GOVERNO/ Il golpe Napolitano-Bilderberg

Con l’incarico a Mario Monti il Paese viene consegnato alla grande speculazione finanziaria internazionale. Determinante, in questa circostanza, il ruolo del Capo dello Stato. Giorgio Napolitano, con una forzatura al limite del colpo di mano, trasforma di fatto la Repubblica da parlamentare in presidenziale, questo dinanzi al ruolo arreso e passivo della politica. Piegata agli interessi delle logge pluto-massoniche internazionali, la Nazione si avviava verso l’esproprio della democrazia e della rappresentanza popolare. In Italia non è più la politica che governa l’economia ma l’economia che detta le regole alla politica e che impone la formazione del governo. L’iniziativa di Napolitano, quella di un nuovo esecutivo, poteva giustificarsi solo in chiave di una nuova legge elettorale che restituisse potere ai cittadini. Così non è stato. Sulla legge elettorale nessuna parola.

Vogliamo sottrarci al conformismo peloso che plaude a Giorgio Napolitano, autore di un colpo di mano al limite golpe istituznapolitanoionale i cui effetti completi si vedranno solo nel 2013, quando si tornerà a votare. Se c’è una cosa certa, in questo momento di totale confusione, questa è una sola: Mario Monti, l’uomo del club Bilderberg chiamato a guidare il governo del Paese, non si schioderà dalla seggiola sino al termine naturale della legislatura. Quello che nasce camuffato da governo tecnico è la prova generale della coalizione demoplutocratica che nel 2013 si candiderà a guidare l’Italia. Un coacervo di forze conservatrici e reazionarie che, in questo anno e mezzo, avranno tempo di lavorare ai fianchi della politica, riducendola a lacchè della grande speculazione finanziaria internazionale.

Il governo Napolitano/Bilderberg è la fine del bipolarismo, e quindi del meccanismo di alternanza al governo. E’ la vittoria di un terzo polo mondialista, quello pluto-massonico la cui missione sta nella distruzione degli stati nazionali. L’imperialismo finanziario consiste proprio in questo: svuotare progressivamente la rappresentanza politica nazionale e sostituirla con una classe di tecnocrati cresciuti nelle centrali internazionali della grande finanza. Mario Monti, l’uomo scelto da Giorgio Napolitano sotto dettatura della Banca centrale europea, del Fondo monetario internazionale, della Trilaterale e del Club Bilderberg, incarna perfettamente il profilo utile alla realizzazione di quel colpo di stato finanziario auspicato dalle centrali massoniche internazionali. L’inversione dei ruoli oggi è perfettamente compiuta: non è più la politica che governa l’economia ma l’economia che governa la politica. Non è un governo nazionale, legittimamente eletto, a guidare l’economia e il Paese ma è la grande finanza a determinare la liquefazione della Nazione attraverso un governo imposto con un colpo di mano.

L’incarico a Mario Monti, che sul piano esterno rappresenta la vittoria dello stato imperialista delle multinazionali finanziarie, sul fronte interno, invece, equivale al passaggio d’emblée dalla seconda (quella del bipolarismo) alla terza repubblica, quella presidenziale. Giorgio Napolitano, assumendo poteri da nessuno conferitigli, ha fatto una scelta, quella di Monti, in totale controtendenza con la prassi istituzionale e col dettato costituzionale che, in assenza di effettive maggioranze politiche, avrebbe imposto lo scioglimento delle camere e l’indizione delle elezioni politiche generali. Soltanto chi è dotato di una robusta malafede può ignorare che la scelta di Napolitano precede, e non segue, come di regola, le consultazioni. Come si fa a sostenere che vi sia stato un rispetto, seppur solo formale della Costituzione, del Parlamento, e quindi del corpo elettorale? La rappresentanza popolare è stata di fatto usurpata dal Capo dello Stato che, con la propria iniziativa e la propria scelta che ha preceduto il confronto con i rappresentanti del Paese, ha di fatto trasformato la Repubblica da parlamentare in presidenziale. I partiti, nello schema adottato da Napolitano, sono stati chiamati semplicemente a ratificare una scelta già assunta. Siamo in presenza di un colpo di mano, e questo va detto senza mezzi termini. Tuttavia, trovandoci in Italia, che non dimentichiamolo è sempre il paese di Pulcinella, la tragedia assume quasi sempre il tono della farsa. Napolitano non solo decide per Mario Monti senza aver prima consultato le forze politiche e le rappresentanze parlamentari ma, goffamente, per dare al presidente in pectore una legittimazione politico-istituzionale, lo nomina senatore a vita in una notte. Considerando che da anni, in predicato per il laticlavio a vita, vi sono figure come Marco Pannella, un uomo che con le proprie battaglie civili ha realmente “illustrato” la storia d’Italia, la nomina di Monti assume agli occhi degli italiani il registro di una ridicola tarantella.

Quando andiamo scrivendo, purtroppo, trova conferma e implicita ammissione nelle stesse parole del Capo dello Stato. “Non si tratta ora – dice Napolitano – di operare nessun ribaltamento delle elezioni del 2008. Si tratta, a tre anni e mezzo dall’inizio della legislatura, di dar vita ad un governo che possa unire forze politiche diverse in uno sforzo straordinario che l’attuale emergenza finanziaria ed economica esige. Il confronto a tutto campo tra i diversi schieramenti riprenderà senza che sia stata oscurata o confusa alcuna identità appena la parola ritornerà ai cittadini per la elezione di un nuovo Parlamento. Il Presidente della Repubblica, davanti ad un governo che mette insieme maggioranza e opposizione sostiene che non venga operato“nessun ribaltamento delle elezioni del 2008”, dimenticando che in quella circostanza il corpo elettorale si espresse inequivocabilmente per un governo del centrodestra assegnando a quello schieramento una delle più vaste rappresentanze parlamentari dalla nascita della Repubblica. La medesima, tuttavia, se si è sciolta e putrefatta in corso d’opera per colpa delle lotte intestine al Pdl e per l’indecorosa condotta berlusconiana, ciò non vuol dire che a pagare dazio sia la limpida volontà popolare espressa nel 2008. Per questo, per coerenza e rispetto a quel dato, oggi era necessario tornare immediatamente alle urne e dare un segnale di fermezza politica agli speculatori internazionali che ne avrebbero dovuto solo prendere atto.

Napolitano parla esclusivamente di quello che “esige” l’ “emergenza finanziaria ed economica”, rimandando sine die l’elezione del nuovo Parlamento. Occorrevano invece, signor Presidente, parole chiare e nette in due direzioni: quello dell’orizzonte temporale del costituendo governo, necessariamente breve, e quello della sua missione principale, che non è quella delle esigenze economiche della grande finanza, ma quella delle esigenze democratiche del popolo sovrano. Occorreva che lei, signor Presidente, imponendo Monti al Paese imponesse a Monti una priorità assoluta: la nuova legge elettorale. Una legge da farsi in tempi strettissimi e che avesse permesso ai cittadini, e non alle oligarchie di partito, di scegliere liberamente la propria rappresentanza. Non ci pare di aver udito una sua sola parola in questa direzione e per questo signor Presidente, oltre a quelle di Berlusconi, occorrerebbero altre dimissioni: le sue.

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