Futuro e Libertà: Fli è un partito, Fini alla riscossa

Fini progetta la sua visione di Futuro e Libertà per l’Italia: ora che Fli è un partito si aprono nuovi scenari e si prospetta la riscossa dei finiani.

fini-berlusconi-scontro9Dopo la giornata di ieri che ha visto nascere il partito “Futuro e Libertà”, già gli animi sembra si siano acquietati. Ieri, infatti, in un vertice durato meno di mezz’ora Pdl e Lega hanno trovato un accordo con i finiani: riconfermate tutte le presidenze delle commissioni (anche quella della Giustizia, in mano ad un finiano), stabilità la priorità nella questione dell’università.

E il Lodo Alfano Costituzionale? Voci di corridoio dicono che si è parlato anche di questo (contrariamente alla smentita ufficiale) ed anche su questo punto ci sarebbe un accordo con i finiani. Insomma, si continua come sempre finora: alti e bassi tra Governo e i dissidenti finiani. Aspettiamoci, dunque, altri contrasti, altre liti, altri attacchi, perché in questo caos istituzionale fatto di accordi e subito dopo di allontanamenti campeggia una certezza: il Governo è entrato in una crisi dalla quale difficilmente uscirà.

E a leggere “Il Giornale” pare che tutte le colpe, le responsabilità dell’evidente crisi di Governo siano da imputare a Gianfranco Fini, che pare essere, stando alle parole del quotidiano di famiglia Berlusconi, il principale nemico del premier. Altro che Di Pietro. Ma i lesti giornalisti hanno già capito qual è il piano dell’ex missino: “battezzare il nuovo partito, stringere un’alleanza con Casini e Bersani, far saltare il banco al Senato e usare la riforma elettorale per cacciare Berlusconi”. Il tutto ribadito, sottolineato, straripetuto anche da Belpietro che avverte: “Silvio rischia grosso”.  Ovviamente c’è più fantasia che realtà in quello che scrivono “Giornale” e “Libero”. Spieghiamo perché.

Due giorni fa, come detto, si è dato il “la” alla road map che darà ufficialmente vita al partito “Futuro e Libertà”. Un partito che, almeno nelle parole e nelle intenzioni di Fini, sarà diverso sia da An sia dal Pdl firmato Berlusconi, ma sarà piuttosto “un movimento d’opinione”, dentro cui a tutti sarà dato modo di parlare, criticare, esprimersi perché “la barca è di tutti e tutti dobbiamo remare nella stessa direzione”.

Insomma, un progetto condivisibile e condiviso da molti. Non dai Berluscones. I fedelissimi del premier, infatti, sono turbati innanzitutto perché ora, come è stato dimostrato dal voto di fiducia, l’ago della bilancia è in mano proprio ai finiani; inoltre c’è la paura (e per molti la certezza) che Fini voglia prendere in qualche modo il posto di Berlusconi. Una domanda che dovrebbe far riflettere costoro: ma non sarebbe convenuto a Fini rimanere lì dov’era e attendere soltanto che Berlusconi si fosse ritirato per prendere il suo posto? Nessuno, infatti, può negare che Fini sarebbe stato il “successore” più ovvio e scontato a Berlusconi. Al contrario, la domanda giusta, legittima, seria che bisognerebbe rivolgere al presidente della Camera è la seguente: come mai, caro Presidente della Camera, solo ora dopo 16 anni ha avuto il coraggio di dire qualcosa che avrebbe dovuto dire dall’inizio, da quella famosa “scesa in campo” di Berlusconi? Domanda che, presumibilmente e per convenienza, rimarrà senza risposta.

