ESODATI/ La nuova beffa targata Fornero-Monti e l’ennesima stretta sulle pensioni

Meno di 24 ore fa i montiani di Pd e Pdl gioivano perché erano stati trovati cento milioni di euro per la copertura assistenziale degli esodati. Ma la Ragioneria di Stato fa dietrofront e annuncia: i soldi non ci sono. L’ultimo tentativo che il Governo farà è quello di tagliare fondi dalle pensioni più ricche, la Casta però (quella da 17 mila euro al mese) resta intoccabile. 

 

di Viviana Pizzi

Monti-fornero_esodatiUn nuovo fallimento del Governo Monti e del ministro del Lavoro Elsa Fornero che ormai da mesi affrontano il tema degli esodati promettendo soluzioni che poi non arrivano. E intanto migliaia di famiglie vivono ancora nell’incertezza del futuro e nell’impossibilità di arrivare a fine mese.

 

NAUFRAGIO CONTROLLATO

Cosa è successo? La Ragioneria dello Stato ha bloccato il fondo preventivo per ampliare la platea dei 120 mila lavoratori ormai senza impiego reintegrati nel welfare. La cifra che doveva essere utilizzata a questo scopo ammontava a 100 milioni di euro da inserire nel patto di stabilità.

La speranza degli esodati naufraga nella motivazione che è stata fornita: non c’è abbastanza denaro per coprire le spese di garanzia per chi non ha un lavoro, le casse dello Stato non sono abbastanza piene nonostante il piano tasse portato avanti dal Governo Monti in questi mesi, nonostante si paghi migliaia di euro a famiglia per il reinserimento dell’Imu e si soffra per la spending review che avrebbe dovuto permettere, con i due decreti fin qui emanati, di mettere a regime ben 9,1 miliardi di euro.

Era proprio da questo finanziamento che sarebbero dovuti arrivare i fondi per gli esodati ma ora la Ragioneria di Stato si tira indietro.

Quella cifra che non c’è non avrebbe certo garantito uno stipendio per ciascuno ai lavoratori che non hanno più un reddito ma avrebbe allo stesso tempo iniziato a garantire una sorta di tutela a scaglioni.

CUI PRODEST?

Servivano a reintegrare quei lavoratori licenziati entro il 31 dicembre 2011 in grado di raggiungere il diritto ad andare in pensione entro due anni. Probabilmente il no della Ragioneria di Stato è arrivato proprio mentre le forze governative provvedevano a presentare un emendamento che estendesse il diritto ai licenziati entro il 30 settembre 2012. Nel totale dovevano usufruire di quegli ammortizzatori sociali per garantirsi la fetta di pane quotidiano altre 9mila persone che per ora restano senza un reddito certo, senza alcuna speranza per il futuro. Persone che entro il 30 settembre 2013 sarebbero dovute arrivare a 15 mila.

 

I FUTURI PASSI DEL GOVERNO E LA POSSIBILE ULTERIORE STRETTA SULLE PENSIONI

Quali i prossimi passi del Governo? Ora sul tavolo di confronto  c’è un sub-emendamento del governo che proporrebbe l’utilizzo della stretta sulle pensioni più alte non più come clausola di salvaguardia ma come copertura tout court da subito. Su questo tema il dibattito sarebbe però ancora aperto anche se l’obiettivo è quello di arrivare concretamente ad una soluzione il prima possibile.

Si tratta quindi di togliere a chi ha di più per dare a chi ha di meno, ma il rischio che tutta questa sia una strategia che si dissolva come una bolla di sapone è davvero concreto. Tutto questo potrebbe provocare un vero e proprio malcontento generale contro un Governo che sta soltanto stringendo sui fondi senza trovare una vera soluzione ai problemi. E intanto non si parla mai di tagli agli stipendi della casta. Un provvedimento che potrebbe bastare  per contribuire alla ricerca di questi fondi che occorrono come il pane quotidiano per chi non lo riesce più a mettere a tavola tutti i giorni.

Nessuno però ne parla e si continua a cercare l’ago nel pagliaio spremendo ancora una volta i pensionati, quelli che secondo il governo Monti sarebbero i più ricchi e potrebbero rinunciare a una parte del denaro a loro disposizione per la salvaguardia degli esodati.

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