FINANZIAMENTO AI PARTITI/ Caso Udc: 7 domande a Casini

L’Udc continua a farsi portavoce di una riforma che modifichi il finanziamento pubblico ai partiti. Le dichiarazioni di ieri sera di Pierferdinando Casini a Otto e Mezzo ne sono una riprova. Eppure, nel corso dell’intervista, nessun accenno all’inchiesta di Roma sulle tangenti ricevute dall’Udc e all’iscrizione nel registro degli indagati di Franco Bonferroni, uomo del partito centrista, proprio per finanziamento illecito ai partiti. Tutti continuano a tacere. Nel silenzio più assordante. Perché? Infiltrato.it ha deciso di girare alcune domande proprio al partito centrista.

di Carmine Gazzanni

casini_udc_domande_su_finanziamenti_illecitiQuando prende la parola Pierferdinando Casini converrebbe armarsi di taccuino e penna per annotarsi tutte le dichiarazioni e le promesse del leader centrista. Promesse fatte con convinzione, c’è da riconoscerglielo. Con estrema convinzione. Peccato, però, che Casini sia abituato a promettere tutto e il contrario di tutto. Quanto accaduto ieri a Otto e Mezzo ne è la riprova.

Ieri, infatti, ospite da Lilli Gruber c’era proprio il leader moderato, il quale ha parlato soprattutto di finanziamenti pubblici ai partiti. Casini ha tenuto a precisare, tra le altre cose, che “io non sono un buffone che va in tv e per qualche voto in più dice ‘azzerate’, né sono in un partito che come altri aveva eccedenze. Vorrei che i ladri fossero chiamati ladri e che i politici seri vengano chiamati politici seri” perché “noi non abbiamo lingotti da restituire”. Il riferimento – per niente implicito – è a quanto sta venendo a galla dallo scandalo che ha colpito la Lega Nord.

Eppure, come Infiltrato.it ha documentato ieri, in casa Udc se non sono lingotti, sono tangenti. E molto profumate. Almeno stando alle indagini condotte dalla Procura di Roma: 500 mila euro circa, versate in due tranches. Una ricevuta da Franco Bonferroni che, come rivelato da Lorenzo Cola,  era “espressione dell’Udc”. L’altra, invece, versata dall’imprenditore Tommaso Di Lernia direttamente a Giuseppe Naro, tesoriere del partito centrista: “vennero consegnati al tesoriere dell’Udc – dice Di Lernia in un interrogatorio – perché erano assenti sia Cesa (Lorenzo Cesa, segretario del partito, ndr) che Casini, impegnati in un’operazione di voto”.

C’è qualcosa, dunque, che non quadra. Eppure nessuno vuol vedere una distonia che parrebbe evidente. Nemmeno una agguerrita – perlomeno a tratti – Lilli Gruber. Nessuna domanda dai media. Nessuna richiesta di chiarimenti dal mondo politico. Sebbene la situazione politica, con i vari scandali che si stanno scoperchiando in questo periodo, lo richieda. Tutto tace, dunque. E, in quest’imbarazzante silenzio, Pierferdinando Casini riesce a raggirare, a cambiare versione, a dire tutto e il contrario di tutto. Senza che nessuno gli faccia (o voglia far) notare alcunché.

Diamo noi, allora, la possibilità al partito moderato di chiarire, spazzando il campo da equivoci e polemiche con alcune domande a cui – speriamo – qualche gerarca del partito risponderà.

1. Perché nessuno del partito, dopo l’iscrizione nel registro degli indagati di Franco Bonferroni,  non ha preso le distanze da un uomo che, pur non essendo tesserato nel partito, sarebbe, a detta di Cola, “espressione dell’Udc”?

2. Dopo la vicenda Lusi e quella Belsito, non sarebbe convenuto prendere le distanze da Giuseppe Naro, tesoriere dell’Udc che, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto una tangente per 200 mila euro?

3. Pierferdinando Casini, rispondendo alle domande dei cronisti sulla vicenda, ha dichiarato: “Non mi sembra che le accuse vengano da Santa Maria Goretti”. Come dire: se gli altri rubano, posso rubare anche io. La stessa tesi difensiva di Naro, come scrive il gip in seguito all’interrogatorio, ”è sconfessata dalle fonti di prova”. Perché nessuno del partito ha mai affrontato la questione in maniera seria e forte, dando risposte comprovate da documenti?

4. Agli occhi della società civile non potrebbe sembrare contraddittorio che il leader di questo stesso partito, oggi, si faccia promotore di una riforma sui finanziamenti con “controlli trasparenti e rigorosi sui bilanci”?

5. Nel codice deontologico del partito c’è scritto che i soci si impegnano, tra le altre cose, a “ispirare la propria azione politica a criteri di oggettività e trasparenza, impegnandosi in ogni caso al perseguimento costante del bene comune”. Non sembra che questa norma, stando a quanto sta appurando la magistratura, sia stata disattesa?

6. Perché nessuno dei media ha mai rivolto una sola domanda da quando Bonferroni è stato iscritto nel registro degli indagati? Si è fatto un’idea?

7. Perché tanto clamore per il caso Lega e nessuna domanda per le indagini su Bonferroni. Eppure l’accusa è altrettanto grave: finanziamento illecito ai partiti, dove il partito in questione è proprio l’Udc. A voler pensar male si potrebbe dire che, per Udc e Lega, si sono usati due pesi e due misure, dove l’ago della bilancia è l’appoggio (o meno) al Governo Monti …

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