Femminicidio, Il Pd annuncia un disegno di legge. Peccato che già esista ma risulti inattuato

Negli ultimi giorni il tema è tornato di attualità. Le cronache che fanno salire a 40 le vittime dall’inizio dell’anno impongono alla politica di tornare a parlare di femminicidio, nonostante non sia parte dei quattro punti da realizzare nei primi 100 giorni di Governo. Peccato che la senatrice Puglisi e la deputata Sbrollini si limitano a spacciare per nuova una proposta di novembre 2012 nel quale risulta una copertura finanziaria di 85 milioni di euro dei quali però nessuno parla. Sarà un caso oppure si teme di fare brutta figura in caso non ci siano i soldi? Vedremo.

 

di Viviana Pizzi

femminicidio_scarpeIl rischio che però si facciano tante chiacchiere senza arrivare a nulla di concreto è davvero alto. E lo dimostra l’ultima conferenza stampa di parlamentari (deputate e senatrici del Pd), in cui si annuncia la presentazione di un nuovo disegno di legge in contrasto del fenomeno.

Di scritto però ancora non c’è nulla, soltanto le intenzioni di applicare convenzioni e normative esistenti.


LA PROPOSTA DELLA SENATRICE PUGLISI E DELL’ONOREVOLE SBROLLINI: APPLICARE LA CONVENZIONE DI INSTANBUL

Nella conferenza stampa la prima cosa che hanno fatto è stato plaudire il ministro Idem che ha proposto una task force interministeriale.

Poi è stata sottolineata la necessità di ratificare la convenzione di Istanbul e l’approvazione di una legge sul femminicidio. Il lavoro internazionale, come si può vedere non trascura nulla  dal punto di vista normativo ma non fa altrettanto dal lato economico.

E’ normale perché l’organismo non può sapere, Stato per Stato, quanto denaro occorre per poter applicare la normativa. E’ compito però di ogni governo misurarsi e sapere dove trovare la copertura finanziaria per attuare i propri propositi.

Lo ammettono le parlamentari stesse di dover fare ricorso al lavoro già effettuato nella sedicesima legislatura e in particolare da Anna Serafini. Numeri in conferenza stampa non vengono snocciolati se non per ricordare che in Italia i centri antiviolenza che possono ospitare vittime in strutture protette sono 500 contro la direttiva del Consiglio d’Europa che ne prevede 5700.

Si parla anche di un pool di intervento territoriale con il coinvolgimento di forze di polizia, delle associazioni e delle Asl e soprattutto degli uffici scolastici provinciali per educare donne e uomini a riconoscere la violenza.

Serve una svolta – ha dichiarato Anna Serafini presidente dell’Associazione LibeRe – occorrono fatti concreti contro il femminicidio: l’ immediata ratifica della Convenzione di Istanbul, l’avvio dell’iter della legge, la costituzione di una task force del governo, fondi certi per i centri anti violenza, potenziamento della linea verde 1522, ripristino del portale dedicato. La legge tocca tutti i piani, certamente quello penale, ma soprattutto quello sociale e culturale, e su questa proposta vogliamo coinvolgere tutti coloro che hanno a cuore i diritti delle donne, nella consapevolezza che dietro ogni grande passo in avanti per i diritti delle donne c’è stata sempre una grande alleanza“.

grasso_che_cola_dal_pdIn concreto è stata inviata una lettera al Presidente Grasso a nome dei senatori e delle senatrici di tutti i gruppo parlamentari per la ratifica della convenzione e sia istituita una commissione di indagine sul femminicidio. Il tutto, come si vede anche nel video messo a disposizione dalla tv del Partito Democratico, senza citare mai minimamente la copertura finanziaria che ci vuole per realizzare il progetto.


A NOVEMBRE 2012 ANNA SERAFINI E GIORGIO PAGLIARI DISSERO: OCCORRONO 85 MILIONI DI EURO

In tempi di spending review e di crisi forse non era il caso di parlare di copertura finanziaria, soprattutto se poi si rischia di far capire che quel denaro è quasi impossibile da trovare in un Paese dove il debito pubblico ha sfiorato i 2mila miliardi di euro.

E allora in un clima da campagna elettorale, quello della conferenza stampa del Pd, si è evitato di dire che in realtà il disegno di legge di cui parla Anna Serafini e appoggiato anche dal senatore dello stesso partito Giorgio Pagliari costa 85 milioni di euro.

Un disegno di legge di 36 articoli che parlano di tutti gli aspetti della violenza sulle donne e negli ultimi due trattano la scottante tematica della copertura finanziaria, quella di cui nelle conferenze stampa della diciassettesima legislatura si tace abilmente.

In particolare l’articolo 36 specifica che agli oneri derivanti dalla presente legge, pari a 85 milioni di euro, si provvede a decorrere del  2013 a valere sui maggiori risparmi di spesa di cui al comma 2.

In aggiunta a quanto previsto dall’articolo 1, comma 01, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, al fine di consentire  alle amministrazioni centrali di pervenire ad una progressiva riduzione della spesa corrente primaria  in rapporto al PIL, le spese di funzionamento relative alle missioni di spesa di ciascun Ministero sono ridotte in via permanente di un ammontare aggiuntivo pari a 55 milioni di euro a decorrere  dall’anno 2013. Le dotazioni finanziarie per le missioni di spesa per ciascun Ministero previste dalla  legge di bilancio, relative agli oneri comuni di parte corrente sono ridotte in via permanente di un ammontare aggiuntivo di 30 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013.

Due sono i motivi per cui non si parla di tutto questo: il primo è quello per il quale si rischia di non poter dare copertura finanziaria al disegno di legge così come concepito e quindi di renderlo lettera morta.

montirrrIl secondo è per non far emergere che in realtà il disegno di legge c’era già ed era anche ben strutturato. Non si voleva far capire che la conferenza del Pd non era altro che un riproporre una minestra riscaldata targata novembre 2012 quando il femminicidio ha assunto punte intollerabili.

Certo se il disegno di legge venisse approvato e tutto ciò che prevede venisse realizzato sarebbe un bel passo avanti per le donne. Però se resta incompiuto come avvenuto durante la scorsa legislatura durante il governo Monti la figuraccia sarebbe doppia. E allora si potrebbe amaramente fischiettare il motivo della canzone di Mina: parole, parole, parole.

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