FINANZA “CREATIVA”/ La guerra tra il Monte dei Paschi di Siena e l’Università: misteri e speculazioni

Resta ancora un mistero l’escalation del Monte dei Paschi di Siena, che in sole due sedute arriva ad un rialzo del 20%. Intanto lo storico sodalizio economico tra il MPS e l’Università di Siena si tramuta in una ‘guerra tra poveri’: da un lato la banca senese si aggrappa ai Monti bond per rimanere in vita, dall’altra la storica università finisce sotto inchiesta per possibili irregolarità nella nomina del rettore Angelo Riccaboni e per un ‘buco’ economico di 200 milioni, oltre ad un disavanzo di 46 milioni di euro. E così l’Ateneo, a corto di denaro, ha chiesto il congelamento delle rate da pagare al MPS, pari a 7 milioni di euro l’anno, ma la delibera non è stata presentata, per la gioia della banca di Siena. Risultato? La bancarotta sembra annunciata anche per l’università.

 

di Maria Cristina Giovannitti

MONTE DEI PASCHI DI SIENA – La nota banca senese in sole due sedute ha avuto un rialzo dei titoli del 20%. Un guadagno inaspettato che in un solo mese porta le quotazioni del MPS ad un + 35,82%. E così il mistero s’infittisce: chi c’è dietro l’acquisto dei titoli? Secondo le indiscrezioni (QUALI INDISCREZIONI? DI CHI?) ci sarebbero: Egerton, Parvus, Wellington Management e Marshall Wace.

La storia del MPS, oltre ad essere caratterizzata da errori – come per esempio l’acquisto dell’Antoveneta, ritenuto il casus belli del fallimento della banca- ha subito manipolazioni politiche non indifferenti. Poiché la banca è stata uno dei colossi dell’alta finanza, arrivando a controllare il 30% dell’economia toscana, ha sempre fatto gola alla politica locale, in particolare ai mammasantissima del centrosinistra. E così il Monte dei Paschi di Siena si è trasformato in un’oligarchia in cui la politica l’ha fatta da padrone.

 

POLITICA UBER ALLESFranco Ceccuzzi, ex segretario dei Ds ed ex deputato Pd, è stato sindaco di Siena fino alle dimissioni presentate nel maggio 2012. La sua storia politica si lega a quella di Alberto Monaci, attuale Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, deputato di Democrazia Cristiana fino alla fine degli anni novanta e leader della Margherita rutelliana in Toscana. Insomma uno che conta.

Persino i suoi parenti ricoprono ruoli di prestigio: la moglie Anna Gioia da fisioterapista presso la Asl locale, diventa consigliere comunale. Alessandro Pinciani, figlio di primo letto di Monaci, diventa vice presidente della Provincia di Siena. Alfredo Monaci, fratello del Presidente, è vicepresidente della Sansedoni, società immobiliare della Fondazione Monte Paschi e fa parte del consiglio di amministrazione della banca.

siena_piazzaMa torniamo a Ceccuzzi, che oltre ad essere sindaco di Siena, è stato anche il padrone del MPS, visto che ha nominato personalmente otto dei sedici membri del consiglio della Fondazione, azionista di controllo della banca. La Fondazione a sua volta nominava i vertici della banca, poi il Monte dei Paschi sceglieva al suo interno il sindaco. Anzi, sceglieva tutti funzionari del Monte ma anche ex segretari della Fisac Cgil, il sindacato dei bancari.

Un ‘do ut des’ che ha creato un circuito chiuso dal retrogusto vagamente “illuminato”.

Nei dettagli, l’accordo Ceccuzzi-Monaci prevede: Giuseppe Mussari come presidente prima della Fondazione e poi del MPS – colui che ha concluso l’acquisto per 10 miliardi dell’Antoveneta ed oggi è indagato dalla Procura per aggiotaggio; Giuseppe Mancini – fidato uomo di Alberto Monaci – come presidente della Fondazione ed infine Alfredo – fratello del Presidente – presente in banca e nella commissione amministrativa.

Ma con il rovinoso crollo finanziario della banca senese, comincia lo scontro.

Ceccuzzi ambisce alla carica di sindaco della città ma è consapevole che la disastrosa situazione finanziaria del Monte dei Paschi di Siena non favorirà la sua rielezione. Bisogna salvare il salvabile e così arriva il banchiere Alessandro Profumo e la sua strategia della ricapitalizzazione: lo stesso Profumo ha parlato di situazioni ‘anomale’ per il MPS «All’interno della banca ci sono state persone di valore ma non sempre le promozioni sono avvenute in base ai meriti e alle competenze». Ma Ceccuzzi non riuscirà a sbarazzarsi facilmente del gruppo Monaci: in consiglio comunale ci sono infatti ben sei ‘monacini’ che voteranno contro il sindaco, facendogli perdere la maggioranza. E così si arriva alle dimissioni di Franco Ceccuzzi.

 

UNIVERSITÀ DI SIENA – Il destino della storica università toscana è legato al MPS, non solo per la stessa rovinosa minaccia di bancarotta, ma soprattutto per un sodalizio economico tra la banca e l’ateneo. Vincoli economici, finanziamenti per Master e investimenti iniziali fatti dal MPS nell’Università di Siena. La facoltà di economia e commercio, in un sondaggio di qualche tempo fa condotto dal Censis, è stata individuata come una delle migliori in Italia. Ma anche la storia di questa università è caratterizzata da mistero e speculazione.

Risale al 2011 un testo d’interrogazione presentato dal senatore Pdl Paolo D’Amato, all’allora Ministro dell’Istruzione Gelmini, in cui si chiedeva con scalpore com’era possibile che alcuni professori universitari, indagati per brogli, fossero stati comunque eletti a cariche di rilievo nell’Università di Siena.

In più queste irregolarità erano state denunciate anche dal professore Grasso, docente di Anatomia presso l’università senese, che parlava anche dell’uso privato dei servizi pubblici offerti dall’Ateneo. I brogli di cui parla il senatore D’Amato riguarderebbero presunte irregolarità compiute nell’elezione del rettorato.

Era il 21 luglio 2010 quando il rettore, Angelo Riccaboni, venne eletto con 373 voti a favore. Ma qualcosa, per molti, non è andato come doveva: l’accusa è che gli scrutatori non chiesero le generalità dei votanti perché li conoscevano. Indagati tutti i membri della commissione, che rischiano da 1 a 6 anni.

 

GUERRA TRA “POVERI” – La situazione dell’Ateneo è precaria anche a livello economico: la Procura di Siena infatti indaga anche su un buco di 200 milioni di euro oltre ad un disavanzo di 46 milioni, accumulati solo nel 2012.

A corto di denaro e con difficoltà evidenti per i pagamenti, l’Università aveva chiesto al Ministero del Tesoro di congelare i pagamenti delle rate del mutuo bancario con il MPS – pari a 7 milioni l’anno – per il prossimo quinquennio però la delibera sullo stop dei pagamenti non è mai arrivata.

Per cui, oltre ai disavanzi, al buco economico, l’Università dovrà continuare a pagare le rate dei mutui, per la gioia del MPS.

Un fallimento annunciato, questo dell’Università o anche per l’Ateneo ci sarà la misteriosa risalita, così com’è accaduto al Monte dei Paschi di Siena?

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