GOVERNO MONTI/ Siniscalco, Amato e Ichino i nomi più caldi. Il Pdl vuole riconferme, su tutti Gianni Letta. Punto interrogativo sulla Giustizia

di Carmine Gazzanni

Siniscalco, Amato, Ichino. Più alcuni ministri riconfermati. Mario Monti sarà il prossimo Presidente del Consiglio. Oramai pochi sono i dubbi che si possa andare in direzioni diversi. Dopo che ieri Napolitano lo ha nominato senatore a vita facendolo entrare a Palazzo Madama per la via del Quirinale, la settimana prossima, appena verrà approvata la legge di stabilità, gli verrà conferito anche l’onere e l’onore di formare il nuovo governo. Salvo sorprese, chiaramente (leggi l’articolo). All’interno dei partiti, intanto, già si scalpita sul ruolo che ognuno di questi potrebbe rivestire. Dopo il toto-premier, dunque, spazio anche al toto-ministri.

 

Una garanzia per l’Europa. Questo spiegherebbe la scelta di Mario Monti. D’altronde è il suo passato che parla: montinel1994 è stato segnalato per la nomina a commissario europeo dal primo governo Berlusconi assieme ad Emma Bonino. Il presidente della commissione Jacques Santer, gli assegnò allora le deleghe al Mercato Interno, ai Servizi Finanziari e Integrazione Finanziaria, alla Fiscalità ed Unione Doganale. Nel 1999 Monti venne riconfermato dal governo D’Alema per la Commissione presieduta da Romano Prodi, ricevendo la delega alla Concorrenza. Nel 2004 fu il secondo governo Berlusconi a decidere di non appoggiare la sua rinomina per la commissione Barroso, preferendogli Rocco Buttiglione (successivamente sostituito da Franco Frattini dopo il rigetto della candidatura di Buttiglione da parte del Parlamento Europeo). In pratica, dunque, Monti potrebbe garantire quella credibilità che l’Italia ha perso sotto la gestione fallimentare di Silvio Berlusconi.

 Questo spiega, allora, perché i partiti d’opposizione abbiano dato il loro placet al nome di Monti. Da Bersani a Casini, da Rutelli a Fini. Rimangono dubbi  su cosa farà l’Italia dei Valori. Leoluca Orlando, esponente di punta del partito, a Infiltrato.it parla chiaro: “noi siamo convinti che bisogna andare alle elezioni. Ma lei pensi che cosa sarebbe un governo senza il Pdl e senza la Lega con un tecnico, sia pur di dichiarata fama, che ha sette-otto voti in più alla Camera. Dove deve andare? Noi siamo per andare alle elezioni”. L’unica possibilità, a detta di Orlando, è “un governo di larghe intese che dura tre mesi, che modifica la legge elettorale e fa alcuni provvedimenti urgenti. Nessuno può pensare che noi ci prestiamo a fare il ribaltone”. Il rischio, in effetti, è proprio questo: il governo guidato da Monti, per come si stanno delineando le cose, potrebbe restare in carica fino al 2013, anno della scadenza naturale della legislatura. Un golpe, secondo l’Italia dei Valori. E non a torto, dato che sarà un Governo non legittimato dal voto. Tanto che Antonio Di Pietro, questa mattina, ha dichiarato: “Idv dice no a questo governo tecnico, non gli voteremo la fiducia e ne staremo fuori”.

 Uno scenario caotico, intanto, si sta delineando anche nella ex-maggioranza. Ieri, stando a quanto ci dicono dal Pdl, si è tenuto un vertice a Palazzo Grazioli dai toni decisamente accesi, con Silvio Berlusconi che, pian piano, sembra accettato di buon grado l’idea di un governo tecnico guidato da Monti (anche perché, in caso non desse il suo appoggio, una cinquantina di parlamentari sarebbero pronti ad abbandonare il Pdl, ad iniziare dagli ormai famosi frondisti, fino a Scajola e Pisanu). La Lega, al contrario, è inamovibile. Bossi ha parlato chiaro: o elezioni anticipate, o appoggio ad un governo sempre di centrodestra guidato da Alfano. Il Pdl, dunque, ormai allo sfascio, si trova tra due fuochi: o accettare la proposta della Lega, ma in questo caso ci sarebbero decine e decine di fuoriuscite dal partito; o pendere per il governo Monti, ma così facendo dovrebbe dire addio all’alleanza con la Lega che, andando all’opposizione, potrebbe tornare ad essere quel partito intransigente delle origini e allargare il proprio bacino elettorale, a danno, a questo punto, proprio del Pdl. Senza dimenticare, infine, la formazione, all’interno del partito di Berlusconi, di diverse correnti: proprio ieri Roberto Antonione ha reso noto che, tra oggi e domani, darà vita ad un nuovo partito, staccandosi dunque, presumibilmente con gli altri frondisti, dal Pdl.

