GOVERNO MONTI/ I tecnici del fare sulla carta: tutte le riforme ferme, mancano 240 decreti attuativi

Governo Monti. Il governo del fare. Ma solo sulla carta. È questo, perlomeno, quello che emerge andando a vedere quanto realmente fatto dall’esecutivo. Secondo un’indagine condotta da Il Sole 24 Ore, infatti, l’80% dei provvedimenti è rimasta finora lettera morta. Per essere realmente varati  attenderebbero ancora un decreto attuativo (ne mancano ancora circa 240). Ad alcune importanti riforme – come la tanto discussa riforma sul lavoro – mancano addirittura tutti i decreti attuativi necessari affinchè si applichino le norme previste. Ma, intanto, Monti & co. già parlano di “fase due”.

 

di Carmine Gazzanni

governo_montiLe riforme, contestabili o no, ci sono. È un dato. Peccato, però, siano lettere morte. Finora inapplicate. Il cambiamento, insomma, se c’è stato non si è concretizzato, ma è rimasto sulla carta dei tanti provvedimenti presi ma mai realmente attuati. È quanto emerge da un’indagine condotta alcuni giorni fa da Il Sole 24 ore secondo cui ben l’80% delle decisioni prese dall’esecutivo guidato da Mario Monti non avrebbero avuto alcun effetto. Il motivo? Semplicemente perché non sono mai state attuate.

In altre parole, ai molti provvedimenti del governo mancano i decreti attuativi che li rendano effettivi. Per alcune riforme, addirittura, nonostante siano state approvate mesi fa, mancano tutti i decreti attuativi previsti. È il caso, ad esempio, della tanto discussa riforma sul lavoro del ministro Elsa Fornero: 0 decreti attuativi sui 37 previsti. Tanto rumore, insomma, per nulla dato che niente è cambiato poiché tutto è rimasto come prima.

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Non va tanto meglio per le altre riforme che il governo Monti, in dieci medi di attività, ha concepito. In particolare al decreto Salva Italia, primo provvedimento dell’esecutivo, mancano 51 decreti attuativi su 73, sebbene sia diventato legge il 22 dicembre 2011. Al Cresci Italia ne mancano 46 su 53, al Dl Semplificazione 47 su 49, al Dl Semplificazione fiscale 25 su 31, al Dl Sviluppo 50 su 51.

Curioso il caso anche della spending review. Su 104 decreti previsti, solo 2 sono stati già presi. Quali? La nomina di Enrico Bondi a supercommissario e l’istituzione del comitato interministeriale per la revisione della spesa pubblica. In pratica, due decreti antecedenti alla spending review stessa. Nessuno, invece, che ne sia stato conseguenza.

Tanto rumore si è fatto, ad esempio, sulla soppressione delle province. Ma, come Infiltrato.it ha già dimostrato tempo fa, prima che nei fatti si arrivi alla cancellazione degli enti, passerà molto tempo, dato che – addirittura – qui non occorre nemmeno un decreto, bensì “un atto legislativo di natura esecutiva”. Ovvero un disegno di legge presentato dall’esecutivo che, in quanto tale, seguirà il normale iter parlamentare (discussione ad una delle due Camere – approvazione – discussione all’altra Camera – approvazione). Col rischio palese, insomma, che i tempi previsti dal provvedimento stesso non vengano rispettati.

Fino ad ora, in altre parole, non sono mancate le riforme. Peccato però che – contrariamente a quanto si possa pensare – abbiano inciso poco dato che gran parte dei provvedimenti è rimasta sulla carta. Inattuata. E intanto il governo, nel primo cdm dopo la pausa estiva, ha dato il via alla seconda fase: dopo il rigore è il momento della crescita, si è detto. Si è parlato ancora di lavoro, di piano giovani, di digitalizzazione, di sviluppo economico.

Tante buone intenzioni, insomma. Ma, per il momento, a vedere questi dati ci sono solo quelle.

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