FIAT/ Pomigliano in piazza e Termoli in tribunale

Mentre gli operai della Fiat di Pomigliano sono scesi in strada per protestare contro le molte settimane di cassa integrazione e la mancata riassunzione di tutti gli operai New Co a Termoli è iniziata ufficialmente in Tribunale la battaglia giudiziaria degli operai aderenti alla Fiom. Se avranno diritto alla restituzione dei 250 euro mensili decurtati dal mese di maggio il giudice Aceto lo deciderà  in questi giorni dopo l’udienza svoltasi nelle scorse ore. 

di Viviana Pizzi

pomigliano_fiom_fiatE’ di qualche settimana fa la dichiarazione di Sergio Marchionne sulla mancata volontà di investire ancora su fabbrica Italia. Si sono registrati in tal senso gli interventi di Diego Dalla Valle, Mario Monti ed Elsa Fornero, tutti in un’unica direzione: chiedere all’amministratore delegato della Fiat cosa volesse fare degli stabilimenti italiani e se ne volesse chiudere qualcuno a vantaggio di Fiat Serbia, dove un operaio medio lavora dieci ore al giorno per quaranta ore settimanali al modico prezzo di 350 euro al mese.

L’amministratore delegato ha provveduto a rassicurare sulla permanenza della Fiat in Italia ma non sono stati specificati ancora nel dettaglio i nuovi piani produttivi. E intanto tra tutti gli operai italiani continua a serpeggiare la paura.

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POMIGLIANO E LA CASSA INTEGRAZIONE DEI DIPENDENTI NEW CO

Un timore che regna soprattutto tra gli operai di Pomigliano D’Arco dove era appena terminato un periodo di cassa integrazione durato quindici giorni. La nuova tegola sulla testa è arrivata qualche giorno fa quando agli operai della newco è stata comunicata una cassa integrazione che va dal 29 ottobre al 9 novembre. Le tute blu rientreranno a lavoro soltanto il lunedì successivo. Alcuni operai sono in cassa integrazione anche oggi considerando, che rientreranno l’otto ottobre e già erano stati fermi per due settimane ad agosto. Una situazione di stallo che li porta anche a raggiungere punte in basso di meno di ottocento euro al mese.

Contro questo stato di cose hanno deciso di protestare proprio oggi gli operai cassintegrati e quelli che non sono stati mai riassunti dalla New Co ( appartenenti alla Fiom Cgil). Come avevano già deciso nella giornata di ieri, si sono riuniti in piazza Primavera e hanno gridato a gran voce contro l’utilizzo indiscriminato dell’ammortizzatore sociale e contro il mancato ingresso i fabbrica di tutti i lavoratori.

E’ il momento di dire basta – ha dichiarato all’Ansa Luigi Aprea ex Rsu nello stabilimento Vico – chiediamo alle istituzioni di intervenire e unirsi alla battaglia”.

Certo non sarà facile per chi con quelle poche centinaia di euro ci guadagna lo stipendio per pagare le bollette delle proprie famiglie. Con Cisl e Uil che non condividono le battaglie della Fiom. Intanto a Pomigliano si continua a temere per il proprio futuro

TERMOLI: I PROBLEMI DELLO STABILIMENTO APPRODANO IN TRIBUNALE

La paura persiste anche tra i lavoratori dello stabilimento Fiat Powertrain di Termoli. Nonostante da fonti Cisl emerge la possibilità della costruzione di un nuovo motore che riduca la scelta aziendale dello strumento della Cassa integrazione. Ma cosa avviene agli operai della Fiom Cgil? Quelli penalizzati di 250 euro al mese soltanto per aver scelto di iscriversi al sindacato di Landini?

Nelle scorse ore è stato discusso al Tribunale di Larino il ricorso collettivo presentato dagli avvocati della Fiom Marianna Salemme e Pietro D’Adamo. Quello in cui si dichiara il non rispetto delle norme sindacali nel decurtare il salario. Gli avvocati, che hanno discusso davanti al giudice Aldo Aceto per più di un’ora, hanno sottolineato che il provvedimento Fiat è ingiusto anche perché in violazione delle norme dell’articolo 36 della Costituzione nel quale si dichiara che ogni persona deve poter vivere una esistenza libera e dignitosa. Il trattamento economico stabilito in precedenza dall’azienda non era poi riducibile in base allo statuto dei lavoratori.

Dopo le controdeduzioni degli avvocati della Fiat De Luca Calamaio e Moggese il giudice Aceto si è riservato di decidere sulla questione. Prima della sentenza potrebbero trascorrere dagli uno ai quindici giorni. Un fatto che provoca due reazioni a catena. Una di natura prettamente tecnica relativa agli ingranaggi della macchina giudiziaria. Il dieci ottobre sono fissate infatti le venticinque udienze di merito per gli altrettanti lavoratori che hanno presentato il ricorso. Se il giudice Aceto non emetterà questa sentenza sull’antisindacalità del provvedimento preso dalla Fiat il 29 maggio, le udienze individuali verranno rinviate

Secondo aspetto e non meno importante: gli operai Fiat appartenenti alla Fiom se la sentenza verrà fuori dopo il 13 ottobre verranno pagati anche per ottobre con la decurtazione di 250 euro mensili. In totale su sei mesi  le spettanze negate ammonterà a quasi duemila euro, moneta più moneta meno. Un vero problema per i 25 resistenti che aspettano con ansia la sentenza del Tribunale di Larino.Il countdown è iniziato. Ma la paura non è terminata.

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