Il “Paradiso Ior” al riparo dall’UE: silenzio sulle norme antiriciclaggio

«Lo Ior va chiuso», sostegnono gli autori del saggio pubblicato da Castelvecchi che con il partito radicale hanno promosso negli ultimi anni campagne proprio legate alle questioni economiche e fiscali della Chiesa. “Forse Francesco, Francesco che si fa povero potrebbe prendere questa decisione”, aggiungono. Difficile che questo accada. Piuttosto gli fanno fare la fine di Papa Luciani. Anche perché, nonostante tutto, nemmeno l’Unione europea  si è spesa per far sì che lo Ior rispondesse agli standard europei e internazionali di trasparenza. E questo, necessariamente, dovrà pur avere un significato.

 

ior_riciclaggio_ueL’interrogativo parte dai 173 milioni investiti dal Vaticano negli Usa. L’Unione europea non ha fatto tutto quello che poteva per far sì che lo Ior rispondesse agli standard europei e internazionali di trasparenza. . Negli Stati Uniti, dove ogni anno è stilato dal Dipartimento del Tesoro e della Fed un rapporto sui Paesi che detengono titoli e partecipazioni azionarie, «il valore totale dei titoli americani a lungo termine era di 176 milioni di dollari nel 2011, di cui ben 173 in partecipazioni azionarie».

Le partecipazioni azionarie dello Ior in Usa sono state – sempre stando ai dati pubblicati nel dossier – costanti negli ultimi anni: 142 milioni nel 2010, di cui 126 in partecipazioni azionarie, 152 mln nel 2009, di cui 128 in azioni. Nel libro-inchiesta sulla banca vaticana, «Paradiso Ior», Maurizio Turco, Carlo Pontesilli e Gabriele Di Battista pubblicano le risposte alle interrogazioni parlamentari in Europa che finora erano rimaste tra gli addetti ai lavori. Per esempio nel 2002 l’eurocommissario al mercato interno, Frits Bolkestein, faceva presente che lo Ior è l’unica banca operante in Vaticano e «di conseguenza non esistendo un settore commerciale finanziario nello Scv, il campo d’applicazione delle normali misure antiriciclaggio che includono il sistema finanziario sarebbe necessariamente limitato».

Fino ad arrivare al 2012 quando il Direttorato generale per gli Affari economici e finanziari della Ue scrive esplicitamente che «l’Unione europea non ha mezzi per applicare o eseguire qualsiasi regola sul contrasto al riciclaggio del denaro nei confronti della Santa Sede e di persone fisiche o giuridiche che rientrino sotto la sua giurisdizione.

«Lo Ior va chiuso», sostegnono gli autori del saggio pubblicato da Castelvecchi che con il partito radicale hanno promosso negli ultimi anni campagne proprio legate alle questioni economiche e fiscali della Chiesa.

Marco-Pannella-ior_ue“Forse Francesco, Francesco che si fa povero potrebbe prendere questa decisione”, aggiungono. Anche il leader storico dei radicali, Marco Pannella, che firma la postfazione, dice: «Chissà che Papa Francesco non faccia quello che i suoi predecessori non hanno potuto, o saputo, o voluto fare».

L’inchiesta mette insieme fatti e documenti dalla fondazione dell’istituto fino al crack del Monte dei Paschi. Dagli anni di monsignor Marcinkus ai misteri irrisolti che ruotano intorno alle morti di Calvi e Sindona, passando per la bancarotta del Banco Ambrosiano fino ai legami con Jp Morgan e altre società finanziarie lussemburghesi e svizzere. Mettendo in fila tutto quello che è accaduto, senza «leggere i fatti solo a piccole dosi», gli autori si chiedono «cosa c’entri una banca con una religione e cosa c’entri una religione con il potere».

E per l’immediato futuro, visto anche l’annunciata riforma della Curia, gli autori avvertono che: «qualora lo Ior dovesse essere trasformato da ente dello Stato della Città del Vaticano a ente centrale della Chiesa cattolica significherebbe che sarebbe esente da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano» e quindi non sarebbe più possibile andare a fondo alle inchieste.

Il libro mette insieme documenti e avvenimenti noti ma in un quadro di insieme. Ci sono però «documenti pubblici, come le risposte alle interrogazioni parlamentari in Europa, che sono rimaste tra gli addetti ai lavori», riferiscono gli autori. Da queste emergerebbe una sorta di «giustificazione» da parte di Bruxelles.

ior_banksterPer esempio nel 2002 l’Eurocommissario al Mercato interno Frits Bolkestein faceva presente che lo Ior è l’unica banca operante in Vaticano e «di conseguenza non esistendo un settore commerciale finanziario nello Scv, il campo d’applicazione delle normali misure antiriciclaggio che includono il sistema finanziario sarebbe necessariamente limitato». Fino ad arrivare al 2012 quando il Direttorato generale per gli Affari economici e finanziari della Ue scrive esplicitamente che «l’Unione europea non ha mezzi per applicare o eseguire qualsiasi regola sul contrasto al riciclaggio del denaro nei confronti della Santa Sede e di persone fisiche o giuridiche che rientrino sotto la sua giurisdizione». Riguardo appunto alle gestioni degli ultimi anni emergono nel libro i dati sui consistenti investimenti finanziari della banca. Ma delle società nelle quali investe il Vaticano «non si sa – dicono gli autori – nulla di più».

 

LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE – Giacomo Galeazzi su Vaticaninsider.it

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