GIUSTIZIA/ Mafie, leggi ad personam, svuota carceri e riforme: ecco le posizioni dei 5 candidati

Continuiamo sul tema giustizia il nostro confronto tra i cinque candidati premier in vista delle elezioni del 24 e 25 febbraio 2013. Caro certamente a Ingroia, Berlusconi e Monti. Un pò meno a Bersani e Grillo, che nel programma non hanno previsto una voce giustizia. Ora però sta ai cittadini leggere e capire qual è la soluzione applicabile a un paese come l’Italia sconvolto ogni giorno da nuovi scandali giudiziari.

 

di Viviana Pizzi

INGROIA PUNTA TUTTO SULLA LOTTA ALLE MAFIE

Questa volta abbiamo deciso di iniziare il nostro tour con le opinioni del candidato premier  di Rivoluzione Civile Antonio Ingroia. Sull’argomento ha le idee molto chiare che colpiscono innanzitutto la casta: si parte dall’incandidabilità dei condannati o di chi è rinviato a giudizio per reati gravi, finanziari e contro la pubblica amministrazione.

La lotta principale sul versante giustizia riguarda però la malavita organizzata. Rivoluzione Civile con le sue norme vorrebbe arrivare a un obiettivo molto ambizioso: non soltanto il contenimento ma anche la sconfitta totale delle mafie.

Come fare per arrivarci? Semplicemente colpendole nella struttura finanziaria e nelle sue relazioni con gli altri poteri dello Stato soprattutto quello politico. Naturalmente per farlo è necessario incrementare la punibilità per alcuni tipi di reato. Significa maggiore persecuzione per i reati di concussione, corruzione e abuso d’ufficio. Da ripristinare sarebbe anche il reato di falso in bilancio e andrebbero inseriti nella punibilità del codice penale anche i reati contro l’ambiente. Tutte queste azioni dovrebbero portare a braccetto sia un maggiore contenimento della criminalità che andrebbe visto anche di pari passo con lo sviluppo economico.

Come fare tutto questo? Proponendo l’istituzione di un alto commissariato per l’acquisizione dei beni di provenienza criminale nominato dal Consiglio Superiore della Magistratura su proposta del Ministero della Giustizia. Un organo che dovrebbe essere composto da una task force di 90 pubblici ministeri e 600 agenti delle Forze dell’Ordine.

Un organismo necessario anche per accorciare da 730 giorni (tempo medio per le confische dei beni mafiosi) a 120 giorni. Con lo scopo finale non soltanto di combattere la mafia ma anche di destinare il denaro e i beni mobili e immobili allo sviluppo del Paese. Ingroia, con l’inserimento della candidatura di Ilaria Cucchi si sta facendo portavoce anche di una campagna per introdurre il reato di tortura tra quelli del codice penale. Rivoluzione Civile parla anche del problema del grande numero di detenuti nelle carceri. Per eliminarlo vanno accorciati i tempi della giustizia intervenendo con misure non alternative per reati non gravissimi. Ad esempio Ingroia sostiene di dover eliminare la detenzione in materia di droghe per chi è soltanto assuntore. E stabilire la differenza tra spaccio di droghe leggere e pesanti. No anche alla detenzione di migranti che permette la punizione di coloro che entrano in Italia per raggiungere una speranza. Si tratta in sostanza della modifica della Legge Fini – Giovanardi.

 

BERLUSCONI  E LE SUE RIFORME CONTRO I MAGISTRATI 

Opposta a quella di Ingroia è la visione di giustizia di Silvio Berlusconi. Qui si parla di un qualcosa di più personalistico che il Cavaliere porta avanti dal 2008 e per la quale è stato attaccato dai vari avversari politici che lo accusavano di volere “una riforma personale della Giustizia per aggiustarsi i suoi processi”.

Infatti Berlusconi pensa innanzitutto a combattere il fenomeno delle cosiddette “toghe rosse” ree di aver portato lui stesso a processo durante questi ultimi anni e di avergli fatto beccare una condanna in primo grado a 4 anni di reclusione per frode fiscale.

Il Cavaliere infatti auspica una riforma costituzionale che “prenda il toro per le corna e faccia vera democrazia non soggetta a un ordine (i giudici ndr) che non ha legittimazione elettorale”.

Per Berlusconi è necessaria anche una revisione della procedura penale che non permetta ai pubblici ministeri di appellarsi al secondo e al terzo grado di giudizio nei confronti delle persone che vengono assolte in primo grado.

giutizia_candidati_a_confrontoE’ un’inutile persecuzione– sostiene il Cavaliere – che mette sotto pressione gli imputati e le loro famiglie”. Poi scende nel tecnico di una riforma che già ha proposto riguardante l’architettura del sistema giustizia: separazione delle carriere tra giudici e pm, doppio Csm, responsabilità civile dei magistrati che sbagliano, creazione di un’Alta Corte per i procedimenti disciplinari delle toghe e l’attribuzione di maggiori poteri al ministro della Giustizia.

Tutte norme già presentate anche nella scorsa legislatura in parlamento ma che tuttora non sono ancora valide. Norme che permetterebbero allo stesso presidente del Consiglio di partecipare alla commissione disciplinare per le toghe. Insomma si tratta di leggi che andrebbero completamente a suo favore e ostacolerebbero non di poco il lavoro di chi deve perseguire i colpevoli (i giudici).


MONTI E LA SUA “GIUSTIZIA ECONOMICA”

Per Mario Monti anche la giustizia è invece legata all’economia. Risolvere l’emergenza carceraria e accorciare i tempi dei processi vuol dire anche incidere positivamente sul mondo produttivo italiano. Si rifà infatti ai dati della Banca d’Italia per i quali proprio la giustizia lumaca incide negativamente sul Pil facendolo scendere di un punto percentuale.

