FIAT VS FIOM/ La Fismic contro sindacato e magistrati: “La smettano di ostacolare lo sviluppo dell’azienda”

I giudici italiani e il sindacato di Maurizio Landini sono stati accusati di “accanimento scientifico” contro l’azienda automobilistica. La ricetta di Di Maulo è la seguente: “Si trasferisca anche la produzione all’estero per salvaguardare l’industria italiana”.

 

di Viviana Pizzi

fiom_vs_fiat“Fiom e Magistratura dovrebbero terminare l’accanimento scientifico contro la Fiat”. Dopo la Uilm Uil regionale, come avevamo già testimoniato in un precedente articolo, anche il segretario nazionale della Fismic Roberto Di Maulo si schiera contro chi sta lottando, tanto a Termoli per ottenere uno stipendio paritario rispetto a quello degli altri lavoratori, quanto a Pomigliano per rientrare in azienda.

Secondo infatti il documento della Fismic questo significherebbe accanirsi contro l’azienda. Contro, dunque, Marchionne il quale, dopo la firma da parte dei sindacati Cisl, Uil e Fismic, aveva promesso di non chiudere alcuno stabilimento italiano e ora invece, dopo aver registrato la crisi dell’auto, minaccia di mandare a casa i lavoratori o di Torino o di Pomigliano togliendo loro il posto di lavoro.

Parole, quelle della Fismic, che non riconoscono l’operato dei giudici e delegittimano gli operai che lottano ogni giorno per avere i loro diritti garantiti costituzionalmente come.

Ma ecco cosa ha chiesto il sindacato autonomo in una riunione avvenuta a Torino nei giorni scorsi.

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Occorre un intervento a livello europeo che, sulla scorta di quanto avvenuto in Brasile in primavera sostenga la ripresa della domanda di auto diminuendo le tasse per l’immatricolazione e l’Iva favorendo il ricambio ecologico del parco vetture circolante. Quindi No a Incentivi sulla vendita, ma detassazioni mirate a decongestionare l’eccessivo peso delle imposte auto. Nello stesso tempo andrebbero detassati i salari di produttività in Italia e finanziati i progetti di nuovi insediamenti industriali; basti pensare allo stabilimento serbo della Fiat che ha ricevuto il 70% del coso dell’investimento da Governo e Bei…”.

Il sindacato già qui si schiera nettamente a favore di Marchionne. Aggiunge poi Di Maulo: “mentre in Europa arrivano notizie negative sul mercato auto, la Fiat aumenta la propria quota negli Usa piazzando la 500 al primo posto nel favore dei consumatori della city car”.

Parole forti quelle della Fismic che considera normale l’investimento all’estero. Come fare? Mettendo a tacere giudici e sindacati come la Fiom che altro non chiedono che il rispetto delle norme sul lavoro.

Nello stesso tempo– aggiunge infatti il leader Fismic – Fiom e Magistratura dovrebbero terminare l’accanimento scientifico contro la Fiat e permettere che le intese raggiunte col consenso dei lavoratori in questi anni possano procedere senza ulteriori intoppi ed attacchi indebiti, folcloristici e negativi per il nostro Paese. Tale giudizio va esteso anche al caso dell’Ilva di Taranto che ha subito l’attacco congiunto di una certa sinistra estrema e di settori della Magistratura”.

I dati negativi del mercato europeo – ha sottolineato ancora il Segretario Generale – si riflettono in maniera pesante sull’andamento produttivo ed occupazionale degli stabilimenti italiani e polacco; di contro c’è da segnalare che nello stabilimento di Grugliasco è stata avviata la produzione delle preserie della Maserati e entro l’anno si dovrebbe completare il rientro di quasi tutti i lavoratori. Anche nella Fiat Industrial la ripresa delle attività produttive procede a buon ritmo. Diversa la situazione per gli stabilimenti italiani dell’auto dove continua un esteso utilizzo della Cassa integrazione, salvo Sevel, che non può non preoccuparci. Tuttavia – conclude Di Maulo – vorrei sottolineare l’incongruenza con cui i mass media riportano della difficoltà che non è solo italiana ma europea. Se a Cassino si lavora tre giorni alla settimana si parla di crisi. Se lo fa la Opel a Russelneihim diventa una virtuosa riduzione d’orario concordata felicemente tra sindacati e azienda”.

La Fismic, insomma, promette impegno in tutta Italia per promuovere l’industria italiana. Ma, per il momento, si dissocia dai colleghi che lottano per avere uno stipendio pari al loro in eguali condizioni di lavoro.

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