Il Paese respira: Boldrini alla Camera e Grasso al Senato. Grillo: “Rinnovamento grazie a noi.”

Ok: Piero Grasso, nuovo Presidente del Senato, non è certo un Falcone dei giorni nostri; né tantomeno Laura Boldrini, neo Presidente della Camera, ci ricorda Tina Anselmi. Ma entrambi, a loro modo, rappresentano una rottura col passato dei mestieranti della politica e profumano di rinnovamento. Grillo, seppur infastidito dalle prime defezioni nel M5S, dove alcuni hanno scelto di votare Grasso nel ballottaggio con l’impresentabile Schifani, ha spiegato meglio di chiunque altro che cosa devono fare in Parlamento i suoi “ragazzacci”: “La nostra vittoria è aver fatto cambiare candidati a Bersani.” Se vi sembra poco…

 

di Viviana Pizzi

boldrini_grasso2Laura Boldrini (Sel) e Piero Grasso (Pd) sono rispettivamente i nuovi presidenti di Camera e Senato eletti tutti  e due alla quarta votazione, dopo due giorni molto faticosi. I nomi non erano stati fatti nella giornata di ieri. Entrambe le intese infatti sono state trovate dal centrosinistra nelle riunioni svoltesi in tarda serata e ufficializzate questa mattina. Grasso e Boldrini, entrambi alla prima esperienza parlamentare, non se lo aspettavano nemmeno forse di sostituire nomi più quotati come quello di Dario Franceschini, il designato alla Camera di cui si parlava ieri.

Entrambi però sono stati la sintesi migliore per la coalizione di centrosinistra che si riesce ad aggiudicare entrambi i rami del Parlamento. Né il Movimento Cinque Stelle né il Centrodestra riescono a far eleggere i loro candidati: Orellana e Fico per i grillini e Schifani per il Pdl. I montiani, dopo il secco no di Napolitano a Monti stesso per la presidenza del Senato, si sono disimpegnati votando sempre e comunque scheda bianca. Vediamo però cosa è accaduto nei due rami del Parlamento.


SORPRESA ALLA CAMERA: ELETTA LAURA BOLDRINI

In questo caso Pierluigi Bersani ci ha visto giusto. Sapeva di non poter fallire l’obiettivo e ha messo da parte le divisioni interne al Partito Democratico arrivando ad un accordo dalle larghe vedute.

E in questa ottica nella tarda serata di ieri, dopo un incontro con i vertici del Partito, ha tirato fuori la carta vincente di Laura Boldrini eletta di Sel e quindi estranea alle dinamiche tutte in casa Pd e figura di rilievo della politica degli ultimi. Alla Camera è stata eletta quindi con una maggioranza assoluta di 327 voti, mentre il candidato del Movimento Cinque Stelle Roberto Fico ne ha ottenuti 108. Diciotto i voti dispersi 155 schede bianche e 10 nulle. Il Pdl, visto il premio di maggioranza alla coalizione Italia Giusta si è disimpegnato non presentando alcuna candidatura.

A non votare la Boldrini quindi, oltre al Pdl anche la lista Monti che ha mal digerito il no del Presidente della Repubblica alla candidatura alla presidenza del Senato del premier ancora in carica. Alla deputata Sel sono comunque bastati i voti della propria coalizione per essere eletta.

Chi è Laura Boldrini? Per la prima volta deputata è una giornalista esperta in diritti umani. Dal 1989, quattro anni dopo la sua laurea in Giurisprudenza ottenuta a 24 anni (è nata nel 1961) ha iniziato la sua carriera all’Onu lavorando quattro anni alla Fao dove si occupava della produzione video e radio. Dal 1993 al 1998 ha lavorato presso il Programma Alimentare Mondiale come portavoce per l’Italia. Dal 1998 fino allo scorso anno è stata portavoce dell’Alto Commissariato per i Rifugiati per il quale ha coordinato anche le attività di informazione in Sud Europa. In questi anni si è in particolare occupata dei flussi di migranti e rifugiati nel Mediterraneo. Ha svolto numerose missioni in luoghi di crisi, tra cui ex Jugoslavia, Afghanistan, Pakistan, Iraq, Iran, Sudan, Caucaso, Angola e Ruanda.

La candidatura è stata fortemente voluta da Nichi Vendola che ha puntato su di lei alla Camera dei Deputati come capolista nelle circoscrizioni di Sicilia 1 e 2 e delle Marche, sua regione di origine.  E’ stata inclusa tra le ventitré persone scelte dall’assemblea nazionale del partito senza passare dalle primarie. Risultata eletta deputata in tutte le tre circoscrizioni, opta per il seggio nella circoscrizione Sicilia 2.

Ora è la terza donna a presiedere la Camera dopo Nilde Iotti (1979- 1992) e Irene Pivetti (1994- 1996). Il suo discorso  di apertura dopo la proclamazione è stato assolutamente coinvolgente. Ha ricordato l’importanza della figura di Giorgio Napolitano e di Aldo Moro. Ha però strappato anche gli applausi del Movimento Cinque Stelle quando ha sostenuto: “La Camera diventi la casa della buona politica”. Ad ascoltarla, uno vicino all’altro anche Pierluigi Bersani e Nichi Vendola.

