IDV/ De Magistris, Alfano e Cavalli a Di Pietro:”Risolvere questione morale”. Anche in Molise?

De Magistris, Sonia Alfano e Giulio Cavalli – gli esponenti Idv che più incarnano i valori di legalità, moralità e lotta alle mafie – hanno unito le loro voci per chiedere a Di Pietro di “affrontare la spinosa e scottante questione morale” che mina la credibilità del partito. I casi Razzi/Scilipoti rappresentano la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E in Molise che succederà? Farà, Di Pietro, piazza pulita?

di_pietroIniziamo dalla lettera inviata dai tre diamanti dell’IDV al Presidente:

“In molti, da più parti, ci chiedono di prendere posizione, di esprimerci su quanto accaduto negli ultimi mesi all’interno dell’Italia dei Valori. Ce lo chiede la base di questo partito, straordinariamente attiva e senza timori reverenziali. Ce lo chiedono i nostri elettori, anche quelli che di questo partito non sono. E ce lo chiede, prima di tutto, la nostra coscienza. E’ a loro e ad essa che oggi parliamo.

Non abbiamo voluto sfruttare l’onda delle ultime polemiche per dire la nostra, per non offrire il fianco a strumentalizzazioni che avrebbero danneggiato l’Italia dei Valori. Abbiamo fatto passare la piena facendo quadrato attorno all’Idv. Ora però alcune considerazioni per noi sono d’obbligo. E si rende necessario partire da una premessa: nell’Idv oggi c’è una spinosa e scottante “questione morale”, che va affrontata con urgenza, prima che la stessa travolga questo partito e tutti i suoi rappresentanti e rappresentati. Senza rese dei conti e senza pubbliche faide, crediamo che mai come adesso il presidente Antonio Di Pietro debba reagire duramente e con fermezza alla deriva verso cui questo partito sta andando per colpa di alcuni.

Le ultime vergogne, come altrimenti chiamare il caso Razzi/Scilipoti, due individui che si sono venduti, quantomeno moralmente, in virtù di altri interessi rispetto alla politica e al bene pubblico, sono solo la punta di un iceberg che pian piano emerge nella realtà di questo partito. Come dimenticare lo scandaloso caso Porfidia, inquisito per fatti di camorra e ancora difeso da qualche deputato dell’Idv che parla di sacrificio a causa di “fatti privati”. E poi il fumoso Pino Arlacchi, che dopo essere stato eletto con l’Idv e solo grazie all’Idv, ha salutato tutti con un misero pretesto ed è tornato con le orecchie basse al Pd. Ma chi ha portato questi personaggi in questo partito?

Per questo oggi, con questo documento condiviso, rilanciamo la necessità di una brusca virata, e chiediamo al presidente Di Pietro di rimanere indifferente al mal di mare che questa provocherà in chi, un cambiamento, non lo vuole. In chi spera che l’Idv torni un partito del 4% per poterlo amministrare come meglio crede. Seggi garantiti, candidature al sicuro, contestazioni zero. Gente, questa, che non ha più alcun contatto con la base e rimane chiusa nelle stanze del potere, cosciente che senza questa legge elettorale mai sarebbe arrivata in Parlamento e che se questa cambiasse mai più ci tornerebbe.

Abbiamo un patrimonio da cui ripartire, ed è quella “base” pensante e operativa, che non ha timore di difendere a spada tratta il suo leader Di Pietro ma nemmeno di rivolgersi direttamente a lui per chiedere giustizia e legalità all’interno del partito “locale”. Chiedono un deciso “no” alla deriva dei signori delle tessere, ai transfughi, agli impresentabili che oggi si fregiano di appartenere a questo partito e si rifanno, con precisione chirurgica, una verginità politica. Dopo i congressi regionali moltissime realtà si sono addirittura rivolte alle Procure per avere giustizia, presentando video e documentazione che proverebbero macroscopiche irregolarità nelle consultazioni tra gli iscritti.

