GOVERNO AL BIVIO/ Le minacce di B. ai fuoriusciti e il governo tecnico. Belcastro (Gruppo Misto): “Se non c’è maggioranza l’unica via è il voto”. Angela Napoli (Fli): “Attivissima la compravendita”

 di Carmine Gazzanni

Quelle che si prospettano sono ore decisive per l’esecutivo. Ieri diverse voci si sono rincorse nell’arco della giornata: dalle possibili dimissioni prospettate da due “fedelissimi” del premier come Giuliano Ferrara e il vicedirettore di Libero Franco Bechis, fino alle smentite del premier. Pare che il Pdl stia facendo quadrato intorno al Cavaliere, ma sono sempre di più quelli che cominciano ad abbandonarlo. Lo scenario resta assolutamente imprevedibile. Ma, tra le tante, alcune voci sono più forti delle altre: un governo di unità nazionale guidato da un esterno. Probabilmente Mario Monti. Ma c’è chi parla anche di Montezemolo e della Marcegaglia.

 

DA PIU’ DI UN ANNO QUESTO È IL GOVERNO DEL NON-FARE. Oramai da mesi il Governo non riesce più asilvio-berlusconi-piange-sberle dare all’Europa risposte convincenti sulla crisi. Eppure nella maggioranza si continua ad essere convinti che questo sia il governo del fare. Infiltrato.it è riuscito a contattare l’onorevole Francesco Paolo Sisto, il quale fornisce una visione per la quale a sbagliare sono tutti, tranne la maggioranza: “Noi abbiamo avuto i primi due anni in cui il Parlamento è stato certamente attivo. C’è stata una produttività nettamente superiore alla media”. E le responsabilità di questo rallentamento? “È chiaro che la diaspora dei finiani ha provocato taluni problemi”. Le colpe, dunque, non sarebbero del Governo per Sisto, ma dell’l’opposizione rea di non essere stata costruttiva. Su tutti del Pd: “non ci ha aiutato certamente. Ora nel Pd le correnti non si contano più, ci sono rottamati e rottamatori. Io sono convinto che un’opposizione forte rende la maggioranza più forte”. Ma il parlamentare del Pdl riserva critiche anche all’Europa: “Parliamoci chiaro: non è che l’Europa ci abbia dato una mano. Io ho avuto la netta impressione, e non solo io, che una sorta di accerchiamento ai danni dell’Italia sia stato effettuato. Abbiamo una situazione economica interna nettamente migliore di altri Paesi, ma abbiamo ricevuto meno aiuti. Ed ora ne paghiamo le conseguenze”. Anzi, il Governo, per quello che ha potuto, “è riuscito in una strenua resistenza ad una guerra condotta dagli speculatori, ma anche al disinteresse di altri Paesi europei”.

Una visione assolutamente discutibile. Sono i fatti a confermarcelo. Come documentato da Infiltrato.it, infatti, in alcune commissioni parlamentari, vero cuore propulsivo dell’attività legislativa, la maggioranza si ritrova ad essere opposizione e viceversa. Questo accade, ad esempio, nella commissione parlamentare “attività produttive” (certamente centrale in una fase economica di stallo): l’opposizione conta 26 parlamentari contro i 18 della maggioranza. Stessa situazione nella Giunta per il regolamento (maggioranza 4 – opposizione 8) e in quella per le autorizzazioni (maggioranza 10 – opposizione 11).

La fase di stallo, oramai, dura da più di un anno. Il 14 dicembre dell’anno scorso Berlusconi, nel chiedere il primo di una serie di voti di fiducia, elencò cinque punti programmatici che avrebbe realizzato. Ecco a che punto è l’iter per alcune di queste norme. Riforma Csm: il ministro Palma dichiara che sono al vaglio diverse ipotesi, ma in Parlamento ancora non è stato presentato nulla. Separazione delle carriere: ddl fermo alla Camera. Lodo Alfano (costituzionale): ddl fermo al Senato. Quoziente familiare, eliminazione IRAP per le imprese, zone franche urbane: ancora niente, si attende il prossimo decreto sviluppo. Banca del Sud: ddl presentato ad inizio legislatura ma neanche assegnato in commissione.

 

LO ZOCCOLO DURO (AD OROLOGERIA) DEL PDL INTORNO AL PREMIER. La situazione, dunque, anche a voler essere ottimisti è più che tragica. Non a caso, oltre ai passaggi dei giorni scorsi di Bonciani e della D’Ippolito nell’Udc, due giorni fa è toccato a Gabriella Carlucci. In più la Lega, oramai insofferente, pensa già al dopo Berlusconi. Eppure il Pdl sembra non vedere quanto accade intorno. “Lo zoccolo duro del partito mantiene. C’è compattezza intorno al premier”, ci dice Sisto, sebbene anche lui non nasconda una certa preoccupazione: “Negare che ci possano essere fibrillazioni sui numeri è impossibile”. D’altronde è difficile credere al parlamentare del Pdl quando ci dice che “idee su dimissioni di Berlusconi non le ho percepite”, tant’è che, pressato sulle correnti interne, sui frondisti che hanno sottoscritto una lettera per invitare il premier alle dimissioni, Sisto confessa: “in politica le regole cambiano costantemente. In politica vale il principio latino rebus sic stantibus: se le cose domani mattina cambiano, quello che abbiamo detto oggi potrebbe non valere più”. Insomma, potremmo parlare di una compattezza ad orologeria.

