GOVERNO&MINISTRI/ La pagliacciata della staffa

di Pasquale Di Bello

Con la nascita del governo Napolitano-Bilderberg-Goldman Sachs il Paese è stato affidato a boiardi di stato e baroni universitari, a uomini della Nato, del Vaticano, delle banche e dei circoli finanziari internazionali. Attorno all’esecutivo Monti, privo di ogni legittimazione popolare, si è coagulato un inquietante e unanime coro di consensi: da Berlusconi a Bersani, da Marcegaglia a Camusso. Piace ai massoni e agli ecclesiastici. Piace anche a deputati e senatori, pronti alla pagliacciata della staffa, l’ultima e indispensabile a salvarne le poltrone.

Monti_BilderbergIl governo Napolitano-Bilderberg-Goldman Sachs è nato. A parte la politica, nell’esecutivo Monti c’è di tutto (vedi elenco a piè di pagina): baroni universitari, boiardi di stato, uomini della NATO, uomini del Vaticano, uomini delle banche, uomini della Bocconi, uomini della Luiss, uomini della Cattolica, uomini di Confindustria, uomini delle Istituzioni: ambasciatori, prefetti, magistrati e avvocati. Infine c’è lui, Mario Monti, uomo della Trilaterale e membro del club Bilderberg (l’una e l’altro fondati da quel buonuomo di David Rockefeller, massone e grande azionista della banca JP Morgan) e uomo della Goldman Sachs, la più grande banca d’affari al mondo che in Europa, secondo Le Monde, ha “tessuto una rete d’influenza unica sedimentata nel corso dei lustri grazie a una fitta trama sia pubblica, sia sotterranea”. 

  

A parte l’estrema destra e l’estrema sinistra e altri pochi pellerossa a cui non piace (e noi tra questi), il nuovo esecutivo piace a tutti: partiti (con l’unica eccezione della Lega), sindacati e industriali, ecclesiastici e massoni, mercati, banche, giornali; piace a Berlusconi e Bresani, a Marcegaglia e Camusso, a Draghi, Bagnasco e Prodi ( a libro paga della Goldman Sachs tra il 1990 e il 1993 e poi dopo il 1997). Un governo “mari e monti”, viene da dire con una facile battuta, che mette insieme cozze e tartufi, sapori diversi che in comune hanno una cosa: stanno tutti o sottacqua o sottoterra. Tutti, indistintamente, fuori dalla vista e lontani dalla luce del sole. 

 

Il governo italiano, quello dei baroni e dei boiardi, della NATO e del Vaticano, delle banche, della Bocconi , della Luiss e della Cattolica, di Confindustria e della Goldman Sachs, è parte integrante della cospirazione internazionale lanciata agli stati nazionali. Le stesse centrali finanziarie che hanno determinato la crisi, ora si sostituiscono, per piegarle ai propri interessi, alle rappresentanze popolari democraticamente elette. In questa direzione, quella di un golpe mondiale affidato a tecnocrati dell’alta finanza, va anche la nomina di Lucas Papadémos, il neopremier greco già componente della commissione Trilaterale. Nella stessa direzione va la nomina a capo della Bce di Mario Draghi, vice presidente della Goldman Sachs International dal 2002 al 2005 (per capirci, la Goldman Sachs è la banca d’affari che s’è inventata e rifilato a mezzo mondo larga parte degli strumenti finanziari che hanno nascosto i debiti sovrani di quegli stessi stati che ora non riescono a farvi fronte). 

Non c’è che dire, siamo in buone mani! Mani che grondano il sangue di una macelleria sociale che ha colpito i blocchi sociali più deboli e meno garantiti: in primo luogo lavoratori e famiglie monoreddito. In tutto questo, va detto ad altra voce e senza mezzi termini, fa rabbrividire il ruolo del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Scrive Ida Magli (e noi sottoscriviamo parola per parola): No, Signor Napolitano, non sopporteremo una simile nauseante “furbata”. Creare all’improvviso un senatore a vita per far credere che si tratti di un politico e fingere così che l’Italia non si sia consegnata nelle mani dei banchieri, è un sotterfugio intollerabile. Quale disprezzo per i poveri Italiani! Quale disprezzo per la Repubblica e per la politica! Abbiamo, dunque, così la misura della spaventosa miseria civile e morale dei nostri “rappresentanti”. La Bibbia afferma che “Dio vomita gli ipocriti”. Sono certa che non ha mai vomitato tanto”. 

Mentre Dio vomita, e noi con lui, vorremmo ricordare a Giorgio Napolitano che Mario Monti, l’uomo da lui strenuamente voluto a capo del governo, nel 1999 è stato costretto, nella sua qualità di Commissario europeo sotto la presidenza Santer, a dare le dimissioni “per l’accertata responsabilità collegiale dei Commissari nei casi di frode, cattiva gestione e nepotismo” messa in luce dal Collegio di periti nominato appositamente dal Parlamento Europeo. Evidentemente, agli occhi di Napolitano, ciò deve essere un titolo di merito valido a consegnare il laticlavio a vita a Mario Monti. Ma non è finita. La pagliacciata della staffa deve ancora arrivare, e a questo provvederanno quelle centinaia di senatori e deputati che a breve voteranno la fiducia al governo Napolitano-Bilderberg-Goldman Sachs. Mazziati,  cornuti e terrorizzati dalla prospettiva di perdere un anno e mezzo di prebende, indennità e privilegi, i nostri parlamentari sono pronti a tutto. Anche a votare l’abolizione della politica e della democrazia.

