I tafazzi del Pd: squadra che vince si cambia. In Friuli con l’Idv, a Roma no. E Ale-Danno esulta.

Nei fatti l’Idv, in Friuli Venezia Giulia, è stata fondamentale per la vittoria di Deborah Serracchiani, che ha ottenuto uno 0,3% in più rispetto al candidato di centrodestra. Squadra che vince non si cambia, lo sanno tutti. Meno che quei tafazzi del Pd, pronti a consegnare il Campidoglio alle destre capeggiate da Ale-Danno. Con ventidue candidati in corsa l’Idv potrebbe essere ancora una volta decisiva. Perché, allora, hanno escluso Di Pietro&Co. dall’alleanza? L’ipotesi più concreta racconta che questo è il primo effetto dell’inciucio nazionale e che nella trattativa per l’appoggio a Letta siano entrate in ballo anche le comunali di Roma. Come dire: noi vi lasciamo la Capitale, voi non fate scherzi in Parlamento.

Roma-di-notte

di Viviana Pizzi

La formazione del nuovo governo di alleanza Pd- Pdl e Scelta Civica comincia a sortire i suoi effetti anche sulle elezioni amministrative del 26 e 27 maggio. A Roma ad esempio ci hanno provato a rimanere ancorati alle vecchie alleanze, ad essere fedeli a quelli che erano gli schieramenti delle politiche di febbraio ma qualcosa è cambiato.

A non rispettare le intenzioni di coalizione è il comitato “Roma bene comune” che sostiene il vincitore delle primarie del centrosinistra Ignazio Marino. Consultazioni alle quali avevano preso parte insieme al Pd anche Sel, Centro Democratico, Verdi e Partito Socialista e l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Quest’ultima magicamente non è stata inclusa nell’alleanza ed è rimasta fuori dalla Competizione del Campidoglio. Che non fosse presente era visibile anche ad occhio nudo ma la denuncia via facebook dell’ex pm di mani pulite dà però quel tono di gravità alla cosa che non era stata percepita durante la presentazione delle liste elettorali.

LA DENUNCIA DI ANTONIO DI PIETRO: CI HANNO ESCLUSI DALL’APPARENTAMENTO, CHIEDEREMO CONTO ALLA MAGISTRATURA

Nella dichiarazione sul social network si può leggere tra le righe tutta l’amarezza di chi sa di essere stato escluso dalla competizione arbitrariamente. C’è però anche la consapevolezza di chi avrebbe voluto rilanciarsi tramite il Campidoglio ma deve attendere nuove occasioni per farlo. Sarà stata la nuova alleanza del Pd con Berlusconi a provocare tutto questo? Non c’è nessun comunicato ufficiale che lo confermi ma la strenua battaglia di Di Pietro contro il Cavaliere, dentro e fuori dal parlamento, lo lasciano pensare.

Ecco la denuncia dell’ex pm: “Il comitato ‘Roma bene comune’ ha escluso l’Italia dei Valori dalla coalizione che sostiene Ignazio Marino a sindaco di Roma. Dopo averci chiesto supporto logistico, all’ultimo minuto ci hanno negato l’apparentamento. Avevamo messo a loro disposizione sedi, risorse finanziarie e persino scrutatori per le primarie. Siamo di fronte ad arroganza, supponenza, menefreghismo e anche truffa elettorale. Chiederò alla magistratura come è stato possibile tutto questo” .

antonio-di-pietro-comunali_romaPoi da Cagliari all’Ansa ha aggiunto: “Siamo di fronte a irresponsabilità e truffa politica. Per il momento chiedo alla commissione di effettuare delle verifiche’. Abbiamo fatto anche comunicati congiunti. Venerdì dovevano essere presentate le liste, ma giovedì abbiamo saputo che ci è stato negato l’apparentamento. A quel punto non potevamo fare niente perché avevamo sì raccolto le firme, ma per il candidato Marino. Oggi ho capito che cosa è successo: ora procediamo”

Nell’alleanza però c’è Sel, c’è Centro Democratico e ci sono persino i Verdi che a febbraio facevano parte della lista Rivoluzione Civile e il Partito Socialista. Anche un cartello elettorale che si chiama Lista Civica Marino Sindaco. Niente Idv però. Nonostante il suo 1% in Friuli Venezia Giulia sia stato determinante per la vittoria di Debora Serracchiani. Quello appena commesso sarà un errore politico? Solo le urne lo potranno dire. Ora si può soltanto sostenere che con i voti di Rivoluzione Civile Pierluigi Bersani sarebbe ancora il segretario del Pd e la coalizione “Italia giusta” non avrebbe avuto la motivazione dell’alleanza con il Pdl per governare.

Vedremo se il centrosinistra perderà anche l’occasione dell’assalto al Campidoglio. Con ventidue candidati e con un Movimento Cinque Stelle in crescita non si può escludere. Anche se poi alla Regione Lazio Nicola Zingaretti ce l’ha fatta anche senza i dipietristi.

Quella però è un’altra storia: la popolarità del sosia di Montalbano andava al di là dei partiti della coalizione.

CAMPIDOGLIO: IN VENTIDUE PER LA POLTRONA PIÙ COMODA. NESSUNA DONNA CANDIDATA

Sono in ventidue e corrono tutti per la carica di sindaco. Una frammentazione che fa apparire scontato il ballottaggio per decidere quale sarà il competitor che diventerà il numero uno del Campidoglio.

Per il centrodestra ci riprova Gianni Alemanno appoggiato dal Pdl, La Destra, Fratelli d’Italia, Cittadini per Roma, Movimento Unione Italiano e Movimento Azzurri Italiani.

Per il centrosinistra c’è Ignazio Marino con la coalizione di cui abbiamo già parlato. Marcello De Vito rappresenterà invece il Movimento Cinque Stelle. Tra gli outsider Alessandro Bianchi con Progetto Roma, Matteo Corsini con Roma Risorge. Antonio Corvasce per Roma Capitale Comune, Edoardo De Blasio con il Pli liberiamo Roma, Valerio De Masi con Partito Italia Nuova, Simone De Stefano con Casa Pound, Eugenio Gemmo con il Partito Comunista dei lavoratori e Armando Mantuano con Militia Christi.

Alfio Marchini, rimasto fuori dalle primarie del centrosinistra si presenta da solo con la “Lista Civica Marchini Sindaco.

Poi c’è anche Alfonso Marra con le seguenti liste: Lista dei Grilli parlanti, Pensioni e Dignità, La Zampa, Fronte Giustizialista, Forza Roma, Dimezziamo lo stipendio ai politici, No alla chiusura degli ospedali, Lega Italica, Viva L’Italia, Partito Nazionale Stranieri in Italia.

campidoglio_comunali_roma_2013Attesa anche per l’estrema sinistra guidata da Sandro Medici con Repubblica Romana, Lista Liberare Roma, Rifondazione- Psdci Sinistra per Roma e Partito Pirata.  E per finire una sfilza di outsider che partono con Angelo Novellino di Italia Reale, Giovanni Palladino con i Popolari Liberi e forti, Riccardo Proietti di Alleanza Tricolore, Luca Romagnoli di Fiamma Tricolore, Guido Salemich di Forza Nuova, Stefano Tersigni di Roma Capitale è tua, Gerardo Valentini di Movimento Cantiere Italia e Fabrizio Verducchi con Italia Cristiana.

In tutto questo panorama variegato da escludere era proprio l’Italia dei Valori? Se lo chiede Di Pietro e ce lo chiediamo anche noi.

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