Il nuovo Giorgio(ne) Napolitano tra sarcasmo e provocazioni

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano pare non essere più disposto a rimanere zitto. Firma o non firma?

giorgio_napolitanoServe un ministro dell’industria? Passerò la voce”. Così Napolitano ha freddato i giornalisti che gli chiedevano se pensasse che l’Italia debba avere un Ministro per lo Sviluppo Economico, dato che il Presidente stesso pochi giorni prima aveva parlato della necessità di “una politica industriale seria”. Nessuno, probabilmente, si sarebbe aspettato una risposta così sarcastica da parte di un Giorgio Napolitano che in più occasioni si è dimostrato troppo silente. Eppure è già da un po’ che il Presidente pare non essere più disposto a rimanere zitto.

Tutto è cominciato con l’intervista rilasciata a L’Unità, nella quale diceva la sua sulla “campagna dei veleni” (il riferimento è alla vicenda Fini Il Giornale), parlando di “una campagna gravemente destabilizzante sul piano istituzionale”. E subito dopo ecco il primo strappo tra Presidente della Repubblica e Governo: “E’ una provocazione”, pare aver affermato lo stesso Berlusconi, “proprio al giornale che da sempre conduce una campagna denigratoria contro di me?”.

A parlare in difesa del Cavaliere, poi, è stato l’ “illustre sconosciuto” pidiellino, Maurizio Bianconi, che, perentorio, ha affermato: “Giorgio Napolitano ha tradito la Costituzione”. I motivi rimangono ancora sconosciuti ai più. Ma quello che interessa è che, probabilmente, il Napolitano di un anno fa sarebbe tornato nei “ranghi”, avrebbe cercato di calmare le acque. E invece no. Anzi. In una nota del Quirinale si legge: “l’On. Bianconi si è abbandonato ad affermazioni avventate e gravi […] Se egli fosse convinto delle sue ragioni avrebbe il dovere di assumere iniziative ai sensi dell’articolo 90 e relative norme di attuazione (impeachment, ndr) […] Altrimenti le sue resteranno solo gratuite insinuazioni e indebite pressioni”.

E da lì Napolitano pare aver intrapreso un’altra strada. Dichiarazioni secche, immediate e sarcastiche. Addio ai soliti “bisogna abbassare i toni” o “è necessario cooperare per il bene del Paese”. Ha parlato di “gioco al massacro”, in riferimento al giornalismo squadrista de Il Giornale e alla campagna contro Fini, in riferimento alla casa monegasca. Ha detto, ancora, che “francamente si resta interdetti” davanti all’iter convulso della legge sulle intercettazioni, chiedendosi ironicamente “che fine ha fatto”. Insomma, un nuovo Presidente.

Ma la prova del 9 ancora deve arrivare. E lì capiremo se siamo davanti a un altro Presidente “picconatore”, oppure se è stata solo “una tantum”. Alla ripresa dei lavori, infatti, dalle prime indiscrezioni pare che il Governo voglia riprendere la strada del Lodo Alfano. Infatti, dopo il Lodo Maccanico – Schifani (bocciato dalla Corta Costituzionale nel 2004), dopo il Lodo Alfano (bocciato nel 2009), l’idea è quella di abbandonare il processo breve (a cui toccherà la stessa sorte del ddl sulle intercettazioni) per intraprendere la strada del Lodo Costituzionale (cercando, in pratica, di non cadere negli errori sottolineati dalle precedenti sentenze della Corte).

Impresa ardua, se si considera già solo l’Articolo 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Ce la farà il nostro Presidente a non apporre alcuna firma? Vedremo. Se dovessimo basarci sui dati, dovremmo essere molto pessimisti: siamo davanti a un record-man per la storia italiana: Napolitano è l’unico Presidente che ha sempre firmato le proposte di legge. Sempre: dall’indulto del Governo Prodi al decreto Mastella per distruggere i dossier Telecom; dal Lodo Alfano allo scudo fiscale; dal decreto per il reintegro delle liste del Pdl alle ultime regionali alle norme razziste di Maroni e della Lega Nord.

La speranza, però, è sempre l’ultima a morire.

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