FIAT POMIGLIANO/ Salta l’accordo con i sindacati. E il ministro Fornero difende Marchionne

La Fiat ha deciso di non decidere. A nulla è valso l’incontro tra i vertici di Fabbrica Italia Pomigliano con i sindacati. L’argomento di discussione è stato ancora una volta legato ai licenziamenti dei 19 operai annunciati la settimana scorsa per far posto ai lavoratori della Fiom. Le due posizioni restano congelate: le parti sindacali hanno ribadito la necessità di ritirare i provvedimenti mentre il management della Fiat ha mantenuto la propria posizione. Dopo un’ora si sono lasciati con la promessa di incontrarsi a data da destinarsi.

 

di Viviana Pizzi

fornero-marchionneQuanto altro tempo hanno a disposizione le parti per incontrarsi e prendere una decisione comune? Altri trentotto giorni a fronte dei 45 utili per ritirare il provvedimento come chiesto da tutti gli altri sindacati che solo ora, che rischiano in prima persona, si sono seduti davanti a un tavolo di confronto per la salvaguardia degli operai. Quando invece furono soltanto i 145 lavoratori della Fiom a rimanere fuori dai cancelli tutti gli altri se ne lavarono le mani come se non fosse stato un loro problema.


LE POSIZIONI DI CAMUSSO E BONANNI

La guerra tra Fiat e sindacati è ormai totale soprattutto a Pomigliano d’Arco e ora il segretario nazionale della Cisl Raffaele Bonanni sembra averlo capito bene.

Viviamo un momento di grande sbandamento per il Paese – ha dichiarato – sulla vicenda Pomigliano chiedo alla Fiom di fare un passo avanti e di riunirsi con gli altri sindacati ma la Fiat deve fare un passo indietro per il bene che deve volere all’investimento fatto su Pomigliano“.  Le sue dichiarazioni sono chiare, il sindacato di Landini deve rientrare nei ranghi e chiedere insieme agli altri l’annullamento del provvedimento. Come ha risposto Susanna Camusso della Cgil? Sicuramente con parole che condannano il comportamento della Fiat

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Oggi – dice – è il peggiore ambasciatore che l’Italia può avere nel mondo”, un’azienda che ha compito un atto “senza precedenti”, dietro al quale c’é “un’idea di comando, di divisione, di rapporto sempre autoritario: un’idea ‘o mi obbedisci o non esisti’“.

Per ora la posizione del segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini resta cauta. Di sicuro non dimentica l’ostruzionismo dei vertici di Pomigliano contro il proprio sindacato (da due anni non esiste praticamente più all’interno dello stabilimento campano) ma non dimentica nemmeno che le altre sigle finora hanno fatto un gioco contrario al suo alleandosi molto spesso con i padroni dimenticando o volendo dimenticare la rabbia di chi non poteva varcare i cancelli della fabbrica campana soltanto perché appartenente alla Fiom Cgil.


IL REFERENDUM ALL’INTERNO DELL’AZIENDA E IL RICATTO DI MARCHIONNE

Il nuovo provvedimento della Fiat di Pomigliano (licenziare diciannove lavoratori per far posto ad altrettanti operai della Fiom) come gli altri (lasciar fuori dalla porta 145 operai della Fiom stessa oppure ridurre di 250 euro al mese i salari come avvenuto a Termoli solo perché si è iscritti al sindacato di Landini) grida vendetta al cospetto di Dio. E’ impensabile che Marchionne agisca in questo modo in una realtà sociale come quella di Pomigliano. Diventano sempre più lontani i tempi in cui alla Fiat si respirava pace e benessere.

Il vero scandalo però è stato tirato fuori dai colleghi de “Il Fatto Quotidiano” Si tratta dell’esistenza di un referendum proposto dalla Fim Cisl e  da Marchionne stesso contro la Fiom Cgil. Dove avviene tutto questo? Naturalmente nel già bersagliato stabilimento di Pomigliano D’Arco dove ci sono ancora 145 lavoratori appartenenti al sindacato di Landini che aspettano di varcare nuovamente i cancelli della fabbrica.

Sono gli operai stessi, intervistati con voce artefatta, a rivelare il clima di tensione che c’è all’interno della fabbrica campana dove se non si firma il referendum si rischia di finire in mobilità forzata.  

E’ stato organizzato dall’aziendadice una tuta blu, che vuole restare del tutto anonimapoi è stata passata ai capi, i quali a loro volta l’hanno data ai team leader e, quindi, agli operai. Da me sono venuti e mi hanno detto: “Ti consiglio di firmarla, perché se non la firmi ti mettono in mobilità forzata”. Ma io quella penna non l’ho neanche presa in mano. Ora ho paura di finire tra i 19 che dovranno essere licenziati, ma io faccio bene il mio lavoro e voglio essere giudicato per quello”.


IL GOVERNO E LE LODI DI ELSA FORNERO A MARCHIONNE

Mentre sindacati e vertici della Fiat continuano a battagliare sulla questione Pomigliano ecco che arriva puntuale come un orologio svizzero la dichiarazione del ministro del Lavoro Elsa Fornero che sbaraglia le carte, le stesse di un governo che soli quattro giorni fa si era schierato contro la Fiat e le sue decisioni chiedendo alla fabbrica di modificare la propria decisione.

Considero Sergio Marchionne un bravo manager – ha sostenuto il ministro del Lavoro – ha preso un’impresa in grandi difficoltà e le ha dato un futuro“.

L’affermazione è arrivata nel corso di un incontro con la stampa estera, secondo quanto riferiscono alcuni presenti. La stampa era stata allontanata perché accusata dallo stesso ministro Fornero di montare dei titoli in base a frasi congeniali.

Dall’amministratore delegato della Fiat – ha continuato Fornero – non ho mai sentito critiche aspre e superficiali” sul governo, come invece “ho sentito da altri”. “Sarei contenta di avere Marchionne come alleato ma questo lo dico da italiana”.

Cosa si possono aspettare gli operai da tutto questo: di sicuro non un aiuto concreto nonostante i buoni propositi del segretario nazionale del Partito Democratico Pierluigi Bersani che appoggia direttamente il governo tecnico del quale proprio Elsa Fornero fa parte. Una bella gatta da pelare che arriva proprio alla vigilia delle primarie del centrosinistra.  

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