FINANZIAMENTO AI PARTITI/ La Camera salva la porcata e ignora il popolo, Di Pietro e Cinquestelle [VIDEO]

La discussione alla Camera sul finanziamento pubblico ai partiti continua a tenere banco. Nei giorni scorsi, nonostante una considerevole decurtazione approvata, alcuni emendamenti rivelano la vera manovra dei partiti di maggioranza: bocciato l’emendamento che avrebbe abrogato in toto il fondo e inserita una norma contraria alla cosiddetta antipolitica, oggi è stato bocciato un altro emendamento che avrebbe portato alla decadenza del finanziamento pubblico a quei partiti che non presentano liste pulite. Intanto, prende piede la strada di un nuovo referendum abrogativo. Come quello (per giunta già passato) del ’93.

 

di Francesco De Bassi

alfcasberporce

Non sono bastati Lusi e Belsito. Non è bastata la mole di voti persi dai grandi partiti nell’ultima tornata elettorale. Non basta nemmeno il malcontento sociale per una crisi economica da cui ancora non siamo pienamente usciti.

La discussione in Aula sul finanziamento pubblico ai partiti di questi giorni rivela come i partiti (o perlomeno la maggior parte) ancora non vogliano cambiare. Nonostante, infatti, un taglio ai rimborsi sin dalla prossima tranche di luglio (anche se col trucco e con il rischio palese che quello che esce dalla porta rischia di rientrare dalla finestra), alcuni emendamenti presentati e discussi tra ieri e oggi lasciano più di un dubbio sul vero intento dei partiti di maggioranza.

Nei giorni scorsi, infatti, è stato rigettato un emendamento che avrebbe portato all’abrogazione in toto del finanziamento pubblico. A votare contro Pd, Udc e buona parte del Pdl (Alfano, infatti, dovrà fare i conti con alcuni dissidenti, come Stracquadanio che si è detto favorevole ad una cancellazione del fondo). Non solo. Nella stessa seduta non è passato nemmeno un altro emendamento che avrebbe portato alla soppressione almeno della rata di luglio, destinando quei soldi alla spesa sociale. Sarebbe stato un bel gesto, soprattutto in questo periodo nel quale assistiamo ad una situazione tragica in Emilia con cinque mila sfollati che attendono un intervento tempestivo dello Stato. Si sarebbe potuto creare un fondo ad hoc. Ma niente.

Nella giornata di ieri altro emendamento che lascia più di un dubbio. La modifica al testo è stata presentata da due deputati dell’Udc e, in pratica, stabilisce che per poter accedere ai rimborsi elettorali previsti dal provvedimento ogni partito debba avere uno statutoconformato a princìpi democratici nella vita interna con particolare riguardo alla scelta dei candidati, al rispetto delle minoranze, ai diritti degli iscritti”. Insomma, serve uno statuto per aver diritto ai rimborsi. Peccato, però, che il Movimento 5 Stelle, se questa norma dovesse passare, non potrà beneficiare del finanziamento. Poco male: i “Grillini” hanno sempre detto di non volerne usufruire. E l’hanno pure dimostrato, rifiutando il rimborso spettante dopo le regionali di Emilia Romagna e Piemonte. Tuttavia il fatto resta: checché ne dicano i due deputati dell’Udc, la norma colpisce il M5S: “se il Movimento 5 Stelle vorrà i rimborsi – ha detto a caldo il primo firmatario dell’emendamento, Pierluigi Mantinidovrà diventare prima un partito”.

Ma non è finita. Oggi è stata la volta di un altro emendamento che avrebbe portato alla decadenza del finanziamento pubblico a quei partiti che non presentano liste pulite. La norma, presentata da Antonio Di Pietro, ha avuto il parere contrario di tutta la maggioranza in blocco. Anche quest’emendamento, dunque, è stato rigettato. “Nessun legame tra finanziamento e liste pulite”, hanno detto a caldo alcuni parlamentari.

Di Pietro, inoltre, ha raccontato le manovre a palazzo in un video, che noi qui riproponiamo in sintesi, ritenendolo un documento di informazione a futura memoria. È necessario che siano chiare le posizioni e i comportamenti parlamentari dei singoli partiti, che non fanno mistero del proprio orientamento. Fortuna che esiste la rete. La partita si sta giocando in parlamento, ma tornerà in piazza e avrà effetti alle elezioni. Ecco perché si assiste a blindature del sistema, a silenzi e censure. Una maggioranza trasversale riaccende oggi la rabbia del popolo, che ha già bocciato l’arroganza, al di là dei colori politici, di chi ha difeso privilegi, immunità e impunità del potere.

 

Come andrà a finire, allora, la discussione in Aula? È probabile che a qualche risultato si arrivi alla svelta. Non bisogna dimenticare, infatti, che ad aprile 2013 (se non a ottobre 2012) ci saranno le elezioni politiche. E diversi partiti hanno necessità di recuperare voti, magari salvaguardando il Porcellum. Il dubbio che dietro questa manovra ci sia solo tanta demagogia resta. Lo si vede nei fatti: tagli sì, ma abrogazione no. Casta sì, ma movimenti e opposizioni (che fanno paura) no. Né c’è spazio per le liste pulite come parametro per avere diritto ai fondi. Insomma, pare che ci sia spazio soltanto per quegli emendamenti che non incidano – se non marginalmente – sul funzionamento dei rimborsi elettorali.

Non a caso pare che stia prendendo piede la strada del referendum abrogativo. L’Italia dei Valori, infatti, dopo aver raccolto le firme per presentare una legge d’iniziativa popolare contro il finanziamento ai partiti, scenderà di nuovo nelle piazze. Questa volta l’idea è quella di un referendum abrogativo: l’obiettivo è quello delle 500 mila firme. In questo modo sarà il popolo a decidere se mantenere in piedi il finanziamento pubblico ai partiti. Come nel ’93. Ed anche in quella circostanza vinse chi era contrario.


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