GIOVANI e LAVORO/ Precariato e neo-migrazioni, i mali degli under 40

di Marika Onorato

Le nuove correnti emigratorie che stanno colpendo l’Italia rappresentano l’ennesimo colpo di mannaia per un Paese già in grave difficoltà economica e sociale. I giovani che decidono di andare all’estero alla ricerca di un lavoro stabile e di successo sono sempre più numerosi. Poliglotti per necessità e refrattari ai mali radicati nel sistema Italia, raccomandazioni e eccessi burocratici su tutto, i precari globali sono l’antitesi dei “bamboccioni” tanto biasimati dal ministro Brunetta.

Se finalmente anche la Barbie riesce a tatuarsi, a dispetto delle associazioni dei genitori statunitensi che sono sempre4_Essere_precari_stanca riuscite a farle ritirare dal mercato, lo si deve all’italianissimo Simone Legno. Classe settantasette, Legno ha impresso su collo e spalle della bambola più famosa del globo il suo brand, Tokidoki: lanciato grazie alla sezione web quotidiano inglese The Indipendent, che inserì il suo sito tra i migliori dieci della settimana nel 2003, è diventato celebre prima all’estero e poi in patria.

Questo è solo uno dei tanti successi figli della neo-migrazione che sta colpendo in maniera massiccia il nostro Paese: un trend in netto aumento che nel primo decennio del 2000 ha riguardato oltre 300mila persone tra i 20 e i 40 che hanno lasciato il nostro Paese (il 60% dei quali ha raggiunto un altro Stato europeo).

In Italia migliaia di giovani sono costretti a piegarsi ai contratti a termine, di cui esistono infinite tipologie, si sottopongono a infiniti stage che in realtà nascondono un vero e proprio impiego che non assicura loro alcun reale accesso al mercato del lavoro e la mediocrità è la regola. Merito e trasparenza vengono calpestati troppo spesso e il contesto lavorativo è degradante.
Il Bel Paese investe troppo poco in formazione e innovazione. È uno delle nazioni europee che esporta più laureati, quattro volte più che Germania, Francia o Regno Unito e tra quelli che meno importano giovani delle stesse caratteristiche. Insita nei giovani italiani è l’accresciuta identità cosmopolita e multiculturale data dalla naturalezza con cui ci si muove in una rete di relazioni internazionali, agevolata anche dal fatto di sapere bene le lingue.

Purtroppo oggi tutti questi giovani emigranti non foraggiano l’economia italiana come accadeva nel secolo passato. Essi rappresentano una risorsa professionale, umana e sociale che il Paese si lascia scappare senza dimostrare grande preoccupazione.

Al contrario paesi come Cina, India e Germania riescono a convincere i loro talenti nazionali emigrati a ritornarsene in patria allettati da offerte che, oltre a salari profumati, promettono anche la totale autonomia scientifica. Inizialmente questo fenomeno era diretto esclusivamente al rimpatrio di emigranti impiegati nel settore hi-tech, presenti soprattutto nella Silicon Valley, ma oggi è stato esteso a quasi tutti i campi.


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