GOLDMAN SACHS/ Greg Smith e i pupazzi inconsapevoli

Greg Smith affida alle colonne del New York Times la propria lettera d’addio alla Goldman Sachs, la banca d’affari  più importante d’America e forse la più conosciuta nel mondo. “Oggi l’ambiente è più tossico e distruttivo che mai – dice. – Gli interessi dei clienti continuano a essere messi da parte dal modo con cui l’istinto opera e pensa per fare soldi”.

di Gaetano Cellura

greg-smith-goldman-sachsIl numero uno degli equity derivatives business per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa parla di “declino nella fibra morale” dell’azienda in cui lavora da quarant’anni e che adesso gli causa il voltastomaco. I clienti vengono considerati come pupazzi e si pensa, tutti pensano, dagli analisti junior agli amministratori delegati, solo a come raggirarli. Dimenticando che senza i clienti non faranno più soldi e smetteranno di esistere. La Goldman replica che quanto scritto da Smith “non riflette il modo in cui conduciamo gli affari”.

Ma era stata, prima della lettera di Smith, la Sec (la Consob americana) a mettere sotto inchiesta la Goldman. Accusandola d’aver bidonato i clienti costruendo e vendendo investimenti truffa per i quali ha pagato mezzo miliardo di dollari di multa, oltre alla disonorevole sfilata – scrive Repubblica – davanti  ai membri del Congresso. Letta da tre milioni di persone, la lettera di Smith denuncia il legame della truffa ai clienti del 2010  con quella dei derivati tossici del 2008, che ha inquinato il mondo dorato della finanza e scatenato disastrose conseguenze sull’economia reale e sul lavoro nell’intero Occidente.

Una grande, immensa povertà per tanti cittadini americani truffati con mutui che non avrebbero mai potuto onorare e per tanti lavoratori del mondo che hanno visto fallire (a causa dell’inevitabile ricaduta di questi processi speculativi sull’economia) fabbriche, imprese e società nelle quali lavoravano, finendo così sul lastrico.  E tanti invece cospicui profitti per pochi, per i soliti noti che detengono le leve della finanza mondiale e si arricchiscono con le transazioni. Proprio le transazioni finanziarie sono oggi argomento di dibattito pubblico. È giusto e sarà utile, ai fini di una finanza più etica e responsabile, applicarvi la famosa Tobin tax di cui si parla da almeno quarant’anni?

La vecchia idea di James Tobin, di tassare con un’aliquota molto bassa le transazioni, pare aver convinto il presidente della Commissione europea Barroso, che ha ufficialmente proposto l’introduzione di due aliquote. Una, dello 0,1%,  si applicherebbe alle transazioni su titoli azionari e obbligazionari; e l’altra, bassissima, solo dello 0,01% ai derivati. La Francia ha deciso di introdurla dal prossimo agosto. Lo 0,1% sull’acquisto di azioni emesse da società francesi con capitalizzazione di borsa superiore al miliardo di euro. Non molto convinte sembrano l’Italia di Monti e la Germania. E contraria per il momento si mostra la Gran Bretagna di Cameron su una Tobin Tax europea.

In Italia la campagna per introdurre una tassa dello 0,05% su tutte le transazioni è stata lanciata nel 2010 da Acli, Azione cattolica, Banca Etica, Fiba-Cisl e da Focsiv-Volontari nel mondo. Favorevole alla Tobin Tax è Leonardo Becchetti: “Si stima – dice – che la crisi sia costata 5-10 mila miliardi di euro: l’idea è che una parte di questi costi venga sostenuta anche dai mercati finanziari”. Per il professore di economia politica a Tor Vergata, la Tobin può disincentivare il trading aggressivo dei fondi pensione e soprattutto delle banche, che trovano “più conveniente quel tipo di attività rispetto al prestare soldi ai clienti, cioè a fare attività bancaria tradizionale”. Ma bisogna vincere, in Italia e in Europa, le resistenze delle lobby. Il capitalismo finanziario ignora l’etica. Bada al profitto.

All’arricchimento facile. E lo fa sfruttando la nostra disinformazione, la nostra incapacità a comprendere i meccanismi della grande speculazione. Che ci vengono presentati come difficili, e in realtà non lo sono affatto, solo per impedirci di capire cosa è successo in questi terribili anni di crisi e cosa ancora succede. Abbiamo visto conseguenze sociali spaventose. Abbiamo visto le grandi banche, la Bce e il Fondo monetario internazionale dettare e imporre ai governi la linea politica, annullare la democrazia e il nostro voto. Abbiamo perso diritti e visto aumentare la povertà e la disoccupazione. Ma siamo ancora in tempo per ritrovare una nuova idea di mondo, equa e solidale. E per farlo abbiamo anche bisogno di imparare a come non essere più raggirati. A come non essere più i pupazzi dei banchieri.

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