Ferita a morte, salveremo l’Abbazia Florense?

“Ferite a morte. Salviamo l’Abbazia Florense e la legalità”. Così recitava lo slogan della manifestazione popolare a difesa  dell’Abbazia Florense, allora prigioniera di una impalcatura in ferro costata 500 euro al giorno. L’ala est del monumento più importante della città di Gioacchino da Fiore era stata posta sotto sequestro dalla Procura della Repubblica di Cosenza. Era il 5 gennaio 2010 e la società civile, sollecitata da diverse associazioni del luogo, con in testa il laboratorio  politico-culturale “La Voce di Fiore”, scese in piazza di là dai colori e dalle appartenenze politiche, per salvaguardare l’Abbazia Florense. Abbracciandola, quasi a proteggerla.

di Francesco Foglia

Facciata_Abbazia_FlorenseQuando la società civile insorge, la politica trema, e fu così anche quell’inverno di due anni fa. Dopo aver appreso della  manifestazione del 5 gennaio alla quale avrebbero partecipato diverse associazioni di tutto lo Stivale, fu convocato un consiglio comunale straordinario, addirittura di domenica. In violazione del regolamento comunale, fu poi spostato a lunedì, il giorno prima della manifestazione. Marco Militerno, consigliere comunale di minoranza eletto tra le fila della lista civica “Vattimo per la città”, chiese di celebrare il consiglio comunale aperto, con possibilità di interazione con la società civile. Richiesta bocciata. Fu un consiglio comunale disastroso. Furono attaccati gli organizzatori della manifestazione, definiti “picciotti di Di Pietro” e  accusati di fare campagna elettorale in vista delle elezioni amministrative di primavera.

Si disse che “le associazioni  antimafia dovevano andare altrove” e che “San Giovanni in Fiore non era la città di Falcone e Borsellino” facendo scatenare (giustamente) l’ira di Salvatore, fratello del giudice Borsellino che tempestivamente scrisse una nota di sdegno, e quella della società civile, profondamente offesa da quelle parole. Da quelle dichiarazioni fatte in consiglio comunale ne prese le distanze Franco Laratta, deputato del Pd, in un’intervista a “Il Quotidiano della Calabria” che si interessò del caso. Il giornalista Emiliano Morrone fu mente e megafono di quella iniziativa che radunò i cittadini florensi, da diverso tempo  apatici nella  difesa dei beni pubblici, a lottare per il simbolo della loro cultura e della loro storia.

Alcune associazioni locali come la Proloco, Associazione degli Operatori Economici e Legambiente,che inizialmente aderirono alla manifestazione, poche ore dopo il consiglio comunale straordinario se ne tirarono fuori e non parteciparono a quell’abbraccio simbolico ma  necessario affinché l’attenzione di società, politica e media si spostasse verso il caso controverso dell’Abbazia Florense. Parteciparono tanti giovani, liberi cittadini, rappresentanti di associazioni culturali e di promozione sociale anche degli emigrati, uomini e donne impegnati in politica. Fecero tappa a San Giovanni in Fiore anche i deputati Angela Napoli, membro della Commissione Antimafia, e Luigi De Magistris, attuale primo cittadino di Napoli.

L’assente principale quel giorno fu la Chiesa, coi suoi Vescovi e i suoi parroci che ignorarono completamente l’invito e l’evento.  Depauperata negli anni, l’Abbazia Florense ha da sempre creato dissapori all’interno della comunità di San Giovanni in Fiore. Anche quando se ne chiedeva la riapertura al culto, poi il dissequestro, quando si pretendeva la realizzazione dei lavori necessari per  la sua stabilità fisica, e anche adesso quando la società civile continua a tenerne a cuore le sorti, in nome di Gioacchino da Fiore.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.