Il riferimento è in particolar modo al filtro in appello per le cause civili. Monti parla anche dell’istituzione di un tribunale per le imprese e di una riforma del risarcimento danno da eccessiva durata dei processi.

Anche sullo svolgimento di essi ha una sua teoria che passa per quattro materie: la depenalizzazione, la sospensione del procedimento nei confronti degli irreperibili; sospensione del procedimento con la messa alla prova e pene detentive non carcerarie.

Per depenalizzazione si intende la trasformazione in illecito amministrativo dei reati puniti con la sola pena pecuniaria ad esclusione di quelli in materia di edilizia urbanistica, ambiente, territorio e paesaggio, immigrazione, alimenti e bevande, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, sicurezza pubblica. Sono escluse dalla depenalizzazione le condotte di vilipendio dello Stato

La sospensione del procedimento nei confronti degli irreperibili va vista coerentemente con al Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo con cui si tende a garantire l’effettiva conoscenza del processo. Se una persona non è rintracciabile nei suoi confronti va sospeso il procedimento e della prescrizione del reato. In caso di prescrizione del reato fissata in sei anni e cinque mesi il processo sarà sospeso per altrettanti sei anni e cinque mesi. Un tempo in cui l’imputato dovrà venire a conoscenza degli atti a suo sfavore. Gli unici reati che non verrebbero compresi sono quelli di mafia e terrorismo.

La sospensione del procedimento con messa alla prova è prevista invece in caso di reati di minore gravità puniti con pene non superiori ai quattro anni di carcere. In cosa consisterebbe la messa alla prova? Sarebbe una sorta di remake di quella prevista nei processi contro i minorenni che corrispondono all’attività lavorativa di pubblica utilità. Il superamento della prova deciderà poi se il reato è veramente estinto. Se l’imputato compisse due volte lo stesso tipo di reato non potrebbe beneficiare di questo strumento alternativo che una volta soltanto.

Si va poi alle pene detentive non carcerarie che consistono nella reclusione agli arresti domiciliari o in un altro luogo di privata dimora. Pene destinate a sostituire la detenzione in carcere in caso di condanne per reati puniti con pene detentive non superiori ai quattro anni di reclusione.

Questi quattro punti non sono altro che modifiche in linea con gli obiettivi generali del provvedimento legislativo sulla decarcerizzazione.  In questo disegno però nulla è stato stabilito per la lotta contro le mafie e i reati più gravi tra cui quelli contro la pubblica amministrazione. Nemmeno una parola nei confronti dell’incandidabilità delle persone colpite da sentenze penali. Ovvero nulla contro la casta.


BERSANI E IL SUO “RIVOLUZIONARE IN MANIERA GRADUALE”

Bersani e il suo Partito Democratico si sono affidati al pensiero del magistrato  Piero Grasso.  Si tratta di un piano generale che nei fatti non esiste ma di cui si parla a sprazzi di alcuni aspetti della giustizia. Si va ad esempio dall’aggravio delle pene per il voto di scambio, la corruzione e l’istituzione del falso in bilancio.

Punti in comune con la riforma della giustizia proposta da Rivoluzione Civile e di Ingroia. Berlusconi parla di responsabilità civile dei magistrati. Da parte di Bersani nemmeno una parola in merito.  Come non c’è nulla sull’abuso delle misure cautelari e sull’eccessiva lunghezza del processo invece tra i punti cardine dell’agenda Monti in materia di giustizia.

Si parla soltanto di una riforma che debba avvenire “in maniera graduale e tenendo conto delle necessità del Paese Italia. Nulla sul problema della divisione delle carriere tra pm e magistrati.

Sul sovraffollamento carcerario esiste una scarna dichiarazione di Bersani che recita: “Noi non siamo per delle amnistie perché il giorno dopo si è al punto di partenza, siamo per usare molto di più le cosiddette pene alternative e ricorrere a delle significative depenalizzazione. Bisogna sfoltire la presenza nelle carceri perché è veramente inumana”. Lotta antimafia?  Se ne vedono tracce soltanto con le candidature di Piero Grasso e Rosaria Capacchione.  Parlando in generale di diritti si scorge la volontà di tutelare quelli dell’uomo e della donna e la voglia di combattere le violenze contro le donne. Si tratta soltanto di due righe in un manifesto senza però spiegare cosa fare nel sistema giustizia affinché il reato possa perdere d’incidenza.


GRILLO E LA GIUSTIZIA DEI CONSUMATORI

Anche nel programma di Beppe Grillo, al pari di quello di Bersani, poco spazio viene dedicato alla giustizia. Soltanto in altri punti programmatici si parla di qualcosa che assomigli vagamente alla concezione di diritto.

A partire dalla class action che tuteli i cittadini consumatori nella quale si parla di abolire scatole cinesi in borsa. C’è invece, sospiro di sollievo, una nota sull’ineleggibilità a cariche pubbliche per le persone che vengono condannate.

Alla voce informazione invece si parla della depenalizzazione della querela per diffamazione e del riconoscimento al querelato dello stesso importo richiesto in caso di non luogo a procedere. L’importo, lo ricordiamo, viene interamente depositato presso il Tribunale in anticipo in via cautelare all’atto della querela.   Tra gli altri accenni ci sono la cancellazione del Lodo Alfano e l’insegnamento della Costituzione con l’obbligo di un esame a tema per ogni funzionario pubblico. Niente nemmeno da parte di Grillo in materia di lotta alle mafie.

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