ESODATI/ Il fallimento politico di tecnici e Fornero. Restano “scoperti” 270 mila lavoratori

Non ci sono soldi. Il testo Damiano – che avrebbe introdotto una serie di scalini introducendo un canale di pensionamento che avrebbe alleggerito le regole stringenti della riforma Fornero – è stato rispedito in Commissione perché, secondo la Ragioneria, “determina oneri di rilevante entità”: trenta miliardi di euro contro i cinque previsti. Il problema, a questo punto, rimane: gli esodati, secondo stime Inps, sono molto di più dei 120 mila salvaguardati dalla Fornero. Sarebbero, infatti, ben 390 mila. Ecco la prova del fallimento politico dei tecnici.

di Carmine Gazzanni

Fornero_che_ride_1Alla fine il testo presentato da Cesare Damiano (Pd) è stato rispedito in Commissione Lavoro. Non ci sarebbe la copertura economica sufficiente. Per la gioia del ministro Elsa Fornero. Il disegno di legge, infatti, approvato peraltro all’unanimità, avrebbe di gran lunga intaccato quello che a detta di tutti è stato uno dei provvedimenti più importanti e discussi, nel bene e nel male, del governo Monti: la riforma del lavoro. Il testo di Damiano, infatti, prevedeva l’introduzione di una serie di scalini per consentire ai lavoratori di 58 anni di età di andare in pensione con 35 anni di contributi fino al 2017 (art.1 comma 1). Il tutto per calmierare le stringenti regole previste da Fornero e Monti per il pensionamento anticipato. In pratica, fino al 2017 si sarebbe introdotto un altro canale di pensionamento (in aggiunta ai due previsti dalla riforma) che avrebbe tenuto conto del doppio requisito dell’età anagrafica e degli anni di contributi. In altre parole, un modo per risolvere il problema degli esodati e passare all’attuazione della riforma del lavoro e della riforma pensionistica senza che nessuno ci potesse rimettere.

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La riforma Fornero, però, è salva. Almeno per il momento non verrà toccata di una virgola. Lo scoglio della copertura finanziaria, infatti, non è stato superato. Sebbene in Commissione Lavoro si fosse parlato di “soli” cinque miliardi di euro (recuperabili dagli introiti pubblichi dei giochi, delle slot, dei gratta e vinci) necessari per far fronte all’ampliamento dei pensionabili, la Ragioneria generale ha bocciato il ddl perché questo avrebbe previsto “oneri di rilevante entità”: ben trenta miliardi di euro. Una cifra troppo alta per le magre casse pubbliche. In altre parole, come detto, non c’è copertura finanziaria: il testo è stato dunque rispedito in commissione dove, probabilmente, si apporteranno le modifiche necessarie per rientrare nei bilanci.

Tutto sembrerebbe esser filato liscio per il governo Monti. Ma in realtà non è affatto così. Per due motivi. Uno politico, l’altro – decisamente più problematico – di ordine socio-economico. Cominciamo dal primo. Il testo Damiano, come detto, è stato approvato in Commissione all’unanimità. Il che non può che voler dire una sola cosa: nessuno – nemmeno i più fidi sostenitori di Monti – condivide in pieno la riforma Fornero. Non solo, dunque, i partiti che sin dall’inizio si sono dimostrati contrari alle politiche di rigore di quest’esecutivo (Idv e Lega), ma anche quei partiti che fino ad ora non hanno mai fatto mancare l’appoggio al Professore: Pd, Udc, Pdl. L’ennesima prova, dunque, del ricatto morale e politico a cui i partiti di maggioranza sottostanno: minacciati dalla spada di Damocle della bocciatura della Bce, come molti ricorderanno, il governo decise di far passare la manovra ricorrendo a ben quattro voti di fiducia, davanti ai quali né Bersani, né Casini, né Alfano avevano “osato” scontentare Mario Monti.

La seconda questione riguarda proprio loro: gli esodati. Senza quest’ ampliamento che sarebbe stato risolto in grossa parte dal ddl Damiano, la riforma Fornero continua a non coprire tutti quei cittadini che si troveranno senza lavoro e senza pensione. Ancora una volta è il valzer dei numeri ad essere al centro del discorso e che porta dritti dritti ad una domanda: ma quanti sono gli esodati e, soprattutto, il governo ha pensato a salvaguardarli tutti?

La risposta a questa domanda è più problematica di quanto possa sembrare. La questione esodati nasce, come detto, con la riforma pensionistica dello scorso dicembre (articolo 24 del decreto Salva Italia): ridisegnando completamente le regole di uscita del mondo del lavoro, sono stati lasciati nel limbo – senza lavoro e senza pensione – un ampio numero di soggetti. Sì, ma quanti? I mesi successi alla riforma sono stati distinti proprio da una lotta di numeri. Ad aprile per la Fornero erano 65 mila. Per i sindacati erano molti di più: 350 mila. A fare i conti ci ha pensato poi l’Inps: 130 mila. Nel rompicapo dei numeri, alla fine il governo è riuscito a salvaguardare proprio gli iniziali 65 mila con un fondo di 5 miliardi. A cui ne seguirà un altro (in dirittura d’arrivo) per ulteriori 55 mila (di 4 miliardi). Peccato, però, che nel mentre l’Inps abbia fornito una nuova e ben più ampia stima dei soggetti da salvaguardare. In totale sarebbero 390 mila. Il calcolo è semplice: rimarrebbero fuori dalle grazie della Fornero e di Monti ben 270 mila lavoratori.

A questo punto il problema non è da poco: se non ci sono soldi per coprire il testo Damiano, come si potrà pensare di coprire gli altri 270 mila lavoratori? Il calcolo (assolutamente approssimativo) ci dice infatti che comunque lo Stato dovrà trovare altri 12 miliardi circa per coprire tutti gli esodati. Un compito non affatto facile se pensiamo che soltanto ieri è stata approvata in cdm una legge di stabilità da 13 miliardi di euro.

Intanto però, al di là dei numeFornero_che_ride_1ri, il problema resta. “Il governo – ha detto ieri Bersani – dica qualcosa non può limitarsi a dire che non c’è copertura, altrimenti nell’anno di grazia 2013 avremo alcune migliaia di persone senza salario, senza pensione, senza ammortizzatori”. Non solo. come sottolineato anche da Antonio Di Pietro (l’unico politico presente ieri al fianco degli esodati), “i soldi ci sono. Basta decidere di darli agli esodati invece che agli scudati, agli evasori fiscali, alla casta o agli aerei da guerra”. Un piccolo esempio. Se agli scudati – come proposto proprio dall’Idv – fosse richiesto molto di più del 6,5% di tasse, i soldi per coprire il ddl Damiano ci sarebbero. In sovrabbondanza. Se fossero presi dai grandi patrimoni ci sarebbero. In sovrabbondanza. Se fossero presi dagli sperperi delle amministrazioni pubbliche ci sarebbero. In sovrabbondanza. Niente di tutto questo è stato fatto. Rimangono 270 mila lavoratori senza tutela. 270 mila buoni motivi per parlare di fallimento del governo dei tecnici.

 

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