiamo fare nulla “. Sig. Presidente della Repubblica questa storia sta andando avanti da 8 anni e in questi 8 anni vengo privato dei miei diritti la mia dignità viene presa a calci dicendomi sempre che non possono fare nulla e non ho nessun aiuto come lei sa io il 31 Agosto 2001 sono stato messo in mezzo alla strada e le Istituzioni Territoriali non hanno fatto nulla posso dirle che dalla prima lettera inviatemi il giorno 03/09/2010. Di protocollo 0088395p non è cambiato nulla anzi è peggiorato ancora di più e poi la seconda lettera da lei inviatami il 12/08/2011 num.di protocollo 0100012p come scritto sopra mi dicono cosi.

Io Sig. Presidente della Repubblica se scrivo a lei perché solo lei con un suo intervento personale può ridarmi la vita è la speranza che questo mio dramma finisca perché le istituzioni territoriali rispondono sempre che non possono fare nulla e questa frase la sto sentendo dal 2004, mi creda sono distrutto ho 50 e non so più che fare sono stato privato di tutto e mi creda non è bello trovarsi in questa situazione dopo aver passato 7 anni dentro casa a curare mia madre da solo senza nessun aiuto portandola fino alla morte alla quale il 7 Gennaio 2011 è deceduta e le istituzioni territoriali non si sono mossi per nulla come sempre. Il 31 agosto 2011 sono stato messo in mezzo alla strada e lasciato solo senza aiuto dalle istituzioni questo le può far capire meglio il mal funzionamento delle Istituzioni che sanno solo dire Non possiamo fare nulla non so che dire dopo tutto questo Sig. Presidente della Repubblica spero che lei possa leggere questo mio grido di aiuto che da 8 anni grido ma nessuno mi ascolta e non vengo aiutato in nessun modo le allego il mio dramma con l’ultimo video di quando mia madre era in vita e lei potrà meglio capire come mi hanno lasciato solo allora e come sono lasciato solo oggi le parole non possono mai dire quello che un video dove si vede il mio dramma dice di più. Gli vorrei dire di più Sig. Presidente della Repubblica G. Napolitano da quel giorno l’assistenza sociale fino ad oggi giorno 30/03/2012 non si è fatta sentire non sa se sono vivo come vivo se sto morendo di fame non gli importa nulla anche essendo una persona molto falsa su varie questioni mi domando un cittadino deve essere tratto in questo modo dopo aver subito e sto ancora subendo questa indifferenza ? Sentirsi dire con una superficialità “ non possiamo fare niente “ e come dire si arrangi come infatti tutti questi anni mi è stato detto ora siamo all’8 anno che sto chiedendo aiuto ma vedo sempre di più che vengo emarginato in tutti i modi e da tutti i settori io chiedo ad alta voce sig. presidente un suo intervento concreto verso queste istituzioni di concretizzare questo mio dramma e di non sentire più si arrangi oppure non possiamo fare niente visto che sono stati loro con la loro indifferenza a ridurmi in povertà assoluto io sono senza casa senza lavoro devo essere ospitato ma sig. presidente è possibile che un uomo di 51 anni deve essere come un pacco postale e di non avere i suoi diritti che ancora oggi mi vengono negati. Sig. Presidente della Repubblica la prego mi aiuti non so più che fare sono disperato. Aspettando un suo intervento diretto per darmi di nuovo la mia vita e che il mio dramma con il suo aiuto possa cessare le auguro una buona giornata e sono fiducioso che lei potrà aiutarmi e spero che questo video potrà visionarlo per capire il tutto”.

La risposta ricevuta è : “Non si scoraggi”.

Dire che sono deluso – ha sottolineato Antonio –  è poco non so quando questo mio incubo finirà visto che tutte le lettere inviatemi ripetono sempre le solite frasi” . Un incubo senza fine che sembra di difficile soluzione. Soprattutto ora che con la Riforma Fornero accedere al lavoro è ancora più duro.

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