FEDERALISMO SCOLASTICO/ Docenti, via le graduatorie nazionali, arrivano gli albi regionali

Divenuta legge la Riforma Gelmini, ecco una serie di decreti per il reclutamento dei docenti. Il Ministro ha sul tavolo diverse proposte, tra cui una in particolare che con grande probabilità potrebbe essere approvata, anche perché – pare – ha già l’appoggio di buona parte dell’opposizione ed anche di alcuni sindacati. La proposta in questione prevede albi regionali e non più le graduatorie su scala nazionale. 

 

federalismo_scolastico_gelminiIn pratica, secondo quanto si è potuto appurare – ci rivela una professoressa di un Liceo perugino – ogni docente dovrà scegliere una regione che sarà suo domicilio professionale. E da lì non potrà più muoversi per un minimo di cinque anni”. E mettiamo ci siano questioni serie familiari per le quali è necessario per un docente trasferirsi in un’altra regione? “Questo, per il momento, non è dato sapere. Mettiamola così: penso che nella norma non ci si possa più muovere. Ma voglio sperare che in caso di emergenze sia possibile. Voglio credere che non siamo arrivati ancora a questo punto”.

Ma come mai una misura di questo genere (incomprensibile nei fini)? Presto detto. Dietro la proposta ritroviamo la longa manus della Lega Nord. Sebbene ci si ammanti di “meritocrazia” e si insista sulla necessità di evitare “certificazioni facili”, il vero obiettivo è quello della “territorializzazione”. Come sempre accade quando di mezzo c’è la Lega Nord, anche questa norma mira al mantenimento di un’integrità (razziale?) evitando le migrazioni da una regione all’altra. Dal Sud al Nord. E perché mai? Perché al Sud – dicono – su alcuni titoli c’è la “manica larga”, come affermato da Marco Pittoni, senatore leghista che ha dato il nome al ddl.

Ma c’è da sorprendersi? Assolutamente no. Luglio 2008. Umberto Bossi ad un congresso della Lega Nord a Padova: “Dopo il federalismo bisogna passare anche alla riforma della scuola. Non possiamo più lasciare martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord. Il problema della scuola è molto sentito perché tocca tutte le famiglie”. Dunque, è nel profondo del cuore leghista l’esigenza di staccarsi anche scolasticamente dal Sud. Perché arretrato? Non solo. Almeno stando alla dichiarazione (esilarante) rilasciata in quei giorni da Paola Goisis, capogruppo della Lega Nord in Commissione Cultura a Montecitorio: “gli insegnanti meridionali quando vengono al Nord per insegnare, diventano più severi, soprattutto con gli studenti settentrionali. Al Sud questo non è possibile perché – ha detto testualmente la deputata del Carroccio – sono minacciati e temono la mafia e la ‘ndrangheta, mentre al Nord non esistono rischi di questo tipo”. No comment.

La misura, dunque, se dovesse essere approvata, renderebbe molto più problematico uno spostamento dei docenti da una regione all’altra e da Sud a Nord. Proprio come vuole la Lega Nord: niente professori dal Sud.

Niente professori, ma chiaramente i soldi sì. Ci mancherebbe. Infatti, mentre già agli inizi di giugno le proteste – tra studenti, scuola_in_crisiprecari, ricercatori e docenti – cominciavano a montare per via dell’allora ddl Gelmini; mentre a causa di spaventosi tagli, organici e materiali, le classi crescevano fino a contenere 35 alunni e gli insegnanti diminuivano drasticamente; mentre insomma la scuola italiana sprofondava in basso a causa di misure che tutto fanno meno che garantire qualità; mentre avveniva tutto questo ancora una volta la longa manus padana ha saputo approfittarne.

Un piccolo decreto del Ministro Tremonti, infatti, il 9 giugno scorso ha decretato – nel silenzio generale degli organi di stampa – una lista di enti beneficiari di piccoli (o grandi) finanziamenti. E indovinate cosa troviamo in questo elenco? La Scuola Bosina di Varese. Meglio conosciuta come Libera Scuola dei Popoli Padani. Ma cos’è? Un po’ di storia. Quest’associazione è stata fondata nel 1998 dalla signora Manuela Marrone, “maestra di scuola elementare di lunga esperienza”, si legge nel sito, ma soprattutto moglie di Umberto Bossi. Nella cooperativa, che è a fondamento della scuola stessa, non compare soltanto la dolce metà del senatur, ma anche Dario Galli, Presidente della scuola, il quale, oltre ad occuparsi di “pedagogia padana” (?) è stato anche senatore della Lega.

Ebbene,la Scuola Bosina, come detto, è tra quegli edifici beneficiari di contributi: 800mila euro per due anni, 2009 e 2010, rubricato alla voce “ampliamento e ristrutturazione”. “Il provvedimento della commissione bilancio – si legge in un articolo di Paolo Bracalini e Gian Marco Chiocci, tra i pochi che affrontarono la questione – ha anche un nome più popolare, ‘legge mancia’, perché in quel modo senatori e deputati assegnano contributi e fondi a enti o amministrazioni che hanno particolarmente a cuore (per circa 200milioni di euro tra Senato e Camera), ovviamente anche a fini elettorali”. Ma non è questo il caso della Scuola Bosina. Ecco cosa sul sito della Lega Nord: “La Scuola Bosina si propone come obiettivo quello di coniugare l’insegnamento previsto dagli organismi competenti con le esigenze del tessuto sociale locale, di formare futuri cittadini integrati nella realtà storica, culturale, economica e industriale che li circonda, pronti a confrontarsi con altri modelli sociali”. Come detto anche prima riguardo il ddl Pittoni, il fine è quello del “territorialismo. Una sorta di federalismo scolastico.

Dunque, mentre la scuola pubblica soffriva, i soldi sono stati destinati a istituzioni di questo genere. E intanto Umberto Bossi può continuare ad affermare che: “la scuola deve alzare la propria qualità abbassata dalle scuole del Sud”.

 

APPROFONDIMENTI

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