FIDUCIA GOVERNO/ Berlusconi e una montagna di balle

Quella di oggi sarà la giornata più lunga di questa legislatura e, contrariamente alle previsioni, tutto fa pensare che un accordo si possa trovare. Pare che per uno/due voti Silvio Berlusconi possa ottenere la tanto agognata fiducia. Gli ultimi calcoli ci dicono, infatti, che la fiducia passerà per un risicato 312 a 311, ma anche questi conti, in realtà, potrebbero essere inutili, visto che le posizioni di alcuni deputati cambiano ad ogni colpo di vento (e di proposta).

 

fiducia_governo_berlusconiAl centro di questa situazione d’incertezza eterni sconosciuti: dai due ex Idv Antonio Razzi e Domenico Scilipoti, ora in forza – si fa per dire – a “Noi Sud” e “Movimento di responsabilità Nazionale”, ai finiani Silvano Moffa e Maria Grazia Siliquini (che, se prima erano intenzionati a votare la fiducia, ora pare siano propensi all’astensione), ai quali, secondo indiscrezioni, sarebbero stati promessi per la loro “fedeltà” importanti ruoli istituzionali: per Moffa un ministero e per la Siliquini un sottosegretariato; dai due Liberaldemocratici ai cinque dell’Mpa che sembrano essere intenzionati a votare con la maggioranza.

E ancora Paolo Guzzanti il quale, nonostante i termini non proprio delicati utilizzati per descrivere il sistema di potere del premier (è stato lo stesso Guzzanti ad coniare il termine “mignottocrazia”), ieri in una dichiarazione ufficiale ha affermato di essere propenso alla fiducia. A rendere la questione ancora più incerta ci pensano tre deputate alle prese con la gravidanza e che, dunque, saranno probabilmente assenti: le finiane Giulia Cosenza e Giulia Bongiorno e Federica Mogherini del Pd. E’ finita qui? Certamente no. Mancano gli assolutamente incomprensibili radicali. I sette deputati eletti nelle file del Pd pare stiano continuando a trattare con il Pdl (sebbene Marco Pannella continui a negare): voto di fiducia in cambio di “amnistia e un segnale contro la dittatura di Michele Santoro”.

Staremo a vedere cosa accadrà. Intanto ieri Silvio Berlusconi, sfoggiando una cravatta sulla quale era raffigurato il simbolo dell’Unità d’Italia, è intervenuto al Senato: trenta minuti per non dire nulla, per ripetere frasi già dette, ribadite, stra-ripetute. “Volevamo togliere le macerie dal centro, ma il comune ha preferito affidare i lavori ad imprese locali”. E ancora: “A Napoli per i rifiuti il comune non ha fatto nulla. E infine: “Rispetto agli altri paesi abbiamo un enorme debito pubblico che il Pci contribuì ad aumentare. Ci penalizza la mancanza dell’energia nucleare e delle infrastrutture, a causa degli ambientalisti”. Come sempre, la responsabilità è imputabile a chiunque (addirittura è stato riesumato il PCI), purché non sia il Pdl, Berlusconi o questo Governo.

Un discorso pacato quello di Berlusconi. Ma è chiaro l’intento: cercare anche nell’ultimo giorno di convincere gli indecisi. La questione, allora, è un’altra: avrà detto la verità su ogni punto del suo discorso? Analizziamo un frammento: “Garantisco sui miei figli e sui miei nipoti che non c’è un solo dollaro di tutte queste operazioni di diplomazia commerciale che è entrato o entrerà nelle mie tasche”. Il riferimento è alle rivelazioni di Wikileaks sui presunti rapporti economici e d’affari con l’ex capo del KGB e attuale Presidente russo, Vladimir Putin.

Tuttavia non è la prima volta che Silvio Berlusconi fa un discorso del genere. Marzo 2006: “Giuro sulla testa dei miei figli di non aver mai saputo niente di questo (di aver corrotto Mills, ndr) ed escludo che possa essere successo, e giuro da Presidente del Consiglio, dicendo che vado a casa un minuto dopo e esco dalla politica se dovesse venire fuori un documento di versamento, una dimostrazione di una donazione di 600 mila dollari a questo signor Mills”. E invece? Come andò a finire la vicenda? David Mills è stato condannato per corruzione (il reato è caduto in prescrizione in Cassazione,  ma qualunque persona che abbia un minimo di conoscenza giuridica sa che, se si è condannati nei primi due gradi di giudizio, il reato rimane, tanto più che Mills è stato condannato anche a pagare le spese processuali – guarda un po’  il caso- proprio alla Presidenza del Consiglio).

E, d’altronde, fu lo stesso Mills a rivelare di essere stato corrotto e (anche da chi) in una Lettera consegnata al commercialista Bob Drennan il 2 febbraio 2004: “Caro Bob, in breve i fatti rilevanti si possono così riassumere: nel 1996 mi sono ritrovato con un dividendo di circa 1,5 mlioni di sterline […] proveniente dalle società di Mr. B.”. E ancora “Io mi sono tenuto in stretto contatto con le persone di B.  e loro conoscevano la mia situazione. […] sapevano bene che il modo in cui io avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito ma ho superato curve pericolose per dirla in modo delicato) avesse tenuto Mr. B. fuori da un mare di guai nei quali l’avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo. Il tutto, poi, confermato anche nel corso del’interrogatorio del 18 luglio del 2004: “Non credo che occorrano molte parole: io sono stato sentito molte volte in indagini e processi che riguardavano Silvio Berlusconi e il gruppo Fininvest. Pur non avendo mai detto il falso, ho tentato di proteggerlo nella massima misura possibile e di mantenere, laddove possibile, una certa riservatezza sulle azioni che ho comprato per lui. E’ in questo quadro che nell’autunno del’99 Carlo Bernasconi […] mi disse che Silvio Berlusconi, a titolo di riconoscenza per il modo in cui ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e dei processi, aveva deciso di destinare a mio favore una somma di denaro”.

Ecco perché c’è poco da fidarsi di Silvio Berlusconi e delle sue dichiarazioni politichesi.

Staremo a vedere domani cosa accadrà in quel teatro del Parlamento che, più che rappresentare, inscena rappresentazioni. Comiche e deliranti.


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