 TOTO-MINISTRI: SINISCALCO, AMATO, LETTA, ICHINO Intanto è cominciato il toto-ministri. Le scelte che in questo periodo si stanno avanzando all’interno dei singoli partiti, sono in linea con la stessa scelta di Monti da parte di Napolitano: garantire assoluta credibilità ai colleghi europei. Infiltrato.it è riuscito a strappare alcune indiscrezioni che sono trapelate all’interno di uno dei partiti più attivi al momento, il Pd. “Al momento si stanno facendo solo ipotesi – ci dicono – ma la linea è quella di formare un governo che possa contare su una maggioranza allargata, con Pd, Terzo Polo, Idv e alcune correnti della maggioranza”. Proprio per questo pare quasi scontata la conferma di alcuni uomini del Governo Berlusconi, a cominciare da Gianni Letta. Si pensa, poi, anche di riconfermare altri ministri “secondari” in un momento di crisi economica, come Prestigiacomo, Fitto, Meloni. In questo modo, confermando alcuni ministeri, si potrebbe garantire una forte maggioranza potendo contare anche sull’appoggio del Pdl (o, per lo meno, di una parte consistente).

Discorso diverso, invece, per altri ministeri. Per il lavoro – ci dicono sempre dal Pd – è stata avanzato il nome di Pietro Ichino, uomo dal passato nel PCI, oggi nel Pd e che vive sotto scorta per le minacce delle Nuove Brigate Rosse.  Giuliano Amato, la cui candidatura come premier alternativo a Monti ancora non sfuma, potrebbe diventare vicepremier o ministro degli Interni.

 

Per il ministero più delicato in questo periodo, il Tesoro, invece, si pensa a Domenico Siniscalco (in vantaggio su Fabrizio Saccomanni e Lorenzo Bini Smaghi), nome caldeggiato soprattutto dal Terzo Polo, ma che non dispiacerebbe né al Pd, né allo stesso Pdl. D’altronde Siniscalco già è stato ministro dell’Economia nel Governo Berlusconi II (dopo le dimissioni di Tremonti) e Berlusconi III (nel settembre 2005, poi, si è dimesso per il mancato appoggio del governo alle sue richieste di dimissioni del governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio). Questa scelta, in più, sarebbe sempre in linea con la ricerca di credibilità in campo economico: il nome di Siniscalco, d’altronde, è stato avanzato anche per la successione a Draghi in Bankitalia. Senza dimenticare il ruolo che riveste in campo economico mondiale: nel 2006 è diventato managing director e vicepresidente di Morgan Stanley International e, dal 2007, ha assunto la carica di Country Head per l’Italia.

 I problemi sorgerebbero, invece, per quanto riguarda il ministero di Giustizia. Non bisogna dimenticare, infatti, che Silvio Berlusconi rimane coinvolto in più processi, ad iniziare da Mills che si avvia alla prescrizione. Dal Pd ci dicono che si è pensato anche di avanzare un nome dell’Idv. Ma c’è poco da sperare che il Pdl e l’Udc possano condividere una scelta che vada in questa direzione. La questione, dunque, rimane decisamente ingarbugliata: o cercare di ottenere un’alleanza con Di Pietro o pendere verso un appoggio dell’attuale maggioranza, Lega esclusa. Ma è più probabile che si decida di andare verso questa direzione, con l’Idv che rimarrebbe fuori dalla maggioranza e valuterebbe, proposta per proposta, le scelte del Governo.

 

UNO SCENARIO INQUIETANTE. L’IMPERIO DELLE LOBBY E LA MORTE DELLA DEMOCRAZIA Quello che, ormai, è certo è che in Italia la democrazia si assottiglia. Si dirada. Le scelte vengono fatte in funzione della borsa, del volere della Bce e, soprattutto, dei grandi gruppi economici. Non è un mistero, infatti, che sono questi a non voler elezioni anticipate, ma un governo tecnico che garantisca scelte in linea con l’Europa. In primis, non a caso, privatizzazioni (contenute, d’altronde, nella legge di stabilità). Il rischio, a questo punto, è quello di svendere a poco prezzo la nostra argenteria. In più, se riflettiamo sul fatto che Monti, oltre ad essere un economista di spicco, è anche presidente europeo della Commissione Trilaterale (un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller), International Advisor per una delle banche più potenti al mondo, la Goldman Sachs, e soprattutto membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg, il dubbio si fa pressante. Ha ragione, allora, Emiliano Morrone: “La politica spiega la speculazione secondo i dogmi del mercato. Eolo esiste, a questo punto. Vogliamo l’imperio delle lobby o la democrazia?”. La domanda apre squarci decisamente inquietanti.

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