FORNERO SFIDUCIATA/ Il 4 luglio si vota: tra Pdl e Pd tanti mal di pancia che potrebbero “scoppiare”.

Il 4 luglio ci sarà il voto sulla mozione di sfiducia individuale contro il ministro depositata da Idv e Lega Nord nei giorni scorsi. Cosa faranno tutti quei parlamentari che male hanno digerito una riforma iniqua e da cambiare, il più presto possibile, da capo a piedi? Di Pietro avverte: da ottobre raccogliamo le firme per il referendum abrogativo. Intanto la riforma del lavoro è legge. Mario Monti può essere contento: oggi e domani, al consiglio europeo, farà certamente bella figura. Quando rientrerà in patria, però, i problemi da affrontare saranno enormi: i mal di pancia – perlopiù repressi – non sono pochi all’interno dei partiti, tant’è che il premier si è impegnato a cambiare, con decreti su decreti, praticamente gran parte della riforma che non convince ora il Pd ora il Pdl.

di Carmine Gazzanni

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C’è un fondo tragicomico nei quattro voti di fiducia che si sono consumati tra ieri e l’altro ieri alla Camera. Se infatti la legge è stata approvata, è anche vero che, parola di Mario Monti, dovrà essere cambiata praticamente da capo a piedi. In altre parole, la riforma del mercato del lavoro è stata concepita e votata e approvata soltanto per permettere a Mario Monti di far vedere ai suoi colleghi che bravo professore sia e come sia riuscito a mettere in riga la sua scolaresca.

Tutto finto. Tutto apparente. Quando rientrerà in patria, infatti, come d’altronde lui stesso ha più volte ribadito nei giorni scorsi, la riforma dovrà essere modificata con decreti integrativi, rivolti praticamente a tutto: il premier in prima persona ha promesso un “impegno del governo” per modificare con successivi provvedimenti la riforma nella parte della flessibilità interna, come richiesto da Pdl, nonché sugli ammortizzatori sociali, come invece voluto dal Pd. E, infine, ci saranno ulteriori provvedimenti per risolvere la questione degli esodati. In pratica, tra ammortizzatori, flessibilità ed esodati, dovrà essere cambiata tutta la riforma. Come detto, dunque, non c’è altro motivo allora per cui è stata approvata di fretta e furia se non quello di andare vicino ai compagni europei e poter dire: hai visto come siamo bravi?

I voti di fiducia di ieri, però, hanno detto anche altro. Se infatti l’Udc ha assicurato questo suo “atteggiamento responsabile” (responsabile nei confronti di chi?) nell’appoggio al governo Monti, nel Pd e nel Pdl i mal di pancia cominciano ad essere difficilmente contenuti. Basti pensare che ieri, al voto di fiducia finale sulla riforma, il partito di Alfano ha dimostrato forte insofferenza. Secondo i dati della Camera, tra contrari, astenuti e non partecipanti al voto 87 pidiellini su 209 non hanno dato il loro assenso al provvedimento. Quasi la metà, dunque, si è defilato: ben sette hanno votato no (tra questi l’ex ministro Renato Brunetta e Guido Crosetto); altri 34 si sono astenuti, mentre in 46 (tra i quali Silvio Berlusconi) non hanno preso parte alla votazione.

Proprio per tale insofferenza potrebbe riservare delle sorprese la  mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro Fornero presentata nei giorni scorsi da Idv e Lega, il cui voto è stato fissato per il 4 luglio. È difficile pensare che possa essere sfiduciata. Tuttavia già se il numero dei favorevoli alla sfiducia dovesse crescere sarebbe senz’altro un segnale forte.

Insomma, Mario Monti probabilmente si giocherà il suo futuro proprio nelle settimane prossime. La riforma non piace, è un dato di fatto. È stata votata da molti parlamentari soltanto – a detta loro –  per un atto di responsabilità. Nulla di più. Tutti l’hanno ribadito: bisogna modificare di sana pianta il testo. E nel caso in cui non dovesse essere toccato? Questa è la domanda che ha spinto Antonio Di Pietro, come ha sottolineato nel suo intervento ieri alla Camera, a rivolgersi al popolo italiano: “Lei dice che l’articolo 18 – ha detto il leader Idv – è di ostacolo agli investimenti. Non è così. Noi riteniamo che invece l’articolo 18 sia un diritto inalienabile che va tutelato. Per questo le facciamo presente che, a partire dal prossimo mese di ottobre, noi ci rivolgeremo ai cittadini con un apposito referendum per vedere se avete ragione voi, la vostra nuova maggioranza, che predica bene e razzola male, o noi dell’Italia dei Valori”.

Gli scenari dunque restano imprevedibili: se la raccolta firme dovesse avere un grande successo, sarebbe l’ennesimo colpo di sfiducia inflitto all’esecutivo. Anzi, probabilmente il più duro da digerire perché, in questo caso, sarebbe proprio il popolo a delegittimare un governo che nei fatti, d’altronde, è stato nominato. Non votato.

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