Governo Italiano (note biografiche)

Mario Monti (presidente del Consiglio e ministro dell’Economia). Rettore e presidente dell’Università Bocconi. Commissario europeo prima per il mercato interno e poi per la concorrenza. Componente della Commissione Trilaterale, del gruppo Bilderberg e advisor della banca d’affari internazionale Goldman Sachs.

Antonio Catricalà (sottosegretario alla presidenza del Consiglio). Presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. E’ stato consigliere e presidente di sezione del Consiglio di Stato.

Anna Maria Cancellieri (ministro dell’Interno) Prefetto a Vicenza, Bergamo, Catania e Genova. E’ stata commissario al Comune di Bologna dopo lo scandalo che travolse Delbono, e da due mesi ricopre lo stesso ruolo a Parma.

Giulio Terzi (ministro degli Esteri). Ambasciatore, ha ricoperto incarichi diplomatici a Parigi, a Vancouver e a Bruxelles, dove è stato Consigliere Politico presso la Rappresentanza d’Italia alla Nato. Dal 1993 al 1998 è stato a New York presso la Rappresentanza d’Italia alle Nazioni Unite. Per oltre un anno, ha guidato la delegazione italiana al Consiglio di Sicurezza.

Lorenzo Ornaghi (ministro dei Beni Culturali). Dal 2002 é rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. È direttore dell’Alta scuola di Economia e relazioni internazionali (Aseri), e vicepresidente del quotidiano “Avvenire”.

Corrado Passera (ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture). Consigliere delegato Intesa Sanpaolo. Ha ricoperto il ruolo di direttore generale alla Cir di Carlo De Benedetti, di Arnoldo Mondadori Editore e poi del Gruppo L’Espresso. E’ stato amministratore delegato del Banco Ambrosiano Veneto, delle Poste Italiane e di Banca Intesa.

Paola Severino (ministro della Giustizia). Avvocato penalista e vicerettore dell’Università Luiss «Guido Carli» della Confindustria, per quattro anni è stata vicepresidente del Consiglio della magistratura militare.

Elisa Fornero (ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega al Welfare). E’a capo del Cerp, Center for research on pensions and welfare policies, uno dei maggiori centri studio sullo stato sociale in Italia e in Europa. Fornero è anche vicepresidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo.

Mario Catania (ministro dell’Agricoltura). E’ un tecnico esperto di politiche comunitarie. Ha ricoperto importanti incarichi a Bruxelles. Attualmente responsabile del Dipartimento delle politiche europee e internazionali del dicastero delle Politiche agricole.

Giampaolo Di Paola (ministro della Difesa). Ammiraglio. Attualmente presidente del comitato militare della Nato. E’ stato capo di Stato maggiore della Difesa tra il 2004 e il 2008.

Francesco Profumo (ministro dell’Istruzione). Per sei anni rettore al Politecnico di Torino, dal 13 agosto è presidente del Consiglio nazionale delle ricerche. Uomo molto vicino al cardinale Angelo Bagnasco.

Corrado Clini (ministro dell’Ambiente). Dirigente del ministero dell’Ambiente dal 1990. Ha collaborato con l’Agenzia europea dell’Ambiente e l’Onu.

Renato Balduzzi (ministro della Sanità). Direttore dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), ha ricoperto l’incarico di Capo dell’ufficio legislativo del ministero della Sanità dal 1997 al 1999. Dal 2002 al 2009 è stato presidente nazionale del Movimento ecclesiale di impegno culturale..

Moavero Milanesi (Affari europei). Per 9 anni è stato braccio destro di Mario Monti a Bruxelles. È attualmente giudice del tribunale di primo grado della Corte di giustizia europea.

Piero Gnudi (Turismo e Sport). Ha rivestito numerose cariche in consigli di amministrazione e collegi sindacali di importanti società, tra cui Enel, di cui è stato presidente sino all’aprile 2011.

Fabrizo Barca (Coesione territoriale). È direttore generale presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. E’ stato dirigente nel Servizio Studi della Banca d’Italia, Capo del Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e di Coesione e Presidente del Comitato politiche territoriali dell’Ocse.

Piero Giarda (Rapporti con il Parlamento). E’ stato presidente della Commissione tecnica per la spesa pubblica al ministero dell’Economia dal 1986 al 1995 e sottosegretario dal 1995 al 2001.

Andrea Riccardi (Cooperazione interna e internazionale). E’ ordinario di Storia Contemporanea presso la Terza Università degli Studi della Capitale. E’ noto a livello internazionale per aver fondato la Comunità di Sant’Egidio.

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