Molti, ancora, ritengono che Fini abbia covato questa posizione per anni e poi, improvvisamente, senza che nessuno se lo aspettasse, sia venuto allo scoperto. Ma è davvero così? Assolutamente no. Durante quest’ultima legislatura, più e più volte Fini ha dato segni evidenti della sua contrarietà su particolari provvedimenti o dichiarazioni di Berlusconi. Bocciatura del Lodo Alfano, Fini esclama: “Berlusconi ha il preciso dovere costituzionale di rispettare la Corte Costituzionale e il Capo dello Stato”. E ancora: “A volte accade che Berlusconi confonda la leadership con la monarchi assoluta”. E, a proposito del processo breve: “La prescrizione breve è un’ipotesi esclusa. Sarebbe come un’amnistia mascherata”. E ancora: “La maggioranza non modifichi a proprio piacimento le regole. Le riforme siano condivise”. E si arriva, così, al primo momento ufficiale, chiaro, palese di rottura durante il congresso del Pdl (22 aprile) durante cui Fini ha “sbottato“ procurando uno strappo nel Pdl mai più ricucito, anzi ampliato da frasi, dichiarazioni, accuse reciproche e, non ultimo, dossieraggio, campagna mediatica, accuse.

Ma attenzione: non mancano grossi buchi neri nel progetto di Fini.

Primo fra tutti la casa di Montecarlo. L’affaire monegasco, infatti, sicuramente deve essere chiarito e Fini – è evidente – sta tergiversando. Anche nel videomessaggio tanto atteso di alcuni giorni fa il Presidente della Camera non ha svelato nulla che già non si sapesse. La questione, dunque, è ancora tutta da capire. Infatti sono molti i punti non chiari, le voci che si sovrappongono e che, a volte, si scontrano. Prima è stato il Guardasigilli di Saint Lucia a dare la conferma: “il documento è originale” e dunque la casa è di Giancarlo Tulliani, proprietario delle società off-shore acquirenti. Ma facciamo chiarezza: il Ministro Francis afferma questo senza che nulla possa attestare quanto scritto nel documento; in pratica il documento potrebbe essere anche originale (la firma è del Ministro), ma bisogna ora stabilire se sia autentico anche il contenuto. Ma attenzione: passano poche ore e ancora una smentita, che questa volta arriva da Renato Ellero, ex senatore leghista, il quale afferma, ai microfoni di Cnr Media, che “la casa di Montecarlo è di un mio cliente, e non di Giancarlo Tulliani”. Insomma, una situazione ingarbugliata, sulla quale non mancano anche ombre di agenti segreti, gioco sporco e dossieraggio.

Altra questione ancora poco chiara è una questione squisitamente di ordine politico. Quale sarà il ruolo di Fli nello scenario politico? Molti ritengono che l’obiettivo di Fini sia quello di “fare le scarpe” a Berlusconi; altri pensano che Fini sia già d’accordo con Casini e Rutelli per mettere su il “grande centro”; altri ancora auspicano un’alleanza improbabile Fini-Bersani. Insomma, le carte in tavola sono tante. La più plausibile, se dovesse cadere il governo, è quella di mettere su un Governo tecnico alternativo che stia in carica nove mesi e traghetti l’Italia e nuove elezioni con una più confacente legge elettorale. Ma la domanda è scontata: c’è qualcosa dietro? Ci si può aspettare che dal governo tecnico si passi a qualcosa di più stabile?

Nella completa incertezza, tuttavia, i dati parlano chiaro: il partito dei finiani è un partito che già è ben visto dall’elettorato. Secondo gli ultimi dati raccolti dal noto saggista italiano Renato Mannheimer, Fli si attesterebbe al 7%. Una dato che trova riscontro anche con gli altri istituti di sondaggi; solo uno, Euromedia, da’ il partito di Fini al 2%, ma non c’è da sorprendersi: Euromedia è lo stesso istituto a cui il premier si affida da anni per tastare il polso agli umori dei cittadini. Insomma, un 7% raccolto tra i fedelissimi dell’ex An (molti dei quali non hanno mai appoggiato il progetto di fondersi nel Pdl), tra molti centristi, altri scontenti pidiellini e, attenzione, anche una buona dose di ex elettorato di centrosinistra.

Insomma, Fini sta crescendo. Ora l’appuntamento è a Perugia il 6 e 7 novembre, alla convention nazionale di Futuro e Libertà: “A Perugia spiegheremo l’identità di Futuro e libertà. Intanto, dal territorio, deve partire una campagna di adesione al manifesto”, ha detto Fini. E Perugia sarà solo una tappa prima del grande evento del 27 gennaio a Milano, dove si terrà l’assemblea costituente. E Fini ha annunciato il tutto con una battuta molto pungente: “Mi piace giocare in trasferta”.

 

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