Esclusiva, parla il sindaco de L’Aquila: “La città continua a morire ma Napolitano non risponde.”

La lettera indirizzata al Quirinale è di 48 ore fa. Il primo cittadino dell’Aquila ha consegnato la fascia tricolore, le bandiere italiane non sventolano più da due giorni sugli edifici pubblici ma il Capo dello Stato non ha ancora risposto all’appello del sindaco. Che è chiaro: o arriva la prima tranche di 250milioni di euro della delibera Cipe da 985 milioni di euro entro il 21 del mese o si dimette. L’Aquila intanto continua a morire. Il centro storico è ancora vuoto, 35mila cittadini sono ancora sfollati. E quando incontrano il sindaco esprimono tutta la loro giusta rabbia. Il primo cittadino però non riesce ad esprimere rabbia verso gli emiliani che hanno ottenuto 6 miliardi di euro per ricostruire. “Buon per loro” ci dice candidamente, “non sono io il sindaco di serie B è l’Aquila una città di serie B”.

 

di Viviana Pizzi e Federico Succi

sindaco_laquila985 milioni di euro destinati alla ricostruzione dell’Aquila da una delibera Cipe totalmente bloccati. E un sindaco, Massimo Cialente, che non ce la fa più a sopportare l’ingiustizia di una città abbandonata a se stessa, di un centro storico che non riprende a vivere. Dopo quattro anni e un mese nemmeno la ricostruzione pesante è terminata. Il Tribunale, ad esempio, ha ripreso a funzionare ma soltanto in parte. Davanti a un quadro del genere il primo cittadino ha gettato la spugna, riconsegnando la sua fascia tricolore e togliendo il simbolo della bandiera italiana da tutti gli uffici pubblici. Da due giorni lo Stato non ha più i suoi simboli nella città martoriata dal sisma delle 3.32 del 6 aprile 2009. Ma forse chi lo rappresenta ha abbandonato i suoi cittadini già da tempo.

Noi a distanza di quasi 48 ore dal fatto abbiamo deciso di chiedere direttamente al primo cittadino il perché di un gesto così eclatante. Era appena uscito da una riunione in Tribunale ma la sua voglia di denunciare tutto era forte.

 

Sindaco dopo quattro anni dal sisma decide di consegnare la fascia tricolore al Capo dello Stato. Cosa l’ha portata a un gesto così forte? Ha qualcosa da rimproverare alla politica italiana?

Non rimprovero nulla a nessuno: dico soltanto che lo Stato ci ha abbandonati e per questo ho messo in atto questa forma di protesta. Nel farlo abbiamo inviato una lettera al Quirinale nella quale spieghiamo il motivo del gesto.  Voglio precisare che da ottobre 2012 sono terminati i soldi per la ricostruzione e abbiamo dovuto fermare i cantieri.

Quanti ne avete dovuto stoppare?

Circa un centinaio che erano stati attivati per la ricostruzione di molti edifici della città.

Questo che cos’altro ha comportato?

laquila_3_anni_dopoIl blocco di progetti finanziati già con 621 milioni di euro e un ritardo irreversibile nella ricostruzione. Questo perché l’Aquila è una città fredda in cui il termometro scende spesso sotto lo zero. Significa che il cemento può essere lavorato soltanto dal mese di febbraio a novembre (nove mesi su dodici ndr). Rimanere senza soldi a dicembre significava un danno enorme per la città.

Quanti soldi occorrono per andare avanti nella ricostruzione della città?

Dovrebbero essere sbloccati immediatamente i 985 milioni di euro di competenza del Cipe che di fatto ancora non arrivano nelle casse del Comune dell’Aquila. Si tratta di finanziamenti che coprono le opere da portare a termine entro il 2015. La metà di questi, 450milioni di euro vanno investiti entro il 2014 e noi attendiamo una prima tranche da 250 milioni che dovrebbe arrivare in questi giorni. Con solo questo primo denaro si riuscirebbero a finanziare 50 cantieri per 500 opere da completare.

Lei ha parlato di un ultimatum al Governo. Quali sono i termini da rispettare?

Abbiamo chiesto che entro il 21 di questo mese arrivi almeno la prima tranche di denaro arrivi a destinazione. Sennò sono stato già chiaro. Toglierò il disturbo e se la vedranno loro sul come ricostruire la città. Mi dimetterò senza se e senza ma.

Si sente abbandonato dalle istituzioni. E con i cittadini che rapporti ha?

Non è questione di perdita di consensi. Loro sono stanchi e stufi di questo stato di cose e non avendo con chi sfogarsi quando mi vedono mi aggrediscono. Anche se capiscono che ce la stiamo mettendo tutta.

A quattro anni di distanza dal sisma qual’è il vero stato della ricostruzione?

Non tutte le opere pubbliche sono state ricostruite. Il centro storico è ancora deserto. In pratica non è ripartito ancora nulla. Per quanto riguarda i cittadini solo il 50% di loro è rientrato nelle proprie abitazioni. Ad oggi sono 35mila le persone sfollate che vivono ancora nelle casette, negli alberghi e in autonoma sistemazione. L’Aquila resta una città morta.

Da quando le iniziative sono passate nelle mani dei Comuni cosa avete fatto di concreto per la città?

Abbiamo costruito un migliaio di abitazioni per accelerare quanto possibile la ricostruzione.

Più volte si è fatto un distinguo tra il terremoto dell’Emilia e quello dell’Aquila. Lei si sente un primo cittadino di serie B?

laquila_non_c_tempoInnanzitutto devo dire che sono contento per loro che hanno ottenuto i 6 miliardi di euro che gli servivano per ricostruire quanto danneggiato l’anno scorso. Non la metto sulla concorrenza. Però devo dire che non mi sento io un sindaco di serie B, sono i cittadini dell’Aquila ad essere trattati da serie B.

E la Regione che ruolo ha in tutto questo? Vi da una mano reale per ricostruire la città?

Ha un ruolo totalmente inesistente. Tutto quello che si è fatto è frutto del lavoro di Comune e Governo centrale. La Giunta Regionale di Chiodi non ha mai pensato a una legislazione concreta a favore dei terremotati d’Abruzzo.

Veniamo al dunque. Il Governo o il Presidente Napolitano vi hanno dato qualche risposta?

Per ora non si è fatto sentire nessuno. Né il Governo né il Capo dello Stato. Quando lo faranno ne daremo tempestiva comunicazione agli organi di stampa. La mia posizione resta comunque ferma. O ci rispondono entro il 21 del mese oppure mi dimetto dalla carica di Sindaco. E aggiungo che rimetteremo il tricolore sui balconi e le finestre degli uffici pubblici soltanto quando sbloccheranno i fondi per la ricostruzione. Se non lo fanno tutto resta com’è. E questione di ore.


Durissima quindi la posizione del sindaco Cialente. Che per ora non ha ottenuto alcuna risposta dal Capo dello Stato come se la sorte di 35mila aquilani sfollati sia meno importante di altre situazioni strettamente politiche. Non hanno usato, i nostri governanti, la stessa solerzia nel trovare la soluzione alla crisi di governo per i veri problemi dei cittadini. E nel frattempo l’estate si avvicina e anche novembre, mese in cui i cantieri verranno bloccati dal clima. E intano l’Aquila continua a morire.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.