Gianfranco Fini e un’escalation al contrario

Una vera e propria ecatombe. Dopo la disfatta di Fini e del suo partito alle ultime elezioni, in tutta Italia stanno chiudendo, una dopo l’altra le sedi di Fli. Come in una partita di domino, il primo a cadere è stato l’ufficio nazionale in via Poli a Roma.  E poi, a seguire tutte le roccaforti sparse nelle varie città d’Italia. Addirittura, a Roma, gli ex dipendenti della sede centrale sono stati visti allontanarsi con delle confezioni di parmigiano sotto braccio, l’unica cosa rimasta dopo lo tsunami elettorale.

 

di Simona Tenentini

Del resto, la debacle del 24 e 25 febbraio non è un semplice dettaglio, come pure lo strizzato risultato dell’0,4 % , che non ha consentito nemmeno l’ingresso in Parlamento: per l’ex delfino di Almirante non devono essere stati bocconi facile da digerire.

Soprattutto per un politico come lui abituato ai grandi numeri: fino a qualche anno fa, infatti, i suoi elettori si attestavano intorno ai sei milioni.

Un bacino di preferenze di tutto rispetto che, tuttavia, Fini ed i suoi seguaci sono riusciti a dilapidare nel giro di pochissimi anni, per una serie di decisioni sbagliate in rapida successione.

Tanto per cominciare, la contestata “svolta di Fiuggi”, che portò alla nascita di Alleanza Nazionale dalle ceneri del Movimento Sociale: una scelta mai accettata dai nostalgici della destra più tradizionalista.

fini-che_fai_mi_cacciLa parabola discendente prosegue poi con la fuoriuscita dal Pdl: anche in questo caso non sono mancate le accuse di “tradimento” e di opportunismo politico,

La ciliegina sulla torta è stata, infine, la fondazione di Futuro e Libertà: un partito che è nato e morto nel giro di due anni.

Insomma, un’escalation negativa che di certo non tutti gli uomini politici possono vantare nel loro curriculum e, soprattutto, consumata nel giro di brevissimo tempo.

L’astro nascente Gianfranco Fini si è spento alle ultime elezioni: gli scarsissimi consensi ottenuti non sono bastati a farlo eleggere, nonostante fosse il presidente uscente della Camera.

Indubbiamente sull’esito del voto hanno pesato anche le dichiarazioni “a briglia sciolta” rilasciate alla vigilia della tornata elettorale.

Candidamente il buon Gianfranco, sulla domanda circa le future possibili alleanze, rispondeva all’Ansa: “Se parteciperei a un governo con Bersani? È una domanda che mi hanno fatto centomila volte: lo farei con Bersani, ma anche con Maroni….”

Ed inoltre: “Far politica non vuol dire necessariamente essere presenti in Parlamento. Io sono convinto che non accadrà, ma a chi dice che si ubriacherebbe io replico che credo sia già ubriaco“.

Bisognerebbe chiedere un parere al riguardo a Donna Assunta Almirante: lei è proprio una di quelle persone che avevano fatto una simile promessa e che qualche tempo fa, profeticamente, aveva sentenziato: “Fini è un illusione, lui non si è innamorato del suo partito ma si innamora solo di se stesso. A lui do un consiglio. Vai a casa prima che ti ci mandino gli italiani“.

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