La Boldrini ha avuto un pensiero contro la violenza alle donne, per i carcerati che vivono in condizioni disumane, per gli esodati e per tutti gli ultimi. In questo caso il Pd ha saputo fare sintesi e proporre un nome utile che potesse unire tutte le anime della coalizione.

Le testimonianze positive ancora una volta dalla rete. Tutti dai partiti ai simpatizzanti del centrosinistra hanno riconosciuto il valore del nuovo presidente della Camera. Beppe Grillo e Mara Carfagna (Pdl) le augurano buon lavoro. L’unica nota stonata è stata quella del segretario del Pdl Angelino Alfano che ha giudicato “deludente” il discorso della terza carica più importante dello Stato.

Plausi invece dai più quotati giornalisti come Enrico Fierro de “Il Fatto Quotidiano” che ha definito Laura Boldrini  “un’autorevole giornalista impegnata a difendere non gli ultimi, ma quelli che vengono dopo gli ultimi, si è scontrata contro leghisti e berlusconiani a Lampedusa per difendere gli immigrati trattati peggio delle bestie”.


SENATO A PIERO GRASSO: NOME VOTATO ANCHE TRA I CINQUE STELLE

Anche in questo caso la coalizione Italia Giusta ci ha visto bene puntando sull’ex magistrato antimafia Piero Grasso.

I numeri la dicono tutta. Questa la proclamazione ufficiale del presidente provvisorio arrivata alle 18.50 alla quarta votazione quando al ballottaggio c’erano soltanto il neo presidente del Senato Piero Grasso e l’ex numero uno di Palazzo Madama Renato Schifani.

Al vincente sono andati 137 voti, a Schifani 117, 52 le schede bianche, 7 le schede nulle.  Alla terza votazione 120 voti erano andati a Grasso e 111 a Schifani.

Andiamo ad analizzare questi numeri: la coalizione di centrosinistra ha votato compatta l’ex magistrato antimafia, quella di centrodestra il candidato Pdl Schifani.

Di chi sono le 52 schede bianche? Certamente dei 18 senatori montiani che hanno fatto lo stesso anche alla Camera. Le altre potrebbero essere dei senatori a Cinque Stelle che prima di scendere nell’aula di Palazzo Madama avevano avuto un’accesa riunione preliminare dalla quale non era arrivata un’indicazione unitaria. Nessuno di loro avrebbe voluto votare Renato Schifani ma c’era qualcuno che era favorevole alla linea Grasso come lo stesso Orellana il quale aveva sostenuto che questa candidatura era “comunque fuori dagli schemi”e non rappresentava le vecchie logiche di partito che il Movimento Cinque Stelle vuole combattere. Di qui qualche voto, probabilmente i diciassette di differenza dalla terza votazione, sono arrivati proprio dal partito di Beppe Grillo. E molto probabilmente sono di quegli esponenti siciliani che hanno sentito moltissimo questo derby tutto dell’Isola Maggiore tra l’ex procuratore antimafia e l’avvocato della mafia.

Certo Piero Grasso, che combatte Cosa Nostra dal 1984 non è Giovanni Falcone o Paolo Borsellino ma non è nemmeno Renato Schifani che nel 1983, un anno prima che Piero Grasso diventa giudice a latere in un processo contro la mafia, diventa invece l’avvocato di Giovanni Bontate. Lo stesso esponente pidiellino che non è stato mai indagato ma nominato dal pentito Gaspare Spatuzza nel 2009 che lo ha accusato di aver avuto rapporti con Brancaccio Filippo Graviano esponente della mafia siciliana. Mentre Piero Grasso l’undici ottobre 2005 diventa su nomina del governo Berlusconi procuratore nazionale antimafia prendendo il posto di Pierluigi Vigna.

Due carriere parallele che qualche deputato del Movimento Cinque Stelle, uscendo dalla linea ufficiale del partito che resta quella di non appoggiare nessun governo, non è riuscito a seguire scegliendo il candidato alla presidenza del Senato che più rappresentava la lotta alla legalità che è pur sempre nel programma di Beppe Grillo.

Un duello tutto basato sull’ antimafia che emerge anche dal discorso che Piero Grasso da presidente ha fatto ai senatori. Leggendo le parole che  Rosaria, la moglie dell’agente Vito Schifano morto durante la strage di Capaci, pronunciò ai funerali del marito, di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli altri agenti della scorta che morirono su quel tratto di autostrada che portava dall’aeroporto di Punta Raisi a Palermo. Il suo ricordo anche al magistrato Antonino Caponnetto che gli disse: fatti forza ragazzo segui la tua coscienza”.

Ha ricordato Teresa Mattei l’ultima donna della Costituente morta di recente sostenendo, al pari della collega Laura Boldrini, l’importante ruolo delle donne. Poi i ringraziamenti di rito.

E’ quindi un successo su tutti e due i fronti per il Pd di Bersani che potrebbe portare il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a dare a lui il primo mandato esplorativo per la formazione del nuovo governo. Il compito non sarà comunque facile perché i 17 voti che il Movimento Cinque Stelle a Grasso non significano certo che Grillo appoggerà un governo Pd. Le consultazioni inizieranno martedì 19 marzo.

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