Fini, Berlusconi e Bossi: una rottura da ritorno al futuro

Se guardassimo indietro di sedici anni, ci accorgeremmo che la questione era esattamente antitetica all’attuale, con un Berlusconi sull’orlo della crisi, Fini che cercava di sorreggerlo e Bossi che invece premeva affinché cadesse. Giuda, traditore, ladro e ricettatore di voti, personalità doppia e tripla”, che “per sette lunghi mesi ha messo a dura prova la pazienza mia e di tutto il governo”. Sono parole di Silvio Berlusconi, ma non dirette a Gianfranco Fini, ma proprio al senatùr, all’Umberto di cui oggi il Cavaliere pare proprio non poterne fare a meno, ma tanto bistrattato nel ’94.

Si dimetta, salga al Colle e apra la crisi. Senza questo colpo d’ala la nostra delegazione non rimarrà un’ora di più al Governo”. Più chiaro di così Gianfranco Fini, nel discorso conclusivo della tre giorni di Bastia Umbra, non poteva essere. Come non poteva essere, d’altronde, più puntuale la controffensiva pidiellina: screditare il gruppo finiano affinché l’elettorato riconosca responsabilità di un’eventuale crisi a Gianfranco Fini & co piuttosto che a due anni di legislatura durante cui ne abbiamo viste di cotte e di crude.

bossi_fini_web--400x300Ed è evidente, questo, dalle parole e dichiarazioni (a volte anche imbarazzanti) di tutti coloro che hanno difeso a spada tratta il premier. A cominciare dallo stesso Berlusconi che ha dichiarato: “Se vuole la crisi, Fini abbia il coraggio di venire in Parlamento e votare la sfiducia”. Come a dire: vieni in Parlamento e vediamo se hai il coraggio di assumerti la responsabilità delle tue azioni davanti all’elettorato. Ancora più chiari sono stati Cicchitto e Bondi i quali, in una nota congiunta, hanno affermato che Fini, con il suo discorso senza mezzi termini, “si è assunto una responsabilità gravissima davanti al Paese”. Per concludere, poi, con Quagliariello secondo cui, addirittura, l’atteggiamento di Fini è stato “peggio di quello che un tempo provocò la marcia su Roma”.

Insomma, da parte di Berlusconi niente salita al Colle. Anzi, ieri il Cavaliere e Umberto Bossi si sono incontrati ad Arcore per decidere sul da farsi. Due ore di colloquio e poi un nuovo incontro a Via Bellerio tra i massimi esponenti leghisti (dopo che ce n’era stato già uno prima del meeting ad Arcore). E in una nota apprendiamo che “l’incontro è andato bene, andiamo avanti. Si è deciso di proseguire con l’azione riformatrice per realizzare il programma”: si continua, dunque, e niente “crisi istituzionale. Anche se la preoccupazione rimane alta, dato che, come rivela una nota ASCA, alcune voci svelano che nel corso della settimana, tra oggi e domani, Fli ritirerà i suoi “uomini dalla compagine dell’esecutivo”.

Eppure una volta non era così. Se guardassimo indietro di sedici anni, ci accorgeremmo che la questione era esattamente antitetica all’attuale, con un Berlusconi sull’orlo della crisi, Fini che cercava di sorreggerlo e Bossi che invece premeva affinché cadesse.

Giuda, traditore, ladro e ricettatore di voti, personalità doppia e tripla”, che “per sette lunghi mesi ha messo a dura prova la pazienza mia e di tutto il governo”. Sono parole di Silvio Berlusconi, ma non dirette a Gianfranco Fini, ma proprio al senatùr, all’Umberto di cui oggi il Cavaliere pare proprio non poterne fare a meno, ma tanto bistrattato nel ’94.

Parti perfettamente invertite, dunque, tra la prima legislatura a firma Berlusconi e l’attuale. Oggi, infatti, sentiamo Fini soffermarsi sul tema della giustizia, sulla cosiddetta “questione morale”. Eppure ieri (1994) ad esprimere le stesse idee era Umberto Bossi, era il leader leghista a non ammettere deroghe in caso di indagini sul Presidente del Consiglio: “Se arriva un avviso di garanzia di una certa gravità è probabile che il Cavaliere si faccia da parte e si vada verso un governo istituzionale”. E mentre oggi è la Lega a scagliarsi contro Gianfranco Fini, ieri era proprio l’attuale Presidente della Camera che non le mandava a dire a Bossi, sicuro che la legislatura avrebbe resistito alla crisi: “Bossi e’ come un pugile all’angolo […] il governo non corre rischi, durerà per l’ intera legislatura, a dispetto dei gufi”.berlusconi_incazzato

Sia nel ’94 che oggi, poi, le critiche a Berlusconi erano sempre le stesse: un eccessivo appiattimento. Ma, anche questa volta, in un’ottica diametralmente opposta. Ieri Bossi criticava l’operato del Cavaliere perché “si e’ troppo appiattita su An” (Corriere della Sera, 29 novembre 1994); oggi invece sentiamo Fini affermare che “appiattirsi sulle posizioni di Bossi è pericoloso, nel centro-sud sono preoccupati per l’influenza della Carroccio“.

Cosa pensare allora? Probabilmente è reo chiunque si ponga contro i progetti, sani o meno che siano, di Berlusconi. A prescindere se sia un ex-missino o un secessionista. Nessuno, dunque, è scevro da responsabilità, qualunque siano le dichiarazioni, di oggi o di ieri.

Ma, certamente, è indispensabile guardare al presente: Fini, con il discorso di Perugia, oramai è arrivato ad un punto di non ritorno. La crisi, sebbene non sia stata ancora annunciata ufficialmente, è più che dilagante.

D’altronde anche nel ’94 si negava realtà della crisi istituzionale. E, alcuni mesi dopo, il Governo cadde …


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