Il dramma dell’Agenzia Italia lavoro: dipendenti della Fornero e primi ad essere licenziati

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Oltre al danno, quello di dipendere da un Ministro del Lavoro che nulla ha a che fare con la nobiltà dell’uomo, anche la beffa: prima ancora di applicare su altri gli effetti della sciagurata Riforma, gli impiegati dell’Agenzia Italia Lavoro hanno pagato il licenziamento sulla loro pelle. A.F. ci ha scritto una lettera accorata, drammatica, raccontatoci lo sconforto di chi spera di trovare un impiego, che prima o poi verrà stabilizzato, e si ritrova con un pugno di mosche in mano dopo otto o dieci anni di lavoro dipendente mascherato da “collaborazione”. Eccolo, il Paese Reale.

 

 

Siamo gli esecutori del ministro Elsa Fornero e siamo stati i primi ad essere toccati dalla sua Riforma con dei licenziamenti”. Il grido di dolore è di un impiegato pugliese dell’Agenzia Italia Lavoro che, per evitare ritorsioni, ha chiesto alla nostra testata che il suo nome non venisse pubblicato.

Quello che ci ha raccontato è uno spaccato di vita davanti al quale non pensavamo di venirci a trovare: si tratta di una persona senza speranza di futuro che dall’inizio dell’anno è costretta a seguire corsi di formazione pensando prima o poi di riuscire a trovare un altro impiego. Magari con un contratto a progetto di un paio di mesi senza la possibilità di innamorarsi, sposarsi e formarsi una famiglia, sopravvivendo degnamente soltanto se si continua a vivere con gli ammortizzatori sociali più comuni: i propri genitori. Gli unici per chi lavora con co co pro e co co co, persone che non hanno diritto a nulla: nè cassa integrazione e nemmeno indennità di disoccupazione.

Per lo Stato non si è niente e per altrettanto ti ripaga. Essere però poco più di niente per chi ha lavorato magari anche per nove o dieci anni nei centri per l’impiego, proprio per dare consigli a chi si ritrova nelle stesse condizioni che loro stessi vivono. Persone dall’età media di 45 anni senza una speranza di futuro e senza poter nemmeno appartenere alla nuova categoria sociale degli esodati.

LA TIPOLOGIA DI CONTRATTO A CUI VIENE SOTTOPOSTO IL 60% DEI DIPENDENTI DELL’AGENZIA ITALIA LAVORO

Questi i numeri dell’agenzia dipendente del Ministero del Lavoro. Su 1100 dipendenti assunti fino al 31 dicembre 2012 solo 400 sono stati assunti con contratti a tempo indeterminato.

Il resto, gli altri 700, erano dei veri e propri collaboratori con co co pro e co co co mai regolarizzati. Al termine di questo anno, dovendo applicare la Riforma Fornero che riduce al minimo l’utilizzo di alcune forme di lavoro dipendente, l’Agenzia non ha assunto gli irregolari ma ha preferito licenziarli. Nella sede principale di Roma le persone rimaste senza impiego sono 17. A Taranto su dieci dipendenti in quattro hanno dovuto far ritorno a casa. Il numero esatto di chi non ha più un contratto è difficile saperlo. Dovrebbe ammontare a circa 200 unità. Neanche però dalla Nidil Cgil viene fuori un dato preciso perché come spiega il segretario Roberto D’Andrea “c’è anche chi decide di non rivolgersi al sindacato per presentare la propria vertenza e lo fa attraverso avvocati privati”.

La storia ha inizio dal 2009 molto prima che Elsa Fornero diventasse ministro.

Cosa offriva però l’agenzia lo abbiamo chiesto all’ex dipendente licenziato che ci ha contattati.

“Si trattava di contratti– ci ha dichiarato- che andavano da un minimo di due mesi a un massimo di 18. Lo stipendio che prendevamo non era male ma era insicuro. Dipendeva dalla mansione e dal tipo di lavoro che si svolgeva. Il minimo era di mille euro al mese e il massimo di 1500. L’agenzia poi ci suddivideva in vari gruppi che venivano dislocati su tutto il territorio nazionale dove c’erano i centri per l’impiego. Per lavorare, dalla Puglia, ho scelto anche di presentare domanda nelle altre regioni del Sud. Alcuni di noi hanno scelto di mantenere sempre lo stesso stile di vita. Ci sono stati altri invece che hanno fatto la pazzia di sposarsi. Queste famiglie si trovano ora senza reddito e con poche speranze di futuro. Siamo gli esecutori delle politiche del Ministero del Lavoro e veniamo trattati in questo modo. Non oso immaginare cosa succede agli altri”.

