EVASIONE FISCALE/ Salta l’accordo tra Italia e Svizzera, persi 150 miliardi di euro

Ennesimo insuccesso del Governo Monti: far saltare a pochi giorni dalla conclusione della legislatura l’accordo tra Italia e Svizzera per il recupero di denaro italiano illecitamente depositato in Svizzera. Si sarebbero potuti recuperare trenta miliardi di euro ma “l’accordo non s’ha da fare” disse il ministro dell’economia Vittorio Grilli. Su chi peserà tutto questo? Ma naturalmente sulle tasche degli italiani.

 

di Viviana Pizzi

Un’altra incompiuta rischia di caratterizzare la fine del Governo tecnico targato Mario Monti. Riguarda il cosiddetto accordo per recuperare i capitali illegalmente esportati in Svizzera. L’annuncio è stato dato nelle scorse ore dal ministro dell’Economia Vittorio Grilli.

In queste settimane gli incontri tra Roma e Berna per arrivare a una intesa si erano fatti sempre più intensi ma sembra che tutto questo non porti a nessun risultato: almeno per la durata di questo esecutivo

Cosa significa tutto questo in termini economici: perdita di capitali, quei soldi che se fossero sottratti alle banche svizzere potrebbero finire nei forzieri della finanza italiana diminuendo in questo modo il debito pubblico e portando a una minore pressione fiscale sui cittadini gravati da tasse sempre più pesanti.


QUANTO ARRIVA NELLE BANCHE SVIZZERE E QUANTO SI POTEVA RECUPERARE

evasione_fiscale_banche_svizzereSecondo una stima di Bankitalia sono circa 150 i miliardi di euro che gli italiani hanno versato nel 2011 nei forzieri svizzeri. Applicando un tasso del 20% su questo capitale l’accordo che sembra sfumare avrebbe permesso di recuperare almeno 30 miliardi di euro.

Se invece fosse stato applicato un tasso simile a quello dell’accordo tra Berna e Berlino ( con un tasso pari al 34%) si parlerebbe di 51 miliardi di euro annui. Una cifra che non metterebbe al sicuro l’intera economia italiana ma che darebbe una mano molto forte. Cinquantuno miliardi che dovranno rientrare e lo faranno con Imu più alta, aumenti di luce e gas e chi più ne ha più ne metta.

Il negoziato per l’Italia era più simile però a quello inglese che arriva al 20% ma si parlava anche del 15%. In tal caso si sarebbe recuperata una cifra di 25 miliardi di euro all’anno che non è certo da buttare via.

In Inghilterra e Germania non esiste invece una cifra precisa che i grossi investitori hanno fatto finire nelle casse delle banche svizzere.  Per questo motivo gli accordi firmati con gli Stati prevedono rispettivamente un versamento minimo annuo di mezzo miliardo di franchi svizzeri per lo Stato della Regina Elisabetta e due miliardi di franchi svizzeri per quello della cancelliera Angela Merkel.

L’accordo è stato messo in discussione proprio perché la Camera dei lander tedeschi aveva votato contro l’accordo perché i grandi evasori avrebbero dovuto pagare con percentuali dal 21 al 41%. L’Italia si attacca a questo per rimandare l’inevitabile e fare ancora una volta pressione sui cittadini e solo su di loro riguardo alla questione del debito pubblico.

 

DA DOVE ARRIVANO I SOLDI CHE VANNO IN SVIZZERA

I dati ci arrivano ancora una volta da Bankitalia e ci dicono che nel 2011 nei conti correnti degli italiani sono stati prelevati circa 340 miliardi di euro.

Un dato che contrasta con quanto sta avvenendo nel nostro Paese dove il livello nei consumi scende, con esso anche quello degli investimenti interni. Ne deriva che la maggior parte di questi capitali è andata all’estero e la metà proprio nelle banche elvetiche.

Da dove provengono questi capitali di cui la metà vanno proprio in Svizzera? Secondo uno studio della Guardia di Finanza l’80% di essi (quindi  120 miliardi di euro) arrivano dall’evasione fiscale e soltanto il 20% (30 miliardi di euro) dal riciclaggio di denaro sporco. Denaro che viene messo al sicuro a cui gli si permetta di circolare liberamente.

L’unico dato positivo arriva dall’Agenzia delle Entrate. Il direttore Attilio Befera ha dichiarato in un’intervista fatta a “Repubblica” che nel 2011 sono stati confiscati 11 miliardi di euro illegalmente trasportati in Svizzera.

 

AL DI LÀ DELLE ALPI ANCHE BUONA PARTE DELL’ORO ITALIANO

Un altro dato che dovrebbe preoccupare l’Italia non riguarda i capitali ma l’oro che dal Belpaese arriva nei cantoni Svizzeri. L’esportazione di lingotti d’oro è infatti aumentata del 30 – 40%.  Una crescita esponenziale generale italiana che l’Istat quantifica del 150%.

Si tratta di un mercato che arriva per lo più dai compro oro italiani a cui le famiglie, ridotte alla disperazione, ricorrono per cambiare anelli, orecchini e orologi.  I più poveri con qualche centinaio di euro pagano le loro bollette di gas ed energia elettrica mentre i lingotti d’oro che arrivano in Svizzera portano al di là delle Alpi circa altri cinque miliardi di euro.

 

E IL GOVERNO MONTI NON GLI TOGLIE NEMMENO UN SOLDO

Centocinquanta miliardi di euro in denaro sporco e proveniente da evasione fiscale che arriva in Svizzera e altri cinque dal mercato dell’oro che in totale fanno 155 miliardi di euro che dall’Italia (paese con una disoccupazione all’11,1%) arrivano alla Svizzera ( che di persone senza lavoro ne ha solo il 3,1% della popolazione totale dei cantoni).

Nonostante tutto il Governo Monti non ha portato a termine la trattativa preferendo, per il momento, che quel denaro resti ai banchieri svizzeri e non che ritorni alle finanze italiane.

Quanto avevano pagato con Berlusconi e continuano a pagare con Monti? Non certo il 41% come si propongono i tedeschi ma un misero 5% che già era previsto dal Governo Berlusconi. Si tratta di una cifra irrisoria di 7,5 miliardi di euro. Poco più di quanto frutta soltanto il mercato dell’oro. Mentre gli altri capitali restano tutti intatti pronti per essere investiti in mercati esteri.

Come diceva il mitico Totò nel film “47 morto che parla” : “e io pago”.

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