FIOM VS FIAT/ La battaglia tra operai e padroni si sposta in tribunale

I trenta operai “resistenti” , quelli ancora iscritti alla Fiom hanno deciso di andare avanti. E nei primi giorni di settembre si presenteranno davanti al Tribunale di Larino per ottenere soldi e giustizia. Per ora hanno perso 750 euro in tre mesi ma a settembre il saldo negativo degli stipendi pagati raggiungerà la soglia del meno mille. I lavoratori giurano che la speranza è l’ultima a morire ma tanti loro colleghi hanno scelto la via della cancellazione dal sindacato. E il “nostro” fondo anti Marchionne? Nei prossimi giorni renderemo conto ai lettori di quanto sta avvenendo.

di Viviana Pizzi

Fiom_vs_Fiat_inLe ferie  sono trascorse ma i problemi restano. È quanto accade nella diatriba Fiom contro Fiat di Termoli nella quale, secondo una decisione dell’azienda, chi è iscritto al sindacato di Maurizio Landini deve percepire un salario di 250 euro inferiore a quello degli operai di stesso livello che invece hanno aderito ad altre sigle. La lettera con la quale è stata annunciata la decisione era datata 29 maggio, come documentato precedentemente da Infiltrato.it. Ma oggi a tre mesi da una scelta, quella della Fiat, che per noi grida vendetta al cospetto di Dio e contro la quale ci siamo schierati, chiedendo al segretario regionale della Fiom Giuseppe Tarantino di istituire un fondo anti Marchionne, che cosa sta accadendo?

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Dal punto di vista  del fondo nei prossimi giorni vi racconteremo più dettagliatamente di adesioni o promesse mancate da parte di chi aveva testimoniato la propria solidarietà agli operai ingiustamente colpiti dal provvedimento. Ma a livello giudiziario qualcosa si sta muovendo. A luglio, durante una conferenza stampa, gli avvocati della Fiom annunciarono di voler avviare una serie di ricorsi per recuperare i soldi perduti dagli operai. Che da giugno ad agosto ammontano già a 750 euro, ma che a settembre arriveranno alla temuta soglia dei mille. Una cifra che significa che in quattro mesi i lavoratori iscritti alla Fiom hanno percepito mille euro in meno rispetto ai loro colleghi. Quasi uno stipendio in meno, secondo le persone penalizzate. Una situazione che li mette tutti alla corda e che ha portato la maggior parte di loro non soltanto a dover rinunciare alle ferie.

Ma a settembre si procederà per due strade parallele. La prima è quella che porterà i giudici a imporre, qualora la Fiom abbia la meglio dal punto di vista legale, il rispetto dell’articolo 28 dell’accordo tra lavoratori e sindacato. Secondo il quale operai che devono svolgere la stessa mansione in fabbrica non possono percepire salari diversi. Sempre la stessa legge contiene un altro principio fondamentale, secondo il quale non si possono ridurre salari precedentemente erogati dall’azienda.

La seconda è quella dei ricorsi individuali presentati dai singoli lavoratori. Nei quali si punta non soltanto a ripristinare il salario precedentemente erogato ma anche a recuperare il denaro perduto in questi mesi. Il tutto avrà inizio il 5 settembre davanti al tribunale competente: in questo caso, come avvenuto per il reintegro della rappresentanza sindacale all’interno dell’azienda,  il foro è quello di Larino (Campobasso).

Ma quello che si chiedono ormai tutti è questo: quanti sono i ricorsi che arriveranno davanti al giudice del lavoro? Dalle stime della stessa Fiom-Cgil sono circa trenta. Su 216 lavoratori penalizzati a fine maggio. Gli altri operai perché non si sono mossi?  Nel frattempo hanno deciso di cancellare la loro iscrizione alla Fiom-Cgil e recuperare in questo modo le vecchie condizioni salariali.

Infatti mano a mano che sono state registrate le cancellazioni la Fiat ha inviato delle lettere nelle quali comunicava il ripristino dello stipendio comprensivo delle 250 euro precedentemente decurtate. Quella per l’azienda di Marchionne fu la vittoria di una battaglia. Quella vera si apre la prossima settimana davanti ai giudici. Vedrà schierati da una parte i lavoratori “resistenti”, dall’altra i padroni che tentano di piegarli. Il loro arbitro sarà il giudice di Larino che già ad aprile fece vincere una battaglia  alla classe operaia. Ora vedremo cosa accadrà a settembre.

I ricorrenti sono fiduciosi. Quella giudiziaria resta per loro l’unica speranza di rivalsa contro una politica industriale, quella di Marchionne, ormai orientata, come anticipò anzitempo Maurizio Zipponi, responsabile nazionale del dipartimento Lavoro dell’Italia dei Valori, a chiudere stabilimenti in Italia per spostare la produzione all’estero. Dove non ci sono diritti sindacali e i salari sono più bassi. Ma nonostante tutto i trenta “resistenti” hanno deciso di non mollare in attesa di vedere riconosciuti i loro diritti di operai.

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