Il caso Bergoglio: tra Topolino, Famiglia Cristiana, e L’Infiltrato

Qualcuno ci ha accusato di volerci accanire sul neo Papa: nemmeno il tempo di farsi eleggere che già azioniamo la “macchina del fango”. E questo solo perché portiamo alla luce – anche del Signore, ammesso che esista – le ombre del passato di Bergoglio. 

 

di Andrea Succi

Esponente della destra peronista, Francesco I viene definito dai suoi connazionali argentini un “conservatore popolare” e – molto probabilmente – il suo pontificato sarà all’insegna di un rinnovamento che però non intaccherà i millenari valori cattolici. Uno su tutti: la difesa della famiglia tradizionale.

Tra i segnali positivi che il papato di Bergoglio si porta dietro c’è, indiscutibilmente, un’impostazione sobria della Chiesa e una sincera attenzione alla povertà: Il rifiuto del lusso, dei privilegi, l’umiltà e la semplicità” sembrano essere i tratti distintivi del nuovo Pontefice. “Anche per fare ritorno alla Domus Sanctae Marthae, subito dopo l’elezione – ha rivelato ai cronisti il cardinale Dolan – il Santo Padre ha rifiutato l’auto e preferito il mezzo comune con gli altri porporati.”.

Questi gesti potrebbero contribuire a colmare la distanza siderale che si è creata tra lo Stato Vaticano e i fedeli perché – così come accaduto in politica tra Casta e cittadini – gli scandali, gli sprechi, l’opulenza, la lontananza dei vertici dai problemi terreni di credenti e non, a lungo andare hanno aperto una crepa che, almeno in Europa, denota un trend di sfiducia e un calo di partecipazione nelle questioni ecclesiali. Nel Vecchio Continente l’età media di quanti frequentano messa, o contribuiscono in maniera diretta alla diffusione del messaggio divino, si è notevolmente alzata; in alcuni casi manca del tutto un ricambio generazionale tra fedeli. Le cause? Due su tutte: pedofilia e opulenza. Sulla seconda abbiamo già detto; quanto alla prima, dovrà essere Francesco I a dimostrare netta intransigenza e cambio di rotta rispetto al passato.

il_caso_bergoglio_topolinoSarà anche per agevolare questo compito che i cardinali elettori hanno scelto il nuovo Papa andandolo a prendere “alla fine del mondo“, in quel Sudamerica che rappresenta – con il continente africano – il vero bacino d’utenza dello Stato Vaticano e della Santa Romana Chiesa. Ma scegliere un ultrasettantenne, per di più argentino, può creare situazioni imbarazzanti, come quelle che stanno venendo fuori, in maniera prepotente, sul passato di Bergoglio.

Perché essere un prete in tempi di dittatura, come sappiamo anche noi italiani, non è semplice e si rischia la “naturale” tendenza alla sindrome di Don Abbondio, quel girarsi dall’altra parte, quel far finta di non vedere che compiace i potenti. L’Argentina dei militari non era certo un posto per mammolette e le alternative scarse: o con il Dittatore o contro. Tertium non datur.

Jorge Mario Bergoglio, componente della Conferenza Episcopale Argentina, secondo le accuse che da più parti gli vengono rivolte, avrebbe in diverse occasioni offerto la propria complicità a Jorge Rafael Videla, il capo della giunta militare che governò l’Argentina tra il 1976 e il 1981, dittatore de facto che prese il potere con un colpo di Stato ai danni di Isabelita Peron. Non proprio un santo, insomma.

Siamo riusciti a recuperare una serie di documenti, datati settembre 1976, in cui la Conferenza Episcopale Argentina, di cui Bergoglio faceva evidentemente parte, si riunisce con la Giunta militare per esprimergli solidarietà e chiarire che mai la Chiesa avrebbe interferito con la politica. Peccato che la “politica” trattava dittatori sanguinari e, chissà, le famiglie dei desaparecidos avrebbero apprezzato una forte presa di posizione della Cea contro i militari. La storia, purtroppo, è piena di preti cardinali e papi a braccetto con i peggiori potenti della Terra. Bergoglio fa eccezione? O, solo perché viaggia in metro, bisognerebbe chiudere un occhio su un passato fatto più di ombre che di luci?

Chi vuol far ciò può tranquillamente leggersi Topolino o regalarsi un abbonamento a Famiglia Cristiana, evitando il rischio di conoscere dettagli “scabrosi” sulla vita di Bergoglio. Perché di questioni aperte ce ne sono fin troppe e se le raccontiamo non facciamo altro che il nostro mestiere. Che non è quello di house organ del Potere, qualunque esso sia, ma piuttosto di infiltrados. Con i pregi e difetti che ciò comporta.

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