 

BERLUSCONI CHIAMA A RACCOLTA I SUOI E MINACCIA GLI EX. NEL CASO DI SFIDUCIA, OBIETTIVO ELEZIONI ANTICIPATE. Intanto Silvio Berlusconi non rimane certamente con le mani in mano. Già ieri, d’altronde, aveva dichiarato, perentorio di voler vedere in faccia chi lo avrebbe tradito. E in effetti fonti dell’Infiltrato.it vicine ai parlamentari fuoriusciti dal Pdl confermerebbero le indiscrezioni trapelate ieri sulle telefonate di Berlusconi. Su tutti, gli onorevoli D’Ippolito (che abbiamo provato a contattare, ma al momento l’onorevole non rilascia interviste) e Bonciani si sarebbero visti bombardati da telefonate del premier. Ma, come facilmente ci si poteva aspettare, il Cavaliere cerca anche di portare avanti quella campagna di compravendita che tanto ha caratterizzato questa legislatura. Questa voce ci viene confermata anche dall’onorevole Angela Napoli (Fli): “è attivissimo il settore della compravendita sia da parte di chi acquista sia da parte di chi intende vendersi”. E, anche questo non stupisce, il gruppo più attivo a riguardo è “Popolo e Territorio” (quello di Scilipoti per intenderci) secondo la finiana. E quale tornaconto in palio? “Certamente il fatto che molti ancora devono contrarre i giorni necessari per lo stipendio vitalizio (14 su 28 parlamentari di questo gruppo, ndr). Ma incide soprattutto la proposta di ricandidatura”.

Dunque Berlusconi tenterà certamente di arrivare il più preparato possibile al voto di fiducia. Nel caso il Governo dovesse cadere, la linea del Pdl è quella di arrivare al voto anticipato. Ce lo conferma il Sottosegretario all’ambiente Elio Belcastro: “Se questo governo non dovesse avere la maggioranza, l’unica via d’uscita è il voto”. E sulle voci di un possibile pressing di Letta e Alfano per le dimissioni del premier: “Non credo che né Alfano né Letta abbiano proposto una cosa del genere a Berlusconi. L’unica alternativa a Berlusconi premier è il voto. Se ci fossero altre cose, io starei all’opposizione. Io e il mio gruppo (Lega Sud, ndr)”. Eppure la strada delle elezioni anticipate è certamente irta di ostacoli (sebbene sia indicata anche dalla Lega e dall’Idv). Diversi i motivi: molti nel Pdl dichiarano che si andrebbe incontro ad un ulteriore schiaffo, visti i sondaggi di certo non benevoli. In più bisogna considerare soprattutto il pressing asfissiante dell’Europa che certamente, forte della sua influenza, premerebbe per un nuovo Governo immediato.

 

IL GOVERNO TECNICO DI “UNITA’ NAZIONALE”: MONTI IN POLE, MA ATTENZIONE ALLE SORPRESE MONTEZEMOLO E MARCEGAGLIA. Da Casini a Fini, da Rutelli a Bersani. Oramai tutti i leader dell’opposizione prospettano un governo immediato che sostituisca quello targato Berlusconi e attui le riforme economiche che ci chiede l’Europa. L’unico partito di opposizione che rimane convinto della necessità di elezioni anticipate è, come detto, l’Idv. Antonio Di Pietro, sulla sua pagina facebook, dichiara: “Tutta l’opposizione, Udc compresa, farà massimo 320 parlamentari. Così come Berlusconi non riesce a governare oggi, qualsiasi altro governo non riuscirebbe a governare con una maggioranza così risicata. È questo parlamento che non ha più la fiducia degli italiani. Prima si vota, meglio è”. Eppure sembrerebbe che il dopo Berlusconi (auspicabile già oggi o al limite nei prossimi giorni) sarà segnato da un governo tecnico: “In questo momento – di dice Angela Napoli – fermo restando che siamo nelle condizioni di affrontare una tornata elettorale, siamo dell’opinione che in un momento di crisi servono interventi e quindi un governo, più che tecnico, io lo definirei di aria nazionale con il coinvolgimento di tutte le forze sane”. La questione, allora, è stabilire chi sia il più indicato a guidare tale Governo. Il toto-premier già è cominciato. Sembrerebbero oramai superati i nomi di Gianni Letta e Renato Schifani: se in un primo momento, infatti, Casini aveva aperto a questa possibilità (spalleggiata da gran parte del Pdl perché permetterebbe a Berlusconi di continuare a guidare, in seconda linea, l’esecutivo), ora l’idea sembra essere stata abbandonata dopo che il leader dell’Udc ha parlato esplicitamente di un’alleanza anche con il Pd di Bersani. Dunque prende piede l’ipotesi di un governo di aria nazionale, guidato – ci rivela ancora la finiana – “non da un politico, ma da un esterno coadiuvato da rappresentanti delle forze politiche”. Sempre più pressanti, infatti, le voci su Mario Monti: ha ricevuto il placet di Bersani, di Casini, di Rutelli e Fini. In più Monti è un nome già conosciuto negli ambienti europei e dunque assicurerebbe quella credibilità persa con il premier. Monti traghetterebbe l’esecutivo a nuove norme economiche per uscire dalla crisi e ad una nuova legge elettorale (è plausibile un ritorno al Mattarellum). Ma attenzione. Fonti vicine al Pd ci rivelano che non sono da escludere anche altri outsider, a cominciare da Luca Cordero di Montezemolo ed Emma Marcegaglia. Soltanto voci? Sembrerebbe di no. Angela Napoli, infatti, ci ha confermato questa possibilità: “Potrebbe essere. Io da donna, però, preferirei la Marcegaglia”.

 

 

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