Oggi una questione morale c’è ed è inutile e dannoso negarlo. Noi non possiamo tacere. La maggior parte della “dirigenza” dirà che con queste nostre parole danneggiamo il partito, altri che danneggiamo il presidente Di Pietro, altri ancora che siamo parte di un progetto eversivo che vuole appropriarsi dell’Idv. Noi crediamo che questo invece sia un estremo atto di amore per tutti gli iscritti, i militanti e i simpatizzanti dell’Italia dei Valori. Al presidente chiediamo solo una cosa: si faccia aiutare a fare pulizia. Ci lasci lavorare per rendere questo partito quello che lui ha pensato e realizzato e che ora qualcuno gli vuole togliere dalle mani.

Terminiamo questo documento con le parole di un grande politico italiano, che oggi purtroppo non è più con noi. Enrico Berlinguer.

“La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati”.

Luigi de Magistris, Sonia Alfano, Giulio Cavalli

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Come si può dar loro torto? Le ragioni che sostengono sono validissime e molto attuali, fermo restando un punto fondamentale: non è da oggi, non è dai casi Razzi/Scilipoti che si pone il problema, non è da Porfidia o dalla candidatura di De Luca che l’IDV trapassa allegramente la tanto sbandierata questione morale.

In primis fu Venafro, comune molisano ai confini con la Campania dove accadde l’impensabile. La stabilità politica del Sindaco poggiava su una coalizione di ferro, che comprendeva Pdl, Pd e Idv. Tutti insieme appassionatamente, senza nessuna remore, un comune alla tedesca, che però in Italia sa tanto di inciucio. In breve: il sindaco Nicandro Cotugno, prima Forza Italia e poi Pdl, viene sostenuto dal Pd e dall’Idv, tanto che sia il Presidente del Consiglio Comunale – Nico Palumbo – sia l’Assessore alle Attività Produttive – Adriano Iannacone – si professavano dipietristi.

Fu proprio Di Pietro ad avallare questa incomprensibile scelta, incomprensibile per chi doveva nascere come oppositore degli inciuci e delle poltrone guadagnate a tutti i costi. Per di più, mai una parola sulla presenza della camorra a Venafro, mai una parola sulle attività di riciclaggio, mai niente di niente. Testa bassa e inciuciare.

Come si è risolta la questione? Quando ai “bellomi” è stato chiesto di togliere l’appoggio al sindaco lasciando la poltrona non ci hanno pensato mezzo secondo: “lasciamo il partito!”. Stessa scelta del vero dominus dell’operazione inciucio a Venafro, quel Nicandro Ottaviano che sedeva in Consiglio Regionale tra le fila dell’Idv e nella sua Venafro macchinava per mantenere in vita (politica) la giunta pidiellina Cotugno. Anche lui, piuttosto che affrontare la questione morale, ha lasciato il partito. In base a quali valori sono stati candidati questi “inflessibili” parrucconi?

Ma Di Pietro non si è fermato qui e ha inaugurato la stagione degli “acquisti”, inserendo nella squadra “otto marpioni ex Margherita e Forza Italia” tra cui Pierpaolo Nagni, nuovo coordinatore regionale del partito, presentato come volto nuovo del presunto rinnovamento quando invece risulta essere – come scrive Marco Lelli su Iltribuno.com – “un travet della politica che viene dalla Dc, un abile surfista” con un passato prima nel Ppi, poi nella Margherita e infine nel Pd. Contrario all’accordo tra il partito di Bersani e l’Idv, al momento giusto è passato dall’altra parte. In base a quali valori Tonino lo ha eletto coordinatore regionale del partito?

Se lo sono chiesti in tanti, tra cui 23 dirigenti dipietristi scappati da un partito in cui stentavano a riconoscersi. Massimo Romano in primis ha denunciato questi giochi di potere da prima repubblica e, insieme a Peppino Astore ed altri, si è dissociato, dando vita ad una nuova formazione politica, Costruire Democrazia.

Gli esempi lampanti di “una scottante questione morale” da affrontare non finiscono certo qui, ma il succo è lo stesso: candidati impresentabili, vecchi trasformisti, inciuci che fanno male al cuore di chi crede in un partito che fa della legalità il suo scudo contro il berlusconismo. E invece…

 

continua…


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