IL CONFRONTO: PRIMA DI DICEMBRE 2012 LA SOPRAVVIVENZA, DAL 2013 IL BARATRO

Quello che abbiamo detto finora è quanto chiesto espressamente da noi al lavoratore che vi aveva contattato. Per far arrivare a tutti la sua disperazione abbiamo deciso di pubblicare anche una parte della lettera che ci ha inviato.

Salve – inizia la missiva-  io sono uno dei tanti che a dicembre Italia Lavoro, e grazie a Monti e Fornero e ai loro tagli, ha abbandonato. Fino a quel momento, di contratto in contratto, si riusciva a lavorare. Scusa, “collaborare”. Da dicembre non più, e collaboratori anche storici sono rimasti fuori, senza alcuna prospettiva. Gente che magari nella sua follia aveva anche fatto un figlio. Ecco, il Ministero, ovverosia Italialavoro, ha invece messo in pericolo la nostra stessa sopravvivenza. In piena recessione, ci ha completamente abbandonato. Prima, almeno, esisteva un “bacino di prelazione” dal quale attingere per i nuovi progetti. Ora non più. Prima quei progetti vedevano tre figure impegnarsi: gli addetti, i professional, gli esperti. Da dicembre, di colpo, gli addetti sono praticamente scomparsi, eliminati ovunque tranne che a Roma”.

IL PARADOSSO: L’AGENZIA CHE SI REGGE QUASI ESCLUSIVAMENTE SUI  COLLABORATORI MA CHE TENTA DI STABILIZZARLI

Di cosa si occupa Italia Lavoro? Non è altro che l’agenzia tecnica del Ministero che si regge per il 60% sui precari. Tra i suoi progetti presentati direttamente al Governo anche uno chiamato “Welfare to Work” finalizzato proprio alla stabilizzazione di chi è a tutt’oggi impiegato con contratti co co pro e co co co.

Il precario licenziato che ci ha contattato era stato assunto proprio per l’attuazione di questo progetto. L’obiettivo del suo contratto “a progetto” che durava da tre anni era proprio quello di stabilizzare altre persone che vivevano la sua stessa condizione. Altri al di sopra di lui però stavano già pensando a come “farlo fuori lavorativamente” licenziandolo senza mezzi termini. Le vertenze individuali dei co co pro riferite alla Nidil Cgil sono più di 100.

Spero vogliate ospitare questa lettera. Spero facciate qualche articolo ogni tanto sull’argomento. Fate insomma in modo che nessuno si dimentichi di noi. Delle nostre vite, delle nostre esistenze in sopravvivenza. Qui, nell’angoscia del presente, altro che domani. Ossequi, licenziato/abbandonato Italialavoro”.

ITALIA LAVORO E L’ALLARME DEI CENTRI PER L’IMPIEGO CHE STANNO PER ESTINGUERSI

A ogni “precario” di Italia Lavoro veniva assegnato un Centro per l’Impiego. Accade però che in tanti anni gli stabilizzati di quelle strutture sono andati in pensione e tantissimi lo faranno in questi anni.

In poco tempo gli uffici si sono sguarniti di personale e fra pochi anni non ci sarà nessuno a svolgere questo servizio. Nessuno però si è preparato a quanto accadrà nemmeno pensando di sostituire i pensionati con gli impiegati a rischio dell’agenzia Italia Lavoro, persone che già conoscono quella materia e che non hanno bisogno dei classici corsi di formazione necessari invece per i nuovi assunti che non sono mai stati a contatto con realtà simili.

Mentre il ministero abbandona i suoi dipendenti l’agenzia interinale Obiettivo Lavoro sta provvedendo a stabilizzare mille interinali. I precari  statali rischiano invece di essere tutti licenziati entro il 1 gennaio 2014.

LE POSIZIONI DEI SINDACATI E LA STORIA DELLA LOTTA

Cisl e Uil nel 2008 hanno accettato il regolamento aziendale secondo il quale Italia Lavoro “non poteva avvalersi dello stesso impiegato con contratto di collaborazione per più di tre anni consecutivi.”

Nel 2009 la Cgil, sotto l’impulso del segretario nazionale della Nidil Roberto D’Andrea, ha deciso di non aderire all’accordo chiedendo di aprire sull’utilizzo delle collaborazioni. Italia Lavoro però, confortata dal comportamento delle altre sigle sindacali non ha più rinnovato i contratti a chi superava il terzo anno di collaborazione non aprendo nessun tavolo con la Cgil. Nel 2010 la crisi si è acuita quando la legge fa si che qualsiasi rapporto non impugnato si risolva entro 60 giorni dalla scadenza. Alcuni precari per non perdere i rapporti di lavoro impugnano i vecchi contratti. Fu allora che arrivarono i primi  licenziamenti.

