Il caso Italcementi: chiude 8 stabilimenti in Italia ma investe 150 milioni per il primato europeo

Italcementi Group batte cassa: troppe perdite che negli ultimi anni hanno portato solo default per la più grande società di cemento in Italia. Nel 2012 perdite di circa 360 milioni di euro e così l’azienda decide di chiudere ben 8 su 17 stabilimenti italiani. Ma il paradosso, come al solito, arriva celato tra le righe della comunicazione d’azienda: la Italcementi manda a casa la maggior parte dei lavoratori ma al contempo investe 150 milioni di euro nel sito di Rezzato per creare il più grande cementificio ecologico d’Europa, per la gioia dei ministri Clini e Passera. Un primato che serve a ben poco se il resto della società crolla a picco. Come nel più classico dei copioni, la vera tragedia è quella dei dipendenti che si ritroveranno sbattuti a casa. La storia si ripete con la chiusura di un’altra risorsa di casa nostra, la Fnac che entro il 2013 chiuderà tutte le sedi in Italia.

 

di Maria Cristina Giovannitti

italcementi_strano_casoCi stiamo quasi abituando a leggere e sentire storie di aziende che chiudono. Un escalation troppo rapida che non deve far perdere, però, la volontà di dare voce ai lavoratori, quelli che una volta perso il lavoro non sanno più come andare avanti. Stavolta sotto i colpi di mannaia della recessione, cade anche la Italcementi Group Spa che già negli ultimi anni ha cominciato a dare segni di cedimento.

 

 

CHIUDONO 8 STABILIMENTI DI ITALCEMENTI, CHIUDE PER SEMPRE LA FNAC – Il colosso bergamasco di cemento sta vivendo una vera crisi economica. Nella comunicazione dell’azienda si legge che il quadro congetturale è negativo sia in Italia, che in Europa. Il vero problema è che vi è una sovraccapacità produttiva che ricorda il trend italiano degli anni ’70 mentre al contempo c’è un calo della domanda. Così l’azienda, messa alle strette dalla crisi, decide di far fronte ai problemi finanziari chiudendo ben 8 stabilimenti sui 17 totali. Un vero dramma se si considera che la società offre lavoro a ben 2448 persone e la maggior parte di loro, da domani, si ritroverà a casa.

Questo sembra essere il classico copione della crisi che si ripete anche per la Fnac, la società francese leader nell’editoria e nell’elettronica. La succursale italiana entro il 2013 chiuderà i battenti: è stato annunciato in un comunicato in cui l’azienda, risentendo della crisi economica soprattutto dell’editoria, ha deciso di darsi una ristrutturazione interna, tranne che per le sedi in Italia che chiuderanno del tutto. Anche in questo caso i 600 dipendenti, ai quali ancora non arriva un’ufficiale comunicazione, si ritroveranno sbattuti a casa con un bel servito. Rischia davvero tanto il settore dell’imprenditoria italiana che ormai è in una fase di collasso totale.

 

ITALCEMENTI SPENDE 150 MILIONI DI EURO PER ESSERE LEADER IN EUROPA MA IN CASA SUA MANDA QUASI TUTTI A CASA – Il colosso della Italcementi davvero non naviga in buone acque per lo meno da circa 4 anni, registrando una discesa della produzione pari al 29%. Va peggio se si considera che tra gennaio ed aprile 2012, in soli 4 mesi, il calo è stato addirittura del 25%. Quantificando le perdite, possiamo dire che solo nel 2012 la Italcementi ha chiuso con un conto in rosso di 362,4 milioni di euro.

Lo scorso 25 gennaio 2012 si è sollecitato il Ministro del Lavoro affinché rilanciasse il settore edilizio e di conseguenza salvaguardasse i livelli di occupazione della Italcementi, che stava vivendo una crisi aziendale: per superare la crisi erano stati chiusi già 7 centri di macinazione e 8 centri di consegna. Nonostante tutto, questi tagli non sono serviti e nell’agosto 2012 si decide di chiudere le due sedi di Vibo Valentia e Porto Empedocle, licenziando solo 176 operai calabresi. A nulla sono servite le proteste, gli scioperi ed i sit-in: i due punti della Italcementi sono stati chiusi. E ne chiuderanno altri 8.

Veduta_fabbrica_Italcementi_RezzatoIl paradosso però è quello che, nello stesso comunicato aziendale in cui si parla dell’infausta fine dei dipendenti, si annuncia anche con orgoglio l’investimento che l’azienda farà nel sito di Rezzato. E’ stato presentato a Roma il progetto per rendere Rezzato il più grande cementificio d’Europa, riducendo i costi energetici, il 75% delle emissioni inquinanti ed aumentando la produttività.

Un annuncio che rende orgogliosi i vertici della Italcementi Group, che renderanno questo sito il loro fiore all’occhiello oltreconfine e tutto con il beneplacito dei Ministri Clini e Passera. Ovviamente il progetto avrà un costo, non indifferente: 150 milioni di euro che serviranno solo per quello stabilimento.

Alla faccia di tutto il resto dei dipendenti che da domani si ritroverà a girarsi i pollici. Colpa della crisi, dicono.

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