Tutto questo fino a gennaio di quest’anno quando le risoluzioni degli impieghi sono state oltre 100. Solo in Puglia sono aperte oltre 30 vertenze ma si tratta di una cinquantina tra ricorsi presentati e chiusi. Un’azienda finita sotto la lente di ingrandimento della Corte dei Conti che ci vuole vedere chiaro sulle cause dei rapporti di lavoro terminati.

Nel luglio 2012 l’agenzia Italia Lavoro chiude definitivamente i rapporti con la Cgil in quanto non firmataria dell’accordo sulla risoluzione dei contratti dopo tre anni di precariato. Una beffa per chi si è sempre battuto per la stabilizzazione del lavoro.  I co co pro che hanno presentato vertenza chiedono un contratto con garanzie. Tra loro c’è anche chi ha lavorato per otto dieci anni che ora si trova fuori all’improvviso. Altri hanno accettato contratti a 36 mesi e hanno chiuso il contenzioso con l’azienda.

CISL E UIL A SETTEMBRE AUTORIZZANO L’AZIENDA AD AVVALERSI ANCORA DI CONTRATTI A PROGETTO

L’accordo firmato da Cisl e Uli il 16 settembre 2012 utilizza la lettera G del comma 23 della Legge Fornero che disciplina le alte professionalità e permette all’azienda di utilizzare i contratti a progetto. Resta comunque un salvacondotto che aiuta Italia Lavoro nella non stabilizzazione dei precari risolvendo il problema dei rinnovi immediati ma non di come gli impiegati vengano utilizzati.

La Cgil ha ricordato invece che il lavoro dipendente non si può fare a collaborazione citando la Riforma stessa.

Due le richieste: la prima è la stabilizzazione dei precari ancora inseriti nei progetti dell’agenzia. La seconda è quella di ricorrere a contratti a tempo determinato nei casi in cui risulta impossibile procedere alla forma dell’indeterminato.

ITALIA LAVORO E LE INTERPELLANZE PARLAMENTARI

Nella sedicesima legislatura anche alcuni deputati si sono occupati di questa vicenda.

Ci ha pensato è la senatrice Tamara Blazina che faceva parte della minoranza slovena. L’ha presentata il 14 luglio 2011 chiedendo di sapere “se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e quale sia la sua valutazione in merito; se le difficoltà descritte corrispondano effettivamente all’attuale situazione dell’organico e, in caso affermativo, quali provvedimenti intenda mettere in campo per ridare ai lavoratori di Italia Lavoro stabilità e sicurezza; quanti siano i contratti in scadenza e quali siano le ricadute sull’operatività dei progetti condotti dall’azienda, inclusi quelli finanziati con risorse esterne al bilancio dello Stato.”

Prima di lei anche Achille Passoni senatore del Pd che ha presentato un’interrogazione a risposta orale nella quale si chiede se il Ministro in indirizzo non ritenga una violazione dei diritti dei lavoratori l’utilizzo delle disposizioni dell’articolo 32 della legge 4 novembre 2010, n. 183, per identificare i collaboratori e licenziarli prima che possano fare causa; se esista una qualche valutazione tecnica sul lavoro e la produttività dei collaboratori in questione e quale impatto abbia avuto la terminazione del rapporto di collaborazione sulla qualità dei servizi offerti da Italia lavoro SpA”.

Il 23 giugno 2011 la deputata Pd Maria Anna Madia invece presenta un’altra interrogazione dal medesimo tenore nella quale chiede “quanti siano i contratti che vanno a scadere e quali siano le ricadute sull’operatività dei progetti condotti dall’azienda, inclusi quelli finanziati con risorse esterne al bilancio dello Stato; se il Governo, avendo il Ministero dell’economia e delle finanze la partecipazione totale delle azioni di Italia Lavoro spa, non intenda operare affinché venga aperto un tavolo di confronto tra organizzazioni sindacali e azienda attorno alle tematiche aperte dall’applicazione dell’articolo 6 del regolamento aziendale.”

L’ultimo a muoversi il 19 luglio 2012 è stato il senatore Pd Benedetto Adragna chiedendo di conoscere quali soluzioni eventuali si prospettano per il personale altamente qualificato in materia di politiche per il lavoro in forza all’Agenzia e quali strategie pensa di mettere in atto il Governo ai fini della possibile istituzione di un’Agenzia unica per l’integrazione delle politiche attive e passive del lavoro sul modello di altri Paesi europei (ricordo la Francia e la Germania), anche in rapporto alle novità introdotte dalle recenti normative del mercato del lavoro ed alle intenzioni al riguardo formalizzate nel documento del Governo?

Le risposte tardano ad arrivare e la situazione resta quella di sempre: precari a rischio nell’azienda che stabilizza i lavoratori atipici come loro. Un paradosso prodotto dalla Riforma Fornero: un altro fallimento del Governo Monti ancora in carica per l’ordinaria amministrazione a quasi 50 giorni dal voto di domenica 24 e lunedì 